XXV Domenica del Tempo Ordinario/A
di Massimo Palombella

(Museo di Belle Arti, Budapest)
Nel Vangelo di oggi (Mt 20,1-16), Gesù, volendo descrivere una volta di più il «regno dei cieli», narra la parabola dei lavoratori nella vigna. La vigna, in greco, è ἀμπελών (ampelṓn): il luogo nel quale il padrone chiama, a ore diverse della giornata, uomini che attendono di poter lavorare.
«Lavorare nella vigna» credo possa significare una vita collocata: una vita nella quale le cose fondamentali sono state comprese e nella quale, all’interno di un sano processo, esse cercano progressivamente di tradursi in realtà.
È il Signore che ci chiama a «lavorare nella vigna», ma «lavorare nella vigna» è anche un profondo e sano bisogno dell’uomo: il bisogno di avvertire che la propria esistenza ha un luogo, una direzione, un senso.
Gesù, in questa semplice e curiosa parabola, tocca con grande discrezione uno degli insoluti della nostra vita: il fatto che alcune persone riescano a collocare bene e velocemente la propria esistenza, mentre altre impieghino molto più tempo.
Particolarmente significativa, da questo punto di vista, è la risposta degli ultimi lavoratori. Alla domanda del padrone: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far nulla?», essi rispondono: ὅτι οὐδεὶς ἡμᾶς ἐμισθώσατο (hóti oudeìs hēmâs emisthṓsato), «perché nessuno ci ha presi a giornata».
Non dicono di non aver voluto lavorare. Dicono: «nessuno ci ha presi».
Credo che qui il Vangelo tocchi qualcosa di molto profondo della nostra esperienza. Nella nostra vita personale portiamo pesi, «lentezze», difficoltà che non abbiamo scelto e neppure meritato, ma che semplicemente ci siamo ritrovati ad avere. Vi sono condizioni interiori, storie, ferite, circostanze che possono rendere molto più lungo e faticoso il cammino verso una vita autenticamente collocata.
Altre persone, invece, senza averlo scelto e senza averlo particolarmente meritato, si ritrovano strade più spianate, meno ostacoli, una maggiore facilità nel comprendere presto dove e come collocare la propria esistenza.
Non sappiamo perché questo accada.
Sappiamo però che il Signore continua ad uscire sulla piazza. Esce al mattino, a mezzogiorno, nel pomeriggio e persino «verso l’undicesima ora». Continua cioè a cercare l’uomo e a dirgli: ὑπάγετε καὶ ὑμεῖς εἰς τὸν ἀμπελῶνα (hypágete kaì hymeîs eis tòn ampelôna), «andate anche voi nella vigna».
La possibilità di una vita collocata, di una «vita in abbondanza», rimane dunque aperta. Anche quando abbiamo l’impressione di essere arrivati tardi; anche quando una parte consistente della nostra giornata sembra ormai trascorsa; anche quando guardiamo altri e ci sembra che abbiano incominciato molto prima di noi.
Rimane certamente un mistero perché alcuni lavorino dal mattino e altri soltanto dalle cinque del pomeriggio. Ma insieme rimane la certezza che il Signore non misura il valore della nostra vita semplicemente sulla quantità del tempo trascorso nella vigna.
Alla fine della parabola il padrone dice infatti: ὅτι ἐγὼ ἀγαθός εἰμι (hóti egṑ agathós eimi), «perché io sono buono».
Forse è proprio qui il punto decisivo.
La nostra speranza non sta nel fatto di essere arrivati presto, di aver avuto un cammino più lineare o di poter esibire più ore di lavoro. Sta nel fatto che Colui che ci chiama è «buono»: guarda il cuore, conosce la nostra storia, vede ciò che ha rallentato il nostro cammino e comprende il bisogno profondo che ciascuno di noi porta dentro di sé di trovare finalmente il proprio posto nella vigna.
E questo bisogno non lo delude.
Il Graduale della celebrazione odierna è tratto dal Salmo 144 (Sal 144, 18. 21) con il seguente testo:
Prope est Dominus omnibus invocantibus eum: omnibus qui invocant eum in veritate.
Laudem Domini loquetur os meum: et benedicat omnis caro nomen sanctum eius.
(Il Signore è vicino a tutti coloro che lo invocano, a tutti coloro che lo invocano nella verità.
La mia bocca proclamerà la lode del Signore, e ogni vivente benedica il suo santo nome).
La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è della “Schola Gregoriana Monacensis” diretta da Johannes B. Göschl. La traccia musicale è reperibile nel CD “Prope est Dominus. Advent im Gregorianischen Choral” pubblicato da EOS nel 2026.
Buona domenica e un caro saluto.