I Domenica di Quaresima/A
Massimo Palombella

Nel Vangelo di oggi (Mt 4, 1-11) Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Come Gesù anche ognuno di noi è tentato e la tentazione è una situazione nella quale siamo condotti per conoscere noi stessi e maturare nella nostra relazione personale con il vero Dio.
La vera tentazione si insinua nei nostri insoluti, ci destabilizza, offusca la nostra capacità di “realtà”, ordina cose vere in modo falso per muoverci verso decisioni che non dicono la verità di noi.
Affrontare la tentazione significa imparare a stare con i nostri insoluti, con ciò che ci fa male. Ed esiste un tempo per fuggire da questa tentazione e, conseguentemente, da tutte le situazioni che ci conducono ad essa (non essendo capaci di fare altro), e un tempo per non fuggire più e maturare.
I versetti 15 e 16 del salmo 90 costituiscono il testo dell’Introito della celebrazione odierna, la prima domenica di Quaresima nel Rito Romano:
Invocabit me et ego exaudiam eum:
eripiam eum, et glorificabo eum:
longitudine dierum adimplebo eum.
(Mi invocherà e lo esaudirò;
lo libererò e lo glorificherò,
lo sazierò di lunghi giorni).
È interessante notare la melodia gregoriana sull’accento del verbo “glorifi-ca-bo” (lo glorificherò). Tale movenza melodico-ritmica, sebbene di poche note, segnala in realtà un esplicito richiamo ai cantici della Veglia di Pasqua, dove la stessa formula risuonerà più volte dando il segno definitivo del contesto pasquale. Dunque, l’introito che, nel Rito Romano, inaugura le domeniche di Quaresima si configura, in questo suo punto centrale, come momento allusivo di grande forza, nel quale è già contenuto l’annuncio di Pasqua.
È anche significativo il fatto che il testo qui utilizzato sia evinto dalla seconda parte del salmo 90, dove è Dio stesso a parlare in prima persona: “Mi invocherà, lo esaudirò, lo libererò, lo glorificherò”. Ed è precisamente su quest’ultimo verbo – vero e proprio vertice espressivo dell’introito – che l’impiego della succitata “formula pasquale” fa anche toccare alla melodia il suo punto culminante.
La promessa della Pasqua è già presente all’inizio del cammino quaresimale e non a caso risuona, come nel primo introito di Avvento (“Ad te levavi”), in ottavo modo, l’ultimo dei modi gregoriani, segno anch’esso di una promessa di compimento finale.
La musica allegata è tratta dal tratto dal Graduale Novum pubblicato Regensburg nel 2011. L’interpretazione, dal vivo, è della Schola Cantorum Venerandae Fabricae, al concerto “Psallite Deo sapienter. Un viaggio da l Canto Gregoriano ad Antinio Vivaldi” tenutosi nella Cappella Feriale del Duomo di Milano il 17 febbraio 2026.
Buona Domenica e un caro saluto.
Tutto il concerto: