Un sacrificio non di morte, ma di vita (prima parte). L’offerta del giovenco in sacrificio di espiazione per il peccato
In ascolto di Esodo – (Es 29,10-14) – Quaresima 2026
a cura di fratel Gianmartino Maria Durighello e Gruppo Esodo, Piccoli amici di Maria Maddalena

Carissimi amici, continuiamo l’ascolto del capitolo XXIX di Esodo, sull’investitura dei sacerdoti. Dopo i preparativi, la purificazione nell’acqua, la vestizione e la consacrazione con l’olio dell’unzione… il rito di investitura dei sacerdoti raggiunge ora il momento culminante con tre sacrifici:
– il sacrificio di espiazione
– l’olocausto
– il sacrificio pacifico o di comunione
All’inizio del nostro capitolo erano stati presentati quale materia dell’offerta sacrificale:
– un giovenco
– due arieti
– pani e focacce azzimi
Prima di soffermarci oggi sul primo sacrificio, diamo una veloce panoramica d’insieme ai tre sacrifici:
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Primo sacrificio: l’offerta del giovenco e il sacrificio in espiazione dei peccati (vv. 10-14);
Il sangue, simbolo della vita (da qui la sua funzione espiatoria), viene versato alla base e sui 4 corni dell’altare (simboli della potenza divina).
Il grasso (segno di abbondanza) viene offerto a Dio sull’altare.
Il resto (la pelle, la carne e gli escrementi) viene bruciato fuori dell’accampamento.
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Secondo sacrificio: l’offerta in olocausto del primo ariete (vv. 15-18). Attraverso il sacrificio in olocausto dell’ariete è simbolizzata l’offerta che il popolo fa di sé al Signore attraverso la mediazione dei sacerdoti. Il sangue dell’ariete è sparso sull’altare. Il corpo dell’ariete, fatto a pezzi, a differenza di quanto avvenuto con il sacrificio del giovenco, è interamente bruciato in olocausto al Signore come offerta gradita.
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Terzo sacrificio: l’offerta del secondo ariete per il sacrificio “pacifico” o “di comunione” quale banchetto sacro tra il Signore e il suo popolo (vv 19ss).
Vengono imposte le mani sul capo del secondo ariete (come trasferimento nell’ariete dello spirito della persona offerente).
Con il sangue vengono unti il lobo dell’orecchio destro, il pollice destro e l’alluce destro, quindi le vesti del sacerdote.
Il grasso, la coda e la coscia destra (parti grasse), assieme ai pani e alle focacce azzime, vengono posti sulle palme delle mani dei sacerdoti.
Sulle palme delle mani dei sacerdoti! Ricordiamo come in un precedente incontro (Le mani dei sacerdoti riempite del sangue dell’agnello) abbiamo sostato sul significato letterale dell’espressione “darai loro l’investitura”, ossia “riempirai le loro mani”. Cfr. https://psallite.net/wp/2024/10/30/le-mani-dei-sacerdoti-riempite-del-sangue-dellagnello/
Possiamo riconoscere in questi tre sacrifici una profonda affinità con… tre atti del nostro sacrificio eucaristico:
– l’atto penitenziale;
– il rito offertoriale;
– il rito di comunione.
- innanzitutto riconosciamo il nostro limite, il nostro essere creature di fronte a Dio Padre e Creatore. Riconosciamo la nostra fragilità, il nostro peccato, verso Dio e verso il prossimo;
- quindi nei simboli che offriamo all’altare è noi stessi, la nostra vita, che offriamo (vita che il nostro Sommo Sacerdote, Gesù, prenderà in sé, nell’offerta di se stesso, per un nuovo ed eterno sacrificio, per fare di noi un solo Corpo in Lui);
- il culmine e la meta è la comunione piena (nuziale!) tra Dio e noi suo popolo, celebrato come banchetto eucaristico.
