In ascolto di Esodo

Profumo di Cristo. L’olio dell’unzione (II parte)

In ascolto di Esodo – (Es 29,7-9) – Ottobre 2025

a cura di fratel Gianmartino Maria Durighello e Gruppo Esodo, Piccoli amici di Maria Maddalena

Carissimi amici,
vorremmo dedicare la meditazione di oggi a un approfondimento sul tema dell’olio dell’unzione.

La scorsa volta abbiamo contemplato come l’olio, simbolo solare, ha del sole le stesse proprietà, venendo impiegato per l’illuminazione, per la alimentazione, per dare forza e vigore nella lotta e nella malattia. Ma anche per dare bellezza, onore, ospitalità…
Cfr. https://psallite.net/wp/2025/10/29/come-olio-profumato-sul-capo-lolio-dellunzione/

Per la sua pervasività l’olio e il profumo da esso derivato diventano simbolo di unione, e di fraternità.

Simbolo delle acque primordiali, è dono portatore dello Spirito di Dio. Ed eccoci all’unzione in Cristo e alla vita nei sacramenti.

Oggi vorremmo partire proprio da qui, dall’unzione di Cristo (una unzione, come vedremo, né regale né sacerdotale in senso reale, ma “spirituale”, unzione nella quale trovano origine e senso tutte le nostre unzioni). Ci faremo aiutare dalla spiritualità e dalla liturgia dei sacramenti nella Chiesa ortodossa, e dai padri della Filocalia.

Nel prossimo incontro, grazie all’aiuto di alcune amiche, ci lasceremo guidare ancora in un approfondimento su questo tema da due padri e maestri a noi molto cari, Bernardo di Chiaravalle e Antonio di Padova.

* Preludio: una unzione… capovolta

  • Tenendo presente l’immagine donataci dal salmo 132, che abbiamo contemplato nel precedente incontro, l’immagine dell’olio versato sul capo di Aronne che scende fino all’orlo della sua veste…
  • …e tenendo presente contemporaneamente un’altra immagine, quella dell’unzione di Betania, quando Maria unge i piedi di Gesù (Gv 11,3)…
  • … l’amico Francesco osserva come ci sia una sorta di «capovolgimento». Gesù non viene unto a partire dal capo, come il Sommo sacerdote, ma dai piedi. Quasi a indicare – continua Francesco – la nuova via regale del suo sacerdozio: il servizio.

 * Un’unzione spirituale. Noi crediamo in Gesù come l’Unto, il Messia (eb.), il Cristo (gr.). Ma Gesù non ha ricevuto una unzione fisica né come re, né come sacerdote. Eppure lo acclamiamo re e sacerdote di una nuova ed eterna alleanza. L’unzione di Gesù è una unzione profetica, una «unzione spirituale»:

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia (Is 61,1-2); aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
 a proclamare l’anno di grazia del Signore.
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. [Lc 4,16-21]

Possiamo dire che Gesù, l’Unto, è quell’olio che scende sul capo del suo Corpo mistico fino all’orlo della veste. Così che anche noi veniamo unti in Lui. Ed è dalla sua unzione che sono generate tutte le nostre unzioni, iniziando dalla nostra nascita, dalla preparazione al Battesimo, ai sacramenti, nella lotta e nella malattia, fino alla nostra morte. Inseriti in Lui, mediatore tra Dio e l’uomo, sacerdote, profeta e re.

Lui è Cristo e noi siamo cristiani. Lui è l’Unto e noi unti in Lui.

Non dovremmo temere, riprendendo questi termini anche nella lingua ebraica, di dire che lui è il Messia e noi chiamati ad essere… Messia in Lui. Popolo sacerdotale consacrato per l’incontro totale di comunione e di salvezza tra Dio e l’uomo.

Così cantiamo all’Introito della Messa del Crisma:

Gesù Cristo ha fatto di noi un regno,
sacerdoti per il suo Dio e Padre;
a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen. [Cfr. Ap 1,6]

E ancora della Liturgia della Messa del Crisma vorremmo contemplare la stupenda Colletta:

O Padre, che hai consacrato il tuo unigenito Figlio
con l’unzione dello Spirito Santo
e lo hai costituito Messia e Signore,
concedi a noi, resi partecipi della sua consacrazione,
di essere testimoni nel mondo
della sua opera di salvezza.

Partecipi della Sua consacrazione per essere testimoni nel mondo… Fatti Cristi in Lui. Fatti… Messia in Lui.

