Il Sacrificio “pacifico” (di Comunione) – prima parte
In ascolto di Esodo – (Es 29,19-30) – Maggio-Giugno 2026
a cura di fratel Gianmartino Maria Durighello e Piccoli amici di Maria Maddalena
Gesù entrò una volta per sempre nel santuario,
non mediante il sangue di capri e di vitelli,
ma in virtù del proprio sangue,
ottenendo così una redenzione eterna. [cfr. Eb 9,12]A Colui che ci ama
e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue,
che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre,
a Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. [Ap 1,5-6]

Carissimi, meditiamo oggi il passo di Esodo riguardante il sacrificio “pacifico” o “di comunione”. Siamo così arrivati al terzo sacrificio prescritto per il rituale dell’investitura dei sacerdoti. Ricordiamo in breve la sequenza dei 3 sacrifici:
- il sacrificio di un giovenco (sacrificio di espiazione)
- il sacrificio del primo ariete (l’olocausto)
- il sacrificio del secondo ariete (sacrificio pacifico o di comunione)
Tre sacrifici che costituiscono come una spirale che porta a realizzare-celebrare l’alleanza come incontro – comunione – shalom tra Dio e l’uomo. Il sacrificio pacifico o di comunione è quindi il punto di arrivo di questa spirale. Dopo che Aronne e i suoi figli saranno purificati (col sangue) e consacrati (con l’olio) potranno esercitare la loro funzione sacerdotale, quale mediazione dell’incontro-comunione tra Dio e il suo popolo.
Divideremo la nostra meditazione in due parti:
- ci soffermeremo oggi sui versetti 19-30 che riguardano i riti di investitura dei sacerdoti;
- nel prossimo incontro mediteremo i successivi versetti che riguardano il pasto sacro.
Investitura dei sacerdoti
Abbiamo già avuto modo di considerare come il termine “investitura” perda molto del suo significato letterale. Rinviamo per questo a quanto già meditato alcuni incontri fa (Le mani dei sacerdoti “riempite” del sangue dell’Agnello https://psallite.net/wp/2024/10/30/le-mani-dei-sacerdoti-riempite-del-sangue-dellagnello/).
In quell’incontro, partendo dal versetto di Es 28,40 (darai loro l’investitura) che alla lettera andrebbe reso “riempirai la loro mano” (milē’tā èt yādām), avevamo già anticipato il passo che oggi meditiamo. Ricordiamo che l’Agnello viene chiamato anche “agnello del riempimento”. Come vedremo, il rituale ha questo momento molto forte nel quale le mani dei chiamati ad essere sacerdoti verranno “riempite” appunto del sangue della vittima sacrificale (agnello-ariete).
Vediamo ora i diversi passaggi del rituale di investitura:
- imposizione delle mani sull’ariete
- purificazione dei sacerdoti e dell’altare col sangue
- consacrazione con l’olio dell’unzione dei sacerdoti e delle loro vesti
- rito della Tenufah (oscillazione, elevazione)
- l’offerta consumata dal fuoco sull’altare in onore del Signore
a) imposizione delle mani sull’ariete
Prenderai il secondo ariete; Aronne e i suoi figli poseranno le mani sulla sua testa.
Con l’imposizione delle mani lo spirito dell’offerente è trasferito nell’animale offerto. In questo modo nell’ariete sono Aronne e i suoi figli ad essere offerti.
b) purificazione dei sacerdoti e dell’altare
Lo immolerai, prenderai parte del suo sangue e ne porrai sul lobo dell’orecchio destro di Aronne, sul lobo dell’orecchio destro dei suoi figli, sul pollice della loro mano destra e sull’alluce del loro piede destro; poi spargerai il sangue intorno all’altare.
Mosè aveva già consacrato tutto il popolo, quando riferì le parole rivelate dal Signore sul Sinai:
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”. [cfr. Es 24,3-8]
E prima ancora Yhwh aveva proclamato che tutto il popolo sarebbe stato per Lui un popolo sacerdotale:
Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. [Es 19,6]
Tutto il popolo è un popolo di sacerdoti, ma Aronne e i suoi figli sono chiamati a un particolare compito sacerdotale, di mediazione cultuale in funzione dell’incontro di salvezza di Dio con il suo popolo.