Oggi ci soffermiamo, quindi, sul primo atto: il sacrificio del giovenco in espiazione dei peccati. Ascoltiamo la Parola di Esodo:
Farai poi avvicinare il giovenco davanti alla tenda del convegno. Aronne e i suoi figli poseranno le mani sulla sua testa. Immolerai il giovenco davanti al Signore, all’ingresso della tenda del convegno. Prenderai parte del suo sangue e con il dito lo spalmerai sui corni dell’altare. Il resto del sangue lo verserai alla base dell’altare. Prenderai tutto il grasso che avvolge le viscere, il lobo del fegato, i reni con il grasso che vi è sopra, e li farai ardere in sacrificio sull’altare. Ma la carne del giovenco, la sua pelle e i suoi escrementi li brucerai fuori dell’accampamento perché si tratta di un sacrificio per il peccato.
* Il sacrificio. Rito antico e universale
Sacrificio. Offerta. Banchetto di comunione.
La prassi del sacrificio è antica e universale e mostra lo stupore dell’uomo di fronte alla grandezza del mistero della vita.
Il sacrificio, omaggio a Dio, è religione istintiva dell’uomo.
Cruento o incruento, con animali o vittime umane, l’idea del sacrificio è sempre la stessa: riconoscere che la vita è dono di Dio e cercare di offrire la vita a Lui.
Col procedere dei tempi la forma del sacrificio mutò. Sugli altari, al posto di animali, furono messe le primizie – pane e vino – e altri prodotti della terra: ed era un offrire a Dio ciò che alimentava la vita, ciò che rappresentava lo sforzo della vita… [Un certosino, La Messa mistero nuziale]
* Stupore per la Vita e domanda di Senso.
Di fronte alla Vita, agli dèi o al Dio solo, come padre e signore della Vita, l’uomo si pone in stato di prostrazione, domanda, per sé, per i suoi familiari, per il suo popolo… Anelando al senso stesso della vita e alla comunione piena con la Vita. Mette davanti il proprio limite e la propria fragilità, aspirando alla comunione con la vita piena, in risposta alle sue domande e ai suoi bisogni.
L’atteggiamento di stupore-meraviglia e di domanda-ricerca del Senso è atteggiamento fondamentale e intrinseco nell’uomo, e ne anima le diverse facoltà, nella sfera religiosa, come nella filosofia, nella metafisica, nell’arte… Prima ancora – come ci dice l’amica Elena – su un piano propriamente scientifico:
La nostra mente è incapace di accettare l’assenza di senso di un evento che – ad esempio – può essere traumatico o al di fuori della nostra conoscenza.
Pensiamo all’impatto con il “reale della morte”: ci porta alla ricerca disperata – e disperante – di un significato possibile e necessario, per riuscire a dare un senso a ciò che un senso sembra non avere.
Il nostro cervello ha necessità di ripristinare “il controllo”: attraverso attribuzioni di causa, di responsabilità, la razionalizzazione, con il pensiero contro-fattuale (se avessi /se non avessi fatto, detto… allora…).
Ciò avviene anche se un accadimento è del tutto casuale o comunque non controllabile ed è un processo molto umano,una reazione normale a un evento “anormale”. [E. Galiano]
All’origine e a fondamento del sacrificio stanno quindi senza dubbio lo stupore, la meraviglia e una intrinseca e irrinunciabile domanda di senso.
* La materia del sacrificio.
Il rito di espiazione è quindi il primo passo di questa “trilogia sacrificale” che ha come meta la comunione piena con il Dio della vita.
Torniamo al nostro passo di Esodo.
Anche se (come più volte abbiamo osservato) il racconto va visto certamente alla luce della prassi rituale del Tempio, di un popolo già insediato nella Terra promessa; una sua più piena comprensione è possibile solo come memoria dell’esodo, del cammino nel deserto.
La materia del sacrificio pertanto è quella che poteva offrire un popolo nomade del deserto.
I nomadi sono pastori. La loro alimentazione si basa soprattutto sulle carni degli animali al loro seguito (ovini come agnelli e capre, ma anche asini, cammelli e in certi casi bovini), il loro latte e i prodotti del latte (formaggi…). Inoltre alcuni tipi di cereali quali l’orzo e il miglio.
Fondamentale è la sosta nelle oasi, nelle quali i nomadi possono far scorta d’acqua ed eventualmente anche integrare l’alimentazione con frutta e generi vegetali.
Un giovenco e due arieti sono quindi una ricchezza vitale per il popolo. Da essi i pastori ottengono il latte, i prodotti derivati dal latte e la carne. Comprendiamo come offrire (sacrificare!) questi animali sia davvero… offrire la vita.
