Come olio profumato sul capo. L’olio dell’unzione (I parte)
In ascolto di Esodo – (Es 29,7-9) – Ottobre 2025
a cura di fratel Gianmartino Maria Durighello e Gruppo Esodo, Piccoli amici di Maria Maddalena
Carissimi amici,
continuiamo la nostra meditazione sul rito di investitura di Aronne e dei suoi figli. Dopo la purificazione con acqua e la vestizione, ecco ora l’unzione con l’olio.
Acqua e olio! Stretta è la connessione sul piano mistico-simbolico (e di conseguenza rituale) di questi due elementi.
Poi prenderai l’olio dell’unzione, lo verserai sul suo capo e lo ungerai. Quanto ai suoi figli, li farai avvicinare, li rivestirai di tuniche; li cingerai con la cintura e legherai loro i berretti. Il sacerdozio apparterrà loro per decreto perenne. Così darai l’investitura ad Aronne e ai suoi figli.
* Prenderai l’olio dell’unzione
Nell’uso liturgico del Tempio possiamo individuare due tipi di olio con due diverse funzioni:
- l’olio per il candelabro, olio puro di olive schiacciate (cfr. Es 27,20). Cfr. L’olio, il fuoco, il nome in Psallite:[ https://psallite.net/wp/2024/01/10/lolio-il-fuoco-il-nome-lolio-per-il-candelabro/
- l’olio dell’unzione, un olio profumato con balsami. Nel prossimo capitolo troveremo la descrizione dettagliata della sua preparazione (cfr. Es 30,22ss):
Il Signore parlò a Mosè: 23“Procùrati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli; cinnamòmo profumato, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna aromatica, duecentocinquanta; 24cassia, cinquecento sicli, conformi al siclo del santuario; e un hin d’olio d’oliva. 25Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra.
* lo verserai sul suo capo e lo ungerai.

Dopo aver consacrato con l’olio dell’unzione la Tenda, l’arca, la tavola con i suoi accessori, il candelabro con i suoi accessori, i due altari e il bacino (cfr. Es 30,26-29) verranno quindi consacrati Aronne e i suoi figli.
L’amica Elena ci stimola a una simpatica curiosità: ma…prima fa vestire Aronne e poi lo unge? Ma come? Se ha già indossato il turbante (cfr. vv.5-6)… lo unge sul turbante o solleva il turbante e lo unge sul capo?
Non si tratta solo di una semplice curiosità. La stessa domanda se la sono posta nel corso della storia autorevoli maestri, giungendo a conclusioni non univoche.
Rashi (1040-1105) ritiene che Mosè versò alcune gocce d’olio sotto il turbante, sul capo e sulle sopracciglia e quindi le unì con il dito formando un segno particolare sulla fronte. Così anche l’importante testimonianza del Talmud.
Ma non mancano appunto posizioni diverse. Abraham Ibn ‘Ezra (1092-1167) ritiene che Aronne venne unto prima di indossare il turbante.
Rambàn (1194-1270) al contrario ritiene che Aronne doveva essere interamente vestito prima di ricevere l’unzione. Per avvalorare la sua ipotesi si appoggia al libro del Levitico (Lv 8,9ss) dove si descrive come Mosè prima fece vestire Aronne e poi lo unse con l’olio dell’unzione.
In ogni caso, a mio avviso, è importante sottolineare come la narrazione di Esodo abbia voluto porre l’unzione dopo la vestizione. è importante allora che Aronne fosse già vestito degli abiti sacri. Che al lato pratico l’unzione con l’olio fosse stata sul capo o sui vestiti, credo importante sul piano simbolico che anche gli abiti, come la Dimora, l’Altare e tutti i supellettili, siano unti del sacro olio. Tutto ciò che entra nel Santuario deve essere consacrato.
Pensiamo anche alla bellissima immagine che ci dona il Salmo 132, sul quale ritorneremo più volte in questa meditazione:
Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme!