Penso anche al sacerdozio cristiano. Per quanto radicalmente diversi siano il sacerdozio ebraico e quello cristiano, possiamo comunque trovare degli spunti che ci aiutano a illuminare qualcosa del nostro sacerdozio. L’unico sacerdote e mediatore è il Cristo. Ma tutti noi in forza del Battesimo partecipiamo al suo sacerdozio. È il sacerdozio universale dei fedeli battezzati. Un popolo sacerdotale.
Alcuni battezzati sono chiamati al sacerdozio presbiterale che indubbiamente nella storia si è caratterizzato in modo particolare per la sua funzione liturgica e sacramentale. Ma non può limitarsi a questa funzione la figura del sacerdozio ordinato o ministeriale:
Il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani. È uno dei mezzi con i quali Cristo continua a costruire e a guidare la sua Chiesa. Proprio per questo motivo viene trasmesso mediante un sacramento specifico, il sacramento dell’Ordine. [CCC 1547]
Ritorniamo a Esodo. La consacrazione dei sacerdoti quindi, nell’ebraismo, contempla questo gesto molto forte, l’unzione con il sangue di orecchio, mani, piedi e vesti.
Orecchio, mani e piedi sono segno della totalità della persona e delle sue funzioni. Con l’orecchio possiamo ascoltare, alle mani è affidato il nostro “fare”, mentre i piedi ci permettono di camminare…Il riferimento alla parte destra del corpo è legata al valore di positività che questa parte in molte culture e tradizioni ha (o ha avuto) rispetto alla sinistra o mancina.
Con l’orecchio si è in grado di sentire e di ascoltare;
con la mano si agisce;
con il piede ci si sposta.
Tutti e tre questi organi furono consacrati per mostrare che il sacerdote dedicava tutte le sue facoltà al servizio di Yhwh. [cfr. Rav Hirsh]
* purificazione dell’altare
Secondo l’insegnamento rabbinico, l’altare doveva essere purificato dalle impurità che lo avevano contaminato a causa delle mancanze e dei peccati di quanti vi avevano lavorato e degli eventuali materiali impuri impiegati. Ma anche i peccati attuali dei figli di Israele rendevano impuro l’altare. (cfr. Lv 16,16-19).
La purificazione – osserva l’amico Renato – non ha uno scopo in sé (essere puri), ma è funzionale all’incontro con Dio. Incontro con Dio, armonia, shalom. Ricordiamo che la parola shalom non indica “pace” intesa come assenza di guerra, ma in positivo pace-armonia-vita nella comunione.
Tutto il messaggio e l’operato di Gesù riguardo la legge di purità saranno tesi a liberare la purificazione da ogni formalismo che la riduce a un mero atto esteriore, fine a se stesso. è il cuore (!) che deve essere puro. E lo scopo è l’incontro, la comunione dell’uomo con Dio.
L’amico Francesco ci invita ancora a contemplare come tutta la simbologia della Prima Alleanza si riversi e trovi pienezza in Cristo. Pensiamo: noi non spruzziamo il sangue di Cristo sulle nostre vesti e sui nostri altari, ma… lo beviamo! Beviamo il suo sangue nel sacramento dell’altare.
Riprendendo quindi il tema della dignità del sacerdozio battesimale – ci dice Alessandra – quanto sarebbe importante rinvigorire la possibilità troppo spesso omessa della comunione sotto le due specie, pane e vino. Alimentati del corpo e del sangue di Gesù.
* Pietro e l’orecchio del servo del sommo sacerdote
A questo punto l’amico Domenico ci ricorda l’episodio della cattura di Gesù nell’orto degli Ulivi. Pietro con la spada taglia il lobo dell’orecchio destro del servo del Sommo Sacerdote.
Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?”. [Gv 18,10-11]
Il gesto ha un chiaro intento simbolico. L’episodio rimanda in modo immediato al rito di investitura del sommo sacerdote, quando appunto il lobo dell’orecchio destro viene purificato con il sangue dell’Agnello. E per quale ragione Gesù fa riferimento al calice che il Padre gli ha dato?
“Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?”.
Il Messia debole, il Messia in catene, il Messia crocifisso… Agnello innocente… ci annuncia una nuova Alleanza nel suo sangue e un nuovo sacerdozio.
c) purificazione col sangue e consacrazione con l’olio dell’unzione.
Prenderai di questo sangue dall’altare e insieme un po’ d’olio dell’unzione e ne spruzzerai su Aronne e le sue vesti, sui figli di Aronne e le loro vesti: così sarà consacrato lui con le sue vesti e, insieme con lui, i suoi figli con le loro vesti.