* La Messa del Crisma (dal verbo greco χρίω = ungere). Fermiamoci un poco almeno a contemplare i tre Oli che vengono consacrati in questa Messa: il sacro crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi.

  1. Il sacro Crisma – olio per l’unzione nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine – è un olio profumato, mescolato con balsami (in Oriente, come vedremo, con una ricca mescolanza di piante aromatiche). Inseriti nel Battesimo nel sacerdozio di Cristo, diveniamo anche noi Cristi, “profumo di Cristo” che si espande nel mondo, nella quotidianità del nostro esodo:

Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo. [2 Cor 2,14-15]

  1. L’olio dei catecumeni è l’olio per l’unzione prebattesimale. Nella Veglia pasquale, prima di ricevere il Battesimo, prima di essere “illuminati”, i catecumeni si spogliano delle vesti (della vecchia vita) e vengono unti con quest’olio che rappresenta la forza di Cristo. Ricordiamo come nell’antichità venivano unti i lottatori: per sfuggire alla presa dell’avversario, ma anche per venire fortificati e difesi dal dolore. Così, unti di Cristo, gli illuminati sono protetti da ogni assalto del Nemico.
  2. L’olio degli infermi. Penso alla «regalità» degli infermi, unti con l’olio, con l’olio dell’unzione come sacerdoti e re. È Gesù stesso che ci dà questo mandato:

Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. (…) Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. [cfr. Mc 6,7-13]

In particolare – come abbiamo già meditato – è bellissimo collegare il momento della preparazione alla buona morte e delle esequie con il Battesimo. L’amico Luis ci ricorda come l’unzione segni anche la nascita e la morte della parabola terrena di Gesù. Alla sua nascita i magi portano in dono mirra e al sepolcro Nicodemo porta trenta chili di una mistura di mirra e aloe (Gv 19,39).

* Acqua e olio. Due elementi ci aiutano a vivere in modo stupendo l’unità tra questi due momenti (nascita e morte): l’acqua e l’olio. I due elementi sui quali ci siamo soffermati in queste ultime meditazioni. Vorremmo contemplare ancora «acqua e olio» nei sacramenti del Battesimo e della Cresima con uno sguardo particolare alla Liturgia Ortodossa, che conserva un ricco riferimento alla tradizione patristica, con una forte portata mistico-simbolica. Una parentesi: noi chiamiamo certamente la Cresima sacramento della Confermazione, ma in questo contesto sul tema dell’olio e del crisma ci sembra davvero bello sottolineare anche questo nome: Cresima.

* Battesimo e Cresima – uno sguardo alla liturgia ortodossa

Nel battesimo ortodosso:

  • – dopo il rito di esorcismo, nel quale il presbitero soffia sul volto del neofita (richiamando così il soffio di vita di Dio nell’atto della creazione dell’uomo) mentre il neofita rivolto a Occidente “mima” la lotta che sosterrà nel corso della sua vita rinunciando alla potenza del Nemico …
  • – dopo la deposizione delle vesti che significa l’abbandono delle tuniche di pelle per indossare il bianco manto regale, il ritorno all’innocenza (cfr. Cirillo di Gerusalemme, Dionigi)
  • – con l’invocazione della Santa Trinità viene infuso dell’olio sacro nell’acqua del fonte battesimale. La materia del sacramento, l’acqua, è così consacrata.
  • – segue quindi l’unzione del neofita, che richiama l’unzione di Gesù in preparazione alla sua sepoltura:

Offriamo al Signore l’imitazione della sua morte. [Nicolas Cabasilas]

  • – Il Signore risponde a questa “offerta” con la sua Risurrezione. Nell’acqua e nell’olio del Battesimo ci è donata la restaurazione integrale dell’Immagine. Cancellato il marchio del Nemico ci è donata l’impronta indelebile dello Spirito, la cui presenza si manifesta come luce, illuminazione.