È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste. [Sal 132,1-2]
* Il sacerdozio apparterrà loro per decreto perenne. Così darai l’investitura ad Aronne e ai suoi figli.
Da questo momento la stirpe di Aronne conserverà il sacerdozio dalla nascita. Ogni discendente di Aronne è sacerdote fin dalla sua nascita.
Non ci deve stupire questo. È vero che noi pensiamo subito al nostro ministero ordinato, che è frutto e dono di una chiamata, di una vocazione. Ma possiamo pensare anche – e soprattutto – al nostro sacerdozio battesimale: siamo tutti “unti”, fatti Cristi in Cristo, fin dalla nostra nascita (!) nel battesimo.
* L’olio
Come abbiamo fatto per l’«acqua» nei precedenti due incontri, così vogliamo sostare e contemplare il dono dell’«olio» e la sua rilevanza simbolico-rituale.
Abbiamo bisogno di segni (!) – sottolinea l’amico Alfonso. Soprattutto oggi, in tempi che possono apparire difficili, la crisi o l’esigenza di rinnovamento strutturale non deve diventare crisi di queste cose.
* l’olio elemento prezioso
L’olio nell’antichità e nella civiltà contadina è un bene prezioso. Interessante l’episodio di re Ezechia che, agli ambasciatori di Babilonia, mostra le sue ricchezze e, tra queste, l’olio prezioso.
In quel tempo Merodac-Baladàn, figlio di Baladàn, re di Babilonia, mandò lettere e un dono a Ezechia, perché aveva sentito che Ezechia era stato malato. 13Ezechia ne fu molto lieto e mostrò agli inviati tutto il tesoro, l’argento e l’oro, gli aromi e l’olio prezioso, il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella reggia e in tutto il suo regno. [2 Re 20,12-13]
In ebraico shèmen hatôb (ancora il nostro caro aggettivo tôb, questo aggettivo che significa bello, buono… e viene impiegato a colorare il sostantivo di ogni armonica positività e bellezza, e che ci riporta alla bellezza-preziosità della creazione quando Dio vide che tutto quanto Egli aveva fatto era… tôb).
I LXX traducono τὸ ἔλαιον τὸ ἀγαθόν (olio bello-buono…)
La VG traduce oleum optimum.
* l’olio simbolo solare
Del colore splendente del sole, l’olio è simbolo solare, e del sole ha le stesse proprietà:
- olio per l’illuminazione. Come i raggi del sole irradiano luce su tutte le cose, così l’olio è impiegato per l’illuminazione. E la luce da esso alimentata si espande, si diffonde donando splendore e bellezza.
- olio per l’alimentazione. Come il sole è fondamentale per la vita e con i suoi raggi fa crescere il nostro raccolto, così l’olio non solo è ingrediente fondamentale nell’alimentazione, ma è simbolo di fertilità. In alcune culture (cfr. Africa del Nord) prima dell’aratura viene unto il vomere dell’aratro. A una probabile funzione pratica si aggiunge un carattere simbolico rituale come auspicio alla fertilità, nell’unione del cielo (olio=sole) e della terra.
- olio per la lotta e per la malattia. Come il sole dà forza e salute, così unguenti a base di olio vengono impiegati nella lotta e come medicamento per il dolore.
Il lottatore prima del combattimento nell’agone si unge, per un duplice motivo: l’olio spalmato sul corpo rende più sfuggevole e difficile la presa dell’avversario; ma ancora, penetrando nella pelle, ha una funzione tonificante, prepara-riscalda la muscolatura e la predispone ad attenuare il dolore.
Così, ungenti a base di olio vengono impiegati per lenire e guarire le ferite e il dolore degli ammalati, insieme all’alcool per disinfettare. Ricordiamo l’esempio del buon samaritano nei confronti dell’uomo picchiato dai briganti:
(…) gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino. [Lc 10,34]
Il salmo 91 in un’unica espressione unisce il carattere di forza che dona l’olio a quello di splendore:
Tu mi doni la forza di un bufalo,
mi hai cosparso di olio splendente. [Sal 91,11]
- l’olio per la cosmesi. L’olio utilizzato nell’arte della cosmetica, per il suo profumo che si espande, diviene simbolo di gioia, di ospitalità, unione fraterna.
Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di letizia (…). [Sal 44,8]
- l’olio e l’ospitalità. In particolare, unguenti-profumi a base di olio sono impiegati nell’accogliere un ospite.
Il Signore è il mio pastore […]
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. [cfr. Sal 22]
Il Salmo 22 ci aiuta a cantare come il Signore, nostro pastore, ci ospita nella sua tenda e… unge di olio il nostro capo. E anche noi ospitiamo il Signore! E in ogni nostro ospite accogliamo il Cristo. Ricordiamo nel Vangelo l’episodio della donna peccatrice in casa di Simone fariseo che lava i piedi di Gesù, li asciuga con i suoi capelli e li unge con balsamo profumato.
Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. [Lc 7,37-38]
E ancora l’episodio dell’unzione di Betania, a casa di Lazzaro, Marta e Maria:
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. [Gv 12,3]
A Giuda che obietta che quel profumo prezioso poteva essere venduto e il ricavato dato ai poveri, Gesù risponde invitandoci a contemplare in profezia il mistero della sua morte, sepoltura e risurrezione:
Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. [Gv 12,7]

Ed eccoci al canto della fraternità, il salmo 132. L’olio, proprio per la sua pervasività unita a splendore, profumo, e capacità di dare forza e salute, diviene simbolo per la vita nell’unità, per la vita fraterna. Olio prezioso versato sul capo del sommo sacerdote Aronne e che discende sulla barba e poi in tutto il corpo fino all’orlo della sua veste. Così questo salmo è divenuto il canto della fraternità.
Senza poter approfondire molto, dobbiamo però fare un cenno almeno a quello che potrebbe essere un significato primo dell’habitare fratres in unum.
Il salmo 132 appartiene ai Canti delle ascensioni, come rivela il Titolo, ossia ai salmi che cantavano i pellegrini salendo al Tempio nella città santa Gerusalemme.
Scritto probabilmente in epoca post-esilica, nasce sullo sfondo del dramma il un popolo diviso. Il popolo di Yhwh è separato in due regni, il Regno del Nord e il Regno del Sud. Cantando questo salmo nell’ascendere verso il Tempo di Gerusalemme i pellegrini cantano allora l’anelito all’unità del popolo di Yhwh, anelito che trova nel Tempio e nel culto del Tempio, evocato qui dall’immagine del Sommo Sacerdote, il suo cuore e motore unificante [Per un approfondimento su questo tema suggeriamo di leggere la bella Lectio tenuta qualche anno fa da fra Giulio Michielini a Perugia. Cfr, https://www.lapartebuona.it/lectio-sul-salmo-133-venerdi-24-febbraio-monteripido-ore-19-30/].
Il salmo è divenuto poi canto e anelito dell’unità dei fratelli in un più ampio respiro, fino ad un abbraccio universale. Così ci aiutano a cantarlo il Titolo e la Sentenza che lo accompagnano nella Liturgia delle Ore:
Gioia dell’amore fraterno
La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima sola (A7 4,32).
- l’olio simbolo delle acque primordiali. Questo accento di universalità e anelito all’unità ci porta a contemplare l’olio come simbolo dell’origine, della genesi. Pensiamo come, nella mistica shintoista, per la sua fluidità l’olio è immagine e simbolo dell’indifferenziazione primordiale, dell’Unum originario.
Nella riflessione e nella mistica universale l’olio quindi è collegato alle acque primordiali. Così anche nel Cristianesimo. Per Claude de Saint Martin (1743- 1803) le acque primordiali sono olio (cfr. trattato Quadro naturale dei rapporti che esistono tra Dio, l’uomo e l’universo).
Le acque primordiali sono olio per tutte le proprietà che abbiamo fin qui contemplato: fonte di luce, di vita, di sostentamento, di forza, di splendore, di unità… Da qui il passaggio è spontaneo: l’olio è dono e simbolo dello Spirito santo.