Ricordiamo ancora il valore del sangue quale sede della vita e quindi la sua funzione purificatrice:
Secondo la Legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono. [Eb 9,22]
Ecco allora il gesto fondamentale del “riempimento” delle mani dei sacerdoti seguito dal rito della tenufah:
d) “Riempimento” delle palme dei sacerdoti e Tenufah
Prenderai il grasso dell’ariete: la coda, il grasso che copre le viscere, il lobo del fegato, i due reni, con il grasso che vi è sopra, e la coscia destra, perché è l’ariete dell’investitura.
Prenderai anche un pane rotondo, una focaccia all’olio e una schiacciata dal canestro di azzimi deposto davanti al Signore.
Metterai il tutto sulle palme di Aronne e sulle palme dei suoi figli e farai compiere il rito di elevazione davanti al Signore.
L’investitura dei sacerdoti avviene quindi con questo gesto molto forte: Mosè porrà il grasso, la coda e la coscia destra, ossia parti grasse e prelibate, insieme ai pani e alle focacce e schiacciate sulle palme delle mani di Aronne e dei suoi figli. Questi le eleveranno, alla lettera, le agiteranno, scuoteranno. Quindi i sacerdoti faranno il rito della “oscillazione”:
* il rito della elevazione o oscillazione (henafta otàm tenufah).
Tenufah significa scuotere, agitare. L’offerta viene fatta oscillare in alto e in basso, avanti e indietro.
(immagine)
Secondo il Talmud il gesto mostra simbolicamente la sovranità di Yhwh, al quale appartengono i 4 punti cardinali e assume anche una funzione di esorcismo allontanando gli spiriti maligni.
Ma un altro significato ancora più grande ci sembra dover contemplare.
I sacerdoti infatti prima innalzano verso Dio l’offerta, poi la abbassano verso se stessi indicando così il movimento inverso, da Dio all’uomo. I sacerdoti in questo modo “agitano” l’offerta verso Dio e verso l’uomo prima di bruciarla in sacrificio. Ma non tutto verrà bruciato. Una parte della vittima sacrificale, ossia il petto e l’altra coscia dopo l’elevazione e consacrazione verranno mangiati dai sacerdoti stessi realizzando così il banchetto sacro, di shalom, di comunione tra uomo e Dio.
d) l’offerta consumata dal fuoco sull’altare in onore del Signore
Riprenderai ogni cosa dalle loro mani e la farai bruciare sull’altare, insieme all’olocausto, come profumo gradito davanti al Signore: è un’offerta consumata dal fuoco in onore del Signore.
Prenderai il petto dell’ariete dell’investitura di Aronne e lo presenterai con rito di elevazione davanti al Signore: diventerà la tua porzione. Consacrerai il petto con il rito di elevazione e la coscia con il rito di innalzamento, prelevandoli dall’ariete dell’investitura: saranno di Aronne e dei suoi figli. Dovranno appartenere ad Aronne e ai suoi figli, come porzione loro riservata dagli Israeliti, in forza di legge perenne. Perché è un prelevamento, un prelevamento cioè che gli Israeliti dovranno operare in tutti i loro sacrifici di comunione, un prelevamento dovuto al Signore.
A questo punto il testo fa una parentesi sulle vesti dei sacerdoti…
Le vesti sacre di Aronne passeranno, dopo di lui, ai suoi figli, che se ne rivestiranno per ricevere l’unzione e l’investitura. 30Quello dei figli di Aronne che gli succederà nel sacerdozio ed entrerà nella tenda del convegno per officiare nel santuario, porterà queste vesti per sette giorni.
… e quindi: il pasto sacro. La vittima sarà “mangiata” parte da Dio (bruciata dal fuoco sull’altare) e parte dai sacerdoti realizzando così per tutto il popolo, attraverso la mediazione sacerdotale, la Shalom, la Comunione tra Dio e il suo popolo.
Un rito che era stato già evocato e in un certo modo anticipato sul Sinai, quando i capi di Israele “videro il Signore e mangiarono e bevvero” (Es 24,11) e sul quale ci soffermeremo nel prossimo incontro.
Al termine di questa meditazione contempliamo ancora la Prima Alleanza e la Nuova Alleanza nel sangue di Cristo. Ascoltiamo le Sue parole, nel Vangelo, e ogni giorno nel memoriale della Sua e nostra messa:
Questo calice è la nuova alleanza
nel mio sangue,
che è versato per voi. [Lc 22,20]