Battesimo e Cresima sono strettamente connessi. Ascoltiamo cosa scrive Pavel Evdokimov:

Il Battesimo imprime nuovamente l’immagine divina offuscata; l’unzione restituisce la somiglianza di Dio, essa è dono di perfezione (“siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste”) e di santità (“siate santi come io sono santo”). […]
Il Battesimo riproduce nella vita del neofita la Passione e la Pasqua, la Cresima è la nostra Pentecoste. Il Battesimo, che è risveglio alla vita, è seguito dalla collazione del Pneuma, delle sue energie, per attualizzare il dono infuso. [P. Evdokimov, L’Ortodossia]

Possiamo dire con Pavel Evdokimov che il Battesimo ci dona l’«essere» e la Cresima la forza e il movimento:

è l’apostolato dell’amore carismatico “per rendere testimonianza senza timore né debolezza” come dice il Sinodo di Elvira. Il Cristo pneumatoforo invia lo Spirito su noi per consacrarci Testimoni e Profeti. [P. Evdokimov]

Se l’acqua è la materia del sacramento del Battesimo, l’olio è quindi la materia del sacramento della Cresima. Lo abbiamo già accennato: nella Chiesa Ortodossa, un olio di oliva profumato con preziosi balsami nel numero di 57 è consacrato il Giovedì santo. Questa unzione è… Cristo stesso che viene in noi nel dono del suo Spirito.

Con l’epiclesi l’olio diviene il carisma di Cristo che produce lo Spirito Santo per la presenza della divinità (cfr. Cirillo d’Alessandria): è la dottrina, condivisa dai Padri, sulla presenza reale dello Spirto Santo. [P. Evdokimov]

* l’olio nella Filocalia

Ricordiamo che la Filocalia (=amore della Bellezza) è una pietra miliare della spiritualità ortodossa. Si tratta di una preziosa raccolta di scritti ascetici curata da Nicodemo Aghiorita (del Monte Athos) e pubblicata in greco a Venezia nel 1782. In questa raccolta Nicodemo riunisce testi della tradizione monastica dai padri del deserto fino al suo tempo (sec. XVIII).

Tradotta anche nella lingua slava diventa testo fondamentale della spiritualità ortodossa greca e russa. In particolare, per molti di noi, la Filocalia è resa famosa da I racconti di un pellegrino russo. Il pellegrino portava sempre nella sua bisaccia due testi: Bibbia e Filocalia. La Filocalia è come la filigrana – dicono i padri – attraverso la quale entrare nella Scrittura.

Oltre a varie antologie, in lingua italiana la Filocalia è stata tradotta in edizione integrale da Benedetta Artioli e Francesca Lovaglio della Comunità di Monteveglio ed edita da Gribaudi nel 1983 in quattro volumi.

In diversi modi i padri filocalici utilizzano l’immagine dell’olio. L’amico Luis ha scelto alcuni passi, che ascoltiamo insieme. Non sempre è facile comprendere queste immagini fuori del loro contesto. Nella sua scelta Luis ha cercato di offrirci alcuni esempi tra i più semplici e significativi.

Diadoco di Fotica (V sec) contempla ancora l’olio come immagine dello Spirito, che dà calma e dolcezza alla nostra anima in lotta contro le passioni. È l’apàtheia, l’impassibilità, che non è apatica indifferenza come nel nostro intendere comune, ma la reintegrazione dell’anima nella purezza dell’origine, liberazione dai turbamenti delle passioni e purezza del cuore ordinata alla carità.

Come il mare ha la natura di quietarsi, quando è mosso, per l’olio che gli si versa sopra, sotto la forza della grassezza che vince la tempesta, così anche la nostra anima, quando s’impingua della bontà dello Spirito santo, si calma dolcemente. Con gioia infatti si lascia vincere da quella impassibilità e indicibile dolcezza che l’adombra, secondo il santo che dice: Sii sottomessa a Dio, anima mia. Per questo dunque, per quanti eccitamenti vengano escogitati contro l’anima dai demoni, essa rimane senz’ira e tutta piena di gioia.

Giovanni Carpazio paragona all’olio, col quale ci puliamo le mani impestate di pece, la forza purificatrice della Misericordia:

Ma guarda un poco come uno che si sia spalmato le mani di pece poi se le pulisca con un po’ d’olio. Molto più tu, dunque, puoi essere purificato per la misericordia di Dio.

Massimo il Confessore (VI-VII sec) partendo dal versetto del salmo 22 che abbiamo contemplato nel precedente incontro (Ungi di olio il mio capo) vede nell’olio che unge l’intelletto la contemplazione delle creature.

L’ “olio” che unge l’intelletto è la contemplazione delle creature. Il “calice” di Dio è la conoscenza di Dio. La sua misericordia, il suo Verbo e Dio. Egli infatti con la sua incarnazione ci “insegue tutti i giorni” finché non abbia raggiunto tutti quelli che si devono salvare, come Paolo.

