Liturgia&Musica

Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo/C

di Massimo Palombella

Beaumont Claudio Francesco (1694-1766), Miracolo del Corpus Domini di Torino, 1753 (Castello Reale, Racconigi, CN)

La festa odierna ha origine nel 1246 in Belgio, precisamente nella Diocesi di Liegi, in reazione all’eresia di Berengario di Tours (998-1088), eresia che negava la transustanziazione sostenendo che la presenza di Cristo nell’Eucaristia non fosse reale, ma solo simbolica. L’11 agosto del 1264, ad Orvieto, Papa Urbano IV con la bolla “Transiturus de hoc mundo” (Quando stava per passare da questo mondo) estese la Solennità a tutta la Chiesa (l’anno precedente vi fu il Miracolo Eucaristico di Bolsena) affidando a Tommaso d’Aquino (1225-1274) – in quel momento residente ad Orvieto – la composizione dei testi della Liturgia della Ore e della Messa. È interessante notare che la costruzione del Duomo di Orvieto (avviata nel 1290 da Papa Niccolò IV per dare degna collocazione al Corporale del Miracolo di Bolsena) ha la sua origine proprio nell’istituzione di questa Solennità.

L’Eucaristia – “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (Lumen Gentium 11) – è intimamente connessa con ciò che identifica essenzialmente il Cristianesimo rispetto ad ogni atra esperienza religiosa, e cioè Dio fatto uomo, l’Incarnazione (cf. Leone XIII, Mirae Caritatis, lettera enciclica [28 maggio 1904]). Non esiste, infatti, altra esperienza religiosa dove noi possiamo incontrare Dio attraverso dei segni storici (acqua, vino, pane, olio…). Segni “fragili” perché vulnerabili, sottoposti all’usura, all’invecchiamento… La stessa condizione nella quale si trovava esattamente il Figlio di Dio fatto uomo. Ma proprio nella fragilità, nell’incertezza e nella precarietà del nostro vivere nella storia, nell’Eucaristia ci è dato un “pegno”, una garanzia della nostra gloria futura, di ciò che sarà la nostra vita per sempre, dove Dio sarà “tutto in tutti” (1 Cor 15,28), dove saremo trasformati e il nostro corpo corruttibile si vestirà di incorruttibilità (cf. 1 Cor 15,52-53), dove vedremo Dio “a faccia a faccia” (1 Cor 13,12), “così come egli è” (1 Gv 3,2).

Il versetto dell’Alleluia della Celebrazione odierna è tratto dal capitolo VI del Vangelo di Giovanni (Gv 6, 55.57) con il seguente testo:

Alleluia. Caro mea vere est cibus, et sanguis meus vere est potus:
qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in eo.

(Alleluia. La mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda;
chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui).

La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è del “Choeur des moines de l’abbaye Notre Dame de Fontgombault”.

Buona domenica e un caro saluto.