Solennità dell’Ascensione del Signore
di Massimo Palombella

La Celebrazione odierna fa memoria della salita al cielo di Gesù 40 giorni dopo la Pasqua e la sua corretta collocazione liturgica dovrebbe essere il giovedì della VI settimana di Pasqua (esattamente 40 giorni dopo la Pasqua). Nei paesi dove tale solennità non è vacanza, si posticipa alla domenica successiva, la VII del Tempo di Pasqua.
L’origine di questa Celebrazione viene attestata a partire dal IV secolo e nel XV secolo aveva un’ottava che fu poi soppressa da Papa Leone XIII in favore della novena di Pentecoste.
L’ascensione del Signore dice con chiarezza che la nostra umanità è abilitata a vedere Dio, a stare con Dio. Infatti, l’iconografia antica raffigura sempre il Cristo glorioso con i segni della Passione, per indicare che la sua umanità, tutta la sua umanità – anche la sofferenza, il dolore – è per sempre nella gloria di Dio.
L’Ascensione è anche la separazione di Gesù dagli Apostoli, quella separazione che ha permesso agli stessi Apostoli di passare da una “emulazione” di Gesù ad una sua metabolizzazione nella loro umanità. Solo questo processo, non facile e non scontato, ha condotto gli Apostoli a quella relazione “personale” con il Signore dove hanno potuto incontrare la verità della loro identità, senza perdere nulla della loro umanità.
Anche ognuno di noi, come gli Apostoli, dovrebbe passare dell’”emulazione” alla personalizzazione della vita, e questo cammino lo possiamo compiere solo accettando la separazione, vivendo lo smarrimento, per prendere consapevolezza, lentamente, delle proprie risorse. La “separazione” è un processo interiore (che spesso inizia con un atto esteriore) ed è ciò che ci rende adulti. Separazione da nostro padre, da nostra madre, da un’immagine di Dio ricevuta, da stilemi comportamentali che servivano ed erano efficaci in un preciso momento della nostra vita. Le separazioni, per quanto dolorose, ci avvicinano sempre di più alla verità, alla sana autonomia, al vero Dio. Evitare le separazioni significa rimanere imbrigliati in una sorta di sopravvivenza dove l’asse portante della nostra vita non è l’essere adulti ma il permanere adolescenti.
Scrive san Leone Magno: “Oggi il Figlio dell’uomo si diede a conoscere nella maniera più sublime e più santa come Figlio di Dio, quando rientrò nella gloria della maestà del Padre, e cominciò in modo ineffabile a farsi più presente per la sua divinità, lui che, nella sua umanità visibile, si era fatto più distante da noi” (dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa [discorso 2 sull’Ascensione 1, 4; PL 54, 397-399]).
L’antifona di Offertorio “ad libitum” per la celebrazione odierna è tratta dal capitolo 1 degli Atti degli apostoli (At 1, 11) con il seguente testo:
Viri Galilaei, quid admiramini aspicientes in caelum?
Hic Iesus, qui assumptus est a vobis in caelum,
sic veniet, quemadmodum vidistis eum ascendentem in caelum, alleluia.
(Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?
Questo Gesù, che è stato assunto tra voi in cielo,
verrà allo stesso modo, come l’avete visto salire al cielo, alleluia).
La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è del “Choeur des moines de l’Abbaye de Solesmes” diretto da Jean Claire. La traccia musicale è reperibile nel CD “Abbaye de Solesmes. Ascension. Pentecote. Trinite” pubblicato da Decca Records France nel 1972.
Buona domenica, buona Solennità dell’Ascensione e un caro saluto.