Solennità dell’Assunzione di Maria
di Massimo Palombella

L’uomo è stato creato per vedere Dio. Tutto il resto acquista significato alla luce di questa vocazione. La solennità dell’Assunzione non celebra anzitutto un privilegio concesso alla Madre del Signore, ma il compimento dell’uomo in Maria. In lei contempliamo ciò per cui ogni persona è stata creata.
Sant’Agostino esprime questa verità con parole che attraversano i secoli: «Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (Confessioni, I,1). L’inquietudine che abita il cuore dell’uomo non è una debolezza, ma il segno della sua grandezza. Nessuna realtà finita può colmare il desiderio di infinito che ci abita, perché siamo fatti per Dio. L’eternità non è semplicemente una vita senza fine, ma la comunione piena con Lui, fino alla contemplazione del suo volto. Questa è la beatitudine alla quale ogni uomo è chiamato.
Per questo anche il corpo appartiene al nostro destino. Il corpo non è un involucro dell’anima, né uno strumento del quale disponiamo. È il modo concreto con cui la persona esiste, entra in relazione, ama e si dona. Per questo la fede cristiana professa la risurrezione della carne. Il compimento dell’uomo non consiste nell’abbandonare il corpo, ma nel portarlo alla sua pienezza. Il corpo glorioso sarà pienamente adeguato alla condizione dell’eternità, dove non valgono più le categorie dello spazio e del tempo. Non sarà estraneo alla nostra storia: sarà il corpo della stessa persona che Dio chiamerà alla risurrezione, e in esso apparirà definitivamente la verità di ciò che siamo diventati.
La storia è il luogo nel quale la libertà dà forma alla persona. Ogni scelta ci trasforma. Nulla di ciò che decidiamo rimane esterno a noi: ogni decisione contribuisce a costruire la persona che stiamo diventando. Ogni gesto di amore allarga il cuore; ogni ripiegamento su noi stessi lo restringe. L’uomo non diventa pienamente se stesso attraverso singole buone azioni, ma quando l’amore diventa la forma della sua esistenza. L’eternità non cancellerà questa storia, ma la porterà al suo compimento.
La libertà è il dono più grande che Dio ha affidato all’uomo. Non semplicemente perché ci permette di scegliere tra possibilità diverse, ma perché attraverso le nostre scelte diventiamo ciò che siamo. È proprio questa capacità di scegliere liberamente che ci rende davvero immagine e somiglianza di Dio. La libertà comporta il rischio del rifiuto, ma senza questo rischio non esisterebbe neppure la possibilità dell’amore. L’amore, infatti, non può essere imposto: può soltanto essere accolto e ricambiato.
Maria è il volto pienamente riuscito di questa libertà. Il suo ”Fiat” è la decisione con la quale ha affidato tutta la sua esistenza a Dio. Per questo la sua Assunzione non è soltanto un privilegio personale, ma l’anticipazione di ciò che Dio desidera compiere in ogni persona che si apre al suo amore.
Celebrare l’Assunta significa allora lasciarsi interrogare da una domanda decisiva: quale uomo, quale donna sto diventando?
Ogni scelta dà una forma alla nostra vita. E sarà proprio quella forma, maturata nella storia, a presentarsi un giorno davanti a Dio per contemplarne il volto.
L’Alleluia in Canto Gregoriano della Solennità odierna ha il seguente testo:
Alleluia. Assumpta est Maria in caelum: gaudet exercitus angelorum
(Alleluia. Maria è stata assunta in cielo: gioisce l’esercito degli angeli).
La musica allegata è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è del CantArte Regensburg. La traccia musicale è reperibile nel CD “Die schönsten Mariengesänge & gregorianische Gesänge an Marienfesten” pubblicato nel 2013 da Crystal Classics.
Buona Solennità e un caro saluto.