- l’olio dono dello Spirito. In quanto dono portatore dello Spirito di Dio, l’olio è impiegato nei rituali per stringere amicizia, alleanza (Os 12,2), per ungere e consacrare re e sacerdoti, come altari, pietre (che così diventano “stele”).
Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama. [cfr. 1Sam 16,1-13]
Nel racconto dell’unzione regale di Davide sottolineiamo due aspetti:
– l’olio è contenuto dentro un corno. Per motivi pratici, indubbiamente, ma abbiamo ormai imparato che nell’antichità non esiste funzione pratica separata da una funzione mistico-simbolica. Così, come abbiamo avuto modo di contemplare in precedenti meditazioni, il corno aggiunge carattere di forza, potenza, fertilità. [https://psallite.net/wp/2023/10/13/laltare-di-rame-aggrappati-ai-corni-dellaltare-secondaparte/]
– lo Spirito del Signore (Ruach Adonaj). “Lo Spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi”. La forza della consacrazione è segno-manifestazione dello Spirito del Signore, dello Spirito Santo.
- l’olio e i sacramenti. I Cristiani credono in Gesù di Nazareth come il Cristo, il Messia, l’Unto. E ogni unzione cristiana trova origine ed è generata dall’Unto, il Cristo così che i suoi discepoli sono, in Lui, essi stessi Unti… Cristiani, Cristi (!), profumo di Dio che si espande nel mondo. La pervasività non può non essere una caratteristica propria dei Cristiani! Cercheremo di approfondire questo aspetto nel prossimo incontro. Qui, come aggancio con quanto ci sarà donato contemplare, facciamo solo un breve riferimento all’importanza dell’olio (insieme all’acqua) nei sacramenti e in alcuni riti cristiani. Vorremmo in particolare cogliere il nesso stupendo tra il Battesimo e il Rito delle esequie, tra il nostro nascere e il nostro transito pasquale.
Dopo il saluto, il pontefice spande olio sul defunto. Ora ricordate che nel sacramento di rigenerazione prima del santo Battesimo, quando l’iniziato si è totalmente spogliato delle vecchie vesti, la prima partecipazione alle cose sacre consiste nell’unzione di olio benedetto, e al termine della vita è ancora l’olio santo che si sparge sul defunto. Per l’unzione del battesimo si chiamava l’iniziato nell’agone dei combattimenti sacri; l’olio versato sul defunto significa che egli ha compiuto la sua carriera e messo fine alle sue lotte gloriose. [Pseudo Dionigi l’Areopagita]
Lo Pseudo Dionigi fa riferimento alla prassi del suo tempo e, mettendo in relazione Battesimo e rito dei Defunti, riprende per entrambi i momenti il tema della lotta, che abbiamo sopra meditato: l’unzione prepara il neofita alla lotta e segna per il defunto il compimento della sua lotta gloriosa.
Su questa scia il pensiero va allora all’olio sul malato e in particolare al sacramento dell’Unzione degli Infermi.
Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. [Gc 5,14]
Pensiamo: il malato che viene unto con l’olio riceve il dono e la forza dello Spirito del Risorto Crocifisso. Forza per la sua lotta nella malattia. Ma riceve anche luce, splendore e… regalità. Questo vorremmo contemplare con gioia: la dignità e la regalità del malato! Proprio nella sua fragilità e debolezza quest’olio lo fa risplendere della sua dignità regale, in comunione con il corpo sofferente e glorioso del Cristo.
Contempleremo ancora il sacramento della Confermazione che proprio dall’olio prende il suo nome: Cresima! Il tema della lotta è ancora vivo in questo sacramento che ci fa… soldati di Cristo, profumo di Cristo.
L’amica Sibylle condivide un bellissimo ricordo della sua Cresima, di come per molto tempo il profumo dell’olio perdurò, nel suo corpo, nei vestiti: è come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste.
Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme
HABITARE FRATRES IN UNUM!