* fuori dell’accampamento, fra gli empi
La carne con la pelle e gli escrementi verranno bruciati fuori dell’accampamento.
I Cristiani fin da subito leggono questo atto in riferimento al Cristo, offerto in sacrificio fuori della città:
Noi abbiamo un altare le cui offerte non possono essere mangiate da quelli che prestano servizio nel tempio. Infatti i corpi degli animali, il cui sangue viene portato nel santuario dal sommo sacerdote per l’espiazione, vengono bruciati fuori dell’accampamento.
Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città.
Usciamo dunque verso di lui fuori dell’accampamento, portando il suo disonore: non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. Per mezzo di lui dunque offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. [Eb 13,10-15]
Usciamo verso di Lui! Offriamo un sacrificio di lode!
Nel sacrificio di Cristo, fuori della città, si inaugurano un nuovo sacrificio e un nuovo altare. Il “mistero dei vecchi sacrifici” è finito.
Il sacrificio di Cristo si compie quindi fuori della città, fra gli empi! Gesù è crocifisso tra due ladroni, fuori della città, dove vengono uccisi i malfattori (Lc 23,33). Egli stesso nell’ultima sua cena aveva detto ai discepoli:
Io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra gli empi. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento”. [Lc 22,37]
Qui Gesù cita il profeta Isaia:
Il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli. [Is 53,12]
Gesù – ci ricorda Francesca – l’aveva annunciato nella parabola del padrone di una vigna che, dovendo partire per un viaggio, lascia la vigna ai contadini. Al momento opportuno manda dei servi per avere la sua parte del raccolto. Ma i contadini bastonano i servi rimandandoli a mani vuote. Alla fine il padrone invia loro il suo figlio, l’ “amato”, e quei contadini… lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. (cfr. Lc 20,9-10 e paralleli).
La nostra amica Elena, riflettendo sul “fuori” e il “dentro” si chiede se ci sia una analogia tra spazio sacro e destinazione del sacrificio. Osservando la distinzione tra ciò che nel sacrificio avviene dentro lo spazio sacro e ciò che viene bruciato fuori dall’accampamento, sottolinea come:
– il “dentro” può far pensare a una cerchia ristretta (cfr. il passo di Ebrei che abbiamo appena letto: Noi abbiamo un altare le cui offerte non possono essere mangiate da quelli che prestano servizio nel tempio);
– mentre il “fuori” apre a una dimensione universale, per tutti, per l’umanità intera:
Cristo, nostra Pasqua, è stato sacrificato (1 Cor 5,7), come dice l’apostolo. Offrendo se stesso al Padre come un nuovo e vero sacrificio di riconciliazione, egli fu crocifisso, non nel Tempio il cui dovuto culto è ora compiuto, né entro la città (…) ma fuori e oltre l’accampamento. In questo modo, siccome stava finendo il mistero degli antichi sacrifici, una nuova vittima sarebbe stata posta su un nuovo altare, e la croce di Cristo sarebbe stata l’altare non del tempio ma del mondo. [Leone Magno]
Stava finendo il mistero degli antichi sacrifici. Un nuovo sacrificio.
Un nuovo altare, non del tempio, ma del mondo. Ci viene in mente Teilhard de Chardin e la sua Messa sul mondo. E ci vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia:
Ho potuto celebrare la Santa Messa in cappelle poste sui sentieri di montagna, sulle sponde dei laghi, sulle rive del mare; l’ho celebrata su altari costruiti negli stadi, nelle piazze delle città…
Questo scenario così variegato delle mie Celebrazioni eucaristiche me ne fa sperimentare fortemente il carattere universale e, per così dire, cosmico.
Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così Lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua Croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. [Giovanni Paolo II]
Cristo viene crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme, tra gli empi, sull’altare del mondo. Contempliamo la novità e universalità del sacrificio di Cristo, aperto a tutta l’umanità. Egli è l‘Agnello! L’Agnello che porta i peccati, i peccati del mondo.
Prendete, e mangiatene tutti:
questo è il mio Corpo
offerto in sacrificio per voi.Prendete, e bevetene tutti:
questo è il calice del mio Sangue,
per la nuova ed eterna alleanza,
versato per voi e per tutti
in remissione dei peccati.
Fate questo in memoria di me. [Liturgia]