Fiumi d’acqua viva (prima parte)
In ascolto di Esodo – (Es 29, 4-9). Purificazione, vestizione e unzione dei sacerdoti.
a cura di Gianmartino Maria Durighello e Gruppo Esodo, Piccoli amici di Maria Maddalena
Farai avvicinare Aronne e i suoi figli all’ingresso della tenda del convegno e li laverai con acqua. Prenderai le vesti e rivestirai Aronne della tunica, del manto dell’efod, dell’efod e del pettorale; lo cingerai con la cintura dell’efod; gli porrai sul capo il turbante e fisserai il diadema sacro sopra il turbante.
Poi prenderai l’olio dell’unzione, lo verserai sul suo capo e lo ungerai.
Quanto ai suoi figli, li farai avvicinare, li rivestirai di tuniche; li cingerai con la cintura e legherai loro i berretti. Il sacerdozio apparterrà loro per decreto perenne.
Così darai l’investitura ad Aronne e ai suoi figli.
Carissimi, continuiamo oggi l’ascolto del capitolo XXIX di Esodo con il rito di consacrazione dei sacerdoti, Aronne e i suoi figli. Giungeremo a contemplare il sacerdozio di Cristo e la nostra partecipazione al suo sacerdozio nel Battesimo.
Il rito di consacrazione in Esodo prevede:
- purificazione con acqua: li laverai con acqua (vedremo come l’espressione è insufficiente a rendere una purificazione che doveva essere molto probabilmente una totale immersione del corpo in acqua viva)
- vestizione: prenderai le vesti e rivestirai…
- unzione: poi prenderai l’olio dell’unzione, lo verserai sul capo e lo ungerai
Ci soffermeremo oggi sul primo punto, la purificazione con acqua.
* li laverai con acqua.
Il verbo rachàtz letteralmente significa lavare, ma spesso nella Bibbia indica l’immersione totale del corpo nell’acqua. L’acqua deve essere in questo caso acqua viva, di un fiume o di una sorgente o di un miqwéh. Non una semplice abluzione, quindi, ma un bagno rituale, ossia una immersione completa del corpo nell’acqua per conferire la necessaria purità rituale (cf. anche Lv 16,4).

Ancora una volta non dobbiamo stupirci e chiederci come avrebbe fatto Mosè a trovare l’acqua necessaria per un bagno rituale nel deserto. Come più volte abbiamo considerato, è impensabile che nel viaggio di 40 anni nel deserto Israele potesse portare con sé e innalzare ad ogni tappa la dimora, e svolgervi i riti come qui descritti. È importante ancora ricordarci che si tratta di una retrodatazione. È il popolo insediato nella terra promessa che fonda il proprio culto nell’esperienza madre dell’esodo.
E questo ci aiuta a leggere anche il nostro culto e i nostri luoghi di culto, le nostre chiese, come un esodo, un esodo più grande, l’esodo della storia.
A tal fine ci piace riportare l’incisione che abbiamo trovato nella Bibbia del Martini nell’edizione Sonzogno del 1907, raffigurante tutto il complesso della Dimora eretto nel deserto.
* Il Miqwéh
Miqwéh significa «raccolta d’acque». Esso appare nel terzo giorno della storia della Creazione (Gen 1,10), dove è detto che “Dio chiamò la raccolta delle acque «mare»”, Un antico gioco di parole collega questo significato di miqwéh ad un altro, che è «speranza». Pertanto il verso “Il Signore è la speranza di Israele” (Ger 13,17) si intende anche come: “Il Signore è il miqwéh (o luogo di purificazione) di Israele”.
Nell’ebraico rabbinico miqwéh è il bagno rituale, una piscina che contiene almeno 40 se’àh (circa 300 liri) di raccolta naturale d’acque. Queste possono provenire da un fiume, da un lago o da un corso d’acqua, purché questa massa d’acqua non sia trattenuta da una barriera. [A. Green, Queste sono le parole]
* Il Signore è il miqwéh, il Signore è la speranza di Israele.
Il Signore è il miqwéh, luogo di purificazione di Israele. Immergersi nell’acqua per la purificazione è quindi segno del nostro immergerci totalmente… in Dio.
L’immersione nel miqwéh è una forma rituale che riguarda sia le donne che gli uomini prima di una determinata azione che richiede purificazione. Ad esempio dal contatto col sangue, col flusso mestruale (per le donne), col l’emissione del liquido seminale (per gli uomini)… Qui, prima dell’esercizio del sacerdozio, Aronne e i suoi figli devono purificarsi completamente per poter vestire gli abiti sacri ed accedere quindi alla loro funzione sacerdotale.
Anche la Lettera agli Ebrei, nel cantare la libertà di accesso al nuovo tabernacolo in virtù del sangue di Cristo, fa riferimento a “corpi lavati con acqua pura”. In un modo certamente diverso, ma anche i nostri corpi devono essere lavati e purificati.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. [Eb 10,19-22]
I Padri mettono in relazione quest’acqua e questa immersione con il battesimo e il nuovo sacerdozio in Cristo. Così Cirillo di Gerusalemme nelle sue Catechesi: prima del fuoco (prima di bruciare l’incenso) viene l’acqua (il sacerdote si lava). Il bacile del tempio è figura del fonte battesimale.