Ci insegue tutti i giorni. Per comprendere e gustare questa espressione dobbiamo pensare che Massimo legge il salmo nella versione greca, qui molto fedele al testo originario ebraico.  La nostra lezione (Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita) è comunque bella e ci aiuta a contemplare l’Incarnazione del Verbo come l’Emmanuele, il Dio che è con noi. Bella, ma perde molto del significato originario.

Pensiamo: l’amore di Dio (in ebraico qui è Tôb, ancora la Bellezza dell’origine, con la quale Dio ha amato la sua creatura fin dal primo sguardo della creazione) non ci molla! Anche se noi siamo infedeli o scappiamo o ci nascondiamo… Lui ci “corre dietro” (!), come un innamorato “corre dietro” alla sua amata. Ci insegue e ci scova ovunque noi possiamo andare.

Contempliamo l’Incarnazione come questo amore instancabile (!) che non solo ci accompagna, non solo «è con noi», ma dal giorno della creazione, non ci molla, ci… insegue. Mi piace davvero pensare all’innamorato che “ci corre dietro”!

Massimo continua ammonendoci che, come una lampada non può restare accesa senza l’olio, così la luce dei carismi deve essere alimentata dal suo olio:

Come non è possibile mantenere accesa una lampada senza olio, così è impossibile custodire accesa la luce dei carismi senza un’attitudine capace di nutrire il bene con comportamenti adeguati, con parole, maniere, costumi, concetti, pensieri convenienti. Ogni carisma spirituale infatti ha bisogno dell’attitudine ad esso connaturale che incessantemente versi in esso, come olio, la materia spirituale, per poter permanere nell’abito di colui che lo ha ricevuto, in suo possesso.
Senza l’ulivo non è assolutamente possibile trovare un genuino, vero olio. E senza un recipiente per tenercelo non è possibile possedere l’olio. E la luce della lampada, se non è nutrita con olio, si estingue del tutto. Così, senza le sacre Scritture non vi è significato di concetti realmente degno di Dio. E senza quell’attitudine che, come un recipiente, riceva i concetti, non può sussistere alcun concetto divino. E quando la luce della conoscenza che è nei divini carismi non è nutrita da concetti divini, chi la possiede non può mantenerla accesa.

Similmente Niceta Stethatos (X sec.) osserva che, come una lampada non può far luce senza olio, così l’anima non può risplendere senza lo Spirito e il fuoco divino:

Come è impossibile che senza olio e senza fuoco una lampada bruci e faccia luce a quelli che sono in casa, così è impossibile all’anima fare risplendere più chiaramente le cose divine e illuminare gli uomini, senza lo Spirito e il fuoco divino.

E anche Niceta riprende il nostro versetto del salmo 22: mi inseguirà! Per chi cammina verso la perfezione è necessaria l’intimità con le Scritture, la Preghiera continua e la Compunzione. Questa come olio allieta anima e cuore…

La lettura delle sacre Scritture raffredda le accensioni dell’anima e secca le gonfiezze del cuore. La preghiera continua le abbassa e la compunzione, come olio, le allieta.
Per [quelli che camminano verso la perfezione], è olio del divino Spirito che unge la loro anima e la rende mite e umile per l’eccesso delle divine illuminazioni e la pone interamente al di sopra della bassezza del corpo, così che essa nella sua esaltazione grida: Hai unto di olio il mio capo e: La tua misericordia mi inseguirà tutti i giorni della mia vita.

Per concludere, ci piace citare un passo di Giovanni Damasceno (VII-VIII) che ci ripropone ancora il nostro binomio «acqua e olio» riferito al Battesimo giungendo a contemplare Incarnazione ed Eucaristia:

«Poiché noi siamo duplici e compositi occorre che duplice sia anche la nostra nascita, come pure il cibo deve essere composito. La nascita dunque ci è data mediante l’acqua e lo Spirito. Il cibo è lo stesso pane della vita, il Signore nostro Gesù Cristo disceso dal cielo. E come per il battesimo (…) ha congiunto all’olio e all’acqua la grazia dello Spirito e ne ha fatto un lavacro di rigenerazione, così, poiché è nostro costume mangiare pane e bere acqua e vino, ha congiunto ad essi la propria divinità e ne ha fatto corpo e sangue suoi affinché, tramite cose consuete e naturali, giungiamo a ciò che è oltre natura.

Unti nell’Unto, Cristiani in Cristo. Profumo di Dio.