Il sommo sacerdote prima di bruciare l’incenso si lava, perché Aronne prima di assumere il sacerdozio si lavò: nessuno infatti potrebbe intercedere per gli altri senza essersi prima purificato; per questo nel recinto del tabernacolo misero un bacile, figura di quello battesimale. [Cirillo d’Alessandria]
* Cristo è la nostra speranza, il nostro miqwéh.

Il nostro ascolto ci riporta quindi al nostro Battesimo che è immersione nella morte, sepoltura e risurrezione di Cristo. È Cristo il nostro miqwéh, il nostro pozzo di acque vive, come bene ci mostrano gli antichi battisteri a forma di croce nei quali scendevano i catecumeni.

Ancora una volta la nostra meditazione ci riporta all’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo di Giacobbe, figura del costato di Cristo, figura dell’acqua del nostro battesimo, figura della sete di Gesù per l’uomo, come bene rende il confronto tra l’immagine del battistero che abbiamo appena visto con questa icona di Manuel Panselinos (XIII-XIV sec), chiesa di Protaton, Karyes, Monte Athos:
* Fiumi d’acqua viva dal Suo costato
Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa (delle Capanne), Gesù, ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”. Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui. [Gv 7,37-39]
Gesù è il nostro miqwéh! La nostra speranza! Di Lui possiamo dire quello che il salmo canta della città santa Gerusalemme: Sono in te tutte le mie sorgenti (Sal 86,7). E Gesù ci rivela in quest’acqua il dono del suo Spirito.
* Vita, morte e rinascita. La lettera Mem.
L’acqua – osserva l’amico Domenico – va «affrontata» (!), perché è viva. L’importanza di immergersi in acque vive, ossia in movimento (e il movimento è vita), ci mostra proprio quanto sia importante “affrontare” l’acqua.
Ricordiamo come nel libro dell’Esodo l’acqua appaia in tutta la sua forza simbolica nell’ambivalenza morte-vita. Innanzitutto come elemento di morte (i bambini di Israele gettati nel Nilo ad affogare – Mosè, il “salvato dalle acque”) e di prova e di passaggio (il Mar Rosso). Ma, passando dentro e attraverso quest’acqua, Israele trova la vita.
E ancora nel cammino del deserto l’acqua può mancare od essere imbevibile, come a Mara. Ma il Signore attraverso il legno (per i Cristiani simbolo della croce e del battesimo) renderà dolce e bevibile quest’acqua. E il popolo potrà dissetarsi all’acqua di Mara (Es 15,22ss).
E ancora il Signore donerà 12 sorgenti d’acqua all’oasi di Elim (Es 15,27) e acqua scaturita dalla roccia a Massa e Meriba (Es 17,1-7).
Morte e vita sono congiunte in questo immergersi e passare dentro e attraverso l’acqua.
Senza poter approfondire qui la bellezza e ricchezza del simbolismo dell’acqua nella Bibbia richiamiamo solo che essa è
- sorgente di vita
- mezzo di passaggio e purificazione
- fonte di rigenerazione
Nell’alfabeto ebraico la lettera Mem rappresenta l’acqua madre, all’origine di tutte le cose. Il suo valore numerico (40), come sappiamo, è immediatamente legato al tema della «prova». La grafia dell’ebraico antico rappresenta la Mem come delle onde stilizzate. L’ambivalenza simbolica dell’acqua, fonte di vita e di morte, forza creatrice ma anche distruttrice, sfocia proprio nella purificazione come passaggio alla vita. La morte e la distruzione sono un passaggio, una prova, una purificazione, attraverso i quali è la vita, la rigenerazione.
* Il pozzo e l’incontro nuziale.
L’immagine del pozzo è nel deserto, terreno arido, luogo di incontro nuziale (cfr. i patriarchi, Mosè). Ogni incontro nuziale è segno e profezia, sacramento, delle nozze tra Dio e l’uomo.
Ma Israele può non riconoscere Dio come suo sposo e fonte viva e nella sua infedeltà si costruisce delle cisterne, che però avranno delle crepe e non saranno capaci di contenere l’acqua.
Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo:
ha abbandonato me,
sorgente di acqua viva,
e si è scavato cisterne,
cisterne piene di crepe,
che non trattengono l’acqua. [Ger 2,13]
E così anche l’incontro di Gesù con la samaritana al pozzo è un incontro nuziale. La donna samaritana aveva avuto cinque mariti (che rappresentano l’infedeltà della Samaria prostituitosi a dèi stranieri) e quello che ha adesso – le dice Gesù – non era suo marito. Gesù si propone come il vero Sposo e il pozzo diventa così profezia del suo costato sulla croce, dal quale uscirà acqua di vita. Il costato di Cristo aperto dalla lancia come la roccia di Massa e Meriba dal bastone di Dio. Dal costato del Cristo esce l’acqua della vita nuova nei sacramenti, nasce la sposa, la Chiesa
Per Atanasio il Padre è la sorgente, il Figlio il fiume ed è scritto che noi beviamo lo Spirito. Davvero Gesù è il nostro miqwéh! E la Chiesa, nata dal suo costato quale sua Sposa, vive delle prerogative dello Sposo:
Migliori del vino sono le tue mammelle (Ct 1,2). Le mammelle della sposa (…) non inaridiscono mai per il numero dei lattanti, ma sempre traggono in abbondanza dalle viscere della carità nuovo alimento da far fluire ancora. Scorrono infatti fiumi dal suo ventre, e c’è in essa una fonte d’acqua che sale alla vita eterna. [Bernardo di Chiaravalle, Sermoni sul Cantico de Cantici]
* Acqua viva e la fede di un popolo
Il luogo dove l’acqua scaturisce (una sorgente, una fonte, un pozzo) o scorre (un torrente, un fiume…) è sempre stato, in tutti i popoli, il luogo dove la fede e il culto si sono radicati, dove è sorto un edificio sacro.
Limitandoci all’esperienza monastica d’Occidente, pensiamo come i monasteri sorgono vicino a una sorgente, o a un corso d’acqua. Così san Benedetto a Subiaco costruì il monastero nella valle di un fiume, l’Aniene. E ancora l’abbazia di Montecassino in prossimità del fiume Liri.
Monasteri, ma anche chiese e santuari. Gli stessi nomi spesso rivelano questa origine. Pensiamo all’abbazia Tre Fontane, al Santuario di Santa Maria a Mare, all’Abbazia Acqua fredda, all’Abbazia d San Pietro di Acqua Alta…
Sempre la valenza concreta legata alla vita quotidiana si sposa con quella mistico-simbolica. Così è per il pozzo di un chiostro. Insieme alla sua importanza mistico-simbolica, il pozzo ha una funzione vitale per il monastero. Dal pozzo sovrastante una cisterna raccoglie, filtrata, l’acqua piovana, acqua che scende come dono dal cielo per il bisogno quotidiano della vita del monastero.
Una interessante vicenda legata alla fede di un popolo «abbracciato» all’acqua viva è quella dell’Irlanda. Riportiamo la testimonianza degli amici Isabella e Federico, al ritorno da un viaggio nella “terra verde”:
Questo paese profondamente cattolico ha subito una feroce persecuzione da parte degli inglesi, per oltre sette secoli.
Durante questo tempo lunghissimo la religione cattolica è stata osteggiata in ogni modo e per lungo tempo addirittura vietata. Le chiese e i monasteri sono stati distrutti. Il clero ha dovuto nascondersi o subire l’esilio forzato.
Non potendo celebrare la messa e i sacramenti apertamente nei luoghi di culto canonici, gli irlandesi sono tornati a raccogliersi presso le antiche fonti battesimali del tempo di san Patrizio e degli altri santi del V e VI secolo; si tratta di sorgenti, appunto, di acqua viva che fuoriesce dalle rocce dando vita a corsi d’acqua che costellano la verde campagna irlandese. Presso queste sorgenti chiamate con i nomi dei santi locali come San Kiran well, San Coloum well, san Kevin well… il popolo si accostava alla messa celebrata da monaci e preti in incognito. Battesimi, cresime, matrimoni, funerali si svolgevano in questi luoghi all’aperto, sperduti tra le colline, sotto il sole, nella neve, con la pioggia e col vento.
Solitamente accanto a queste fonti si trovava un albero al quale legavano delle strisce di stoffa quale ex voto. Ancora oggi molti di questi luoghi sono frequentati dal popolo e mantengono inalterata la propria dimensione naturale e spirituale.
Fede e acqua sono intrecciati nella vita di quel popolo…
* Memoria del nostro Battesimo
Cristo nostra speranza, nostro miqwéh, nostro pozzo di vita, purificazione e rinascita, Cristo nostra Pasqua.
Vorremmo allora contemplare la nostra fede e il nostro Battesimo, la nostra totale immersione nella morte, sepoltura e risurrezione di Cristo. E in questo Battesimo siamo tutti Aronne e figli di Aronne, siamo tutti partecipi del Suo sacerdozio.
Coltiviamo e diffondiamo l’importanza di fare memoria del nostro Battesimo. Immersi nel Suo Amore… Abbracciati a quest’acqua.
Quando possediamo Dio immersi nell’Amore – soltanto se siamo morti a noi stessi – Dio è nostro e noi siamo suoi; e sprofondiamo per sempre e in modo definitivo nel nostro unico possesso che è Dio… E questo nostro riversarci è come un fiume, che senza sosta o volgersi indietro sempre si getta nel mare; perché è in questo il luogo di riposo che gli è proprio (…) E così là tutte le creature sono, al di là di se stesse, un solo Essere e una sola Vita con Dio, che è la loro Origine Eterna. [J. Van Ruysbroeck (1293-1381]
Perché – contempla Angelus Silesius (1624-1677): Se potrai dare un nome alla piccola goccia nel grande mare, allora potrai distinguere la tua anima nella grande divinità.
L’Agnello, che sta in mezzo al trono,
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita. [Ap 7,17]
