Liturgia&Musica

Commemorazione dei fedeli defunti

di Massimo Palombella

Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Giudizio universale (Cappella Sistina, Città del Vaticano)

Sant’Agostino (354-430) nel capitolo IV del “De cura gerenda pro mortuis” parla di preghiere che la Chiesa fa in una commemorazione generale di tutti i fedeli defunti: “mai si debbono trascurare le suppliche per le anime dei defunti: cosa che la Chiesa, in una comune commemorazione, ha fatto da sempre per tutti coloro che sono morti nella comunione cristiana e cattolica, anche senza dirne i nomi”. Nel VI secolo, era consuetudine nei monasteri benedettini di tenere a Pentecoste una commemorazione dei monaci deceduti. In Spagna al tempo di Sant’Isidoro di Siviglia (560-636) tale celebrazione si teneva il Sabato prima della Sessagesima o prima della Pentecoste. In Germania esisteva un’antica celebrazione in cui si pregava per i defunti il 1° ottobre. Nel medioevo questa celebrazione lentamente si diffuse in varie diocesi. L’estensione all’intera Chiesa sembra potersi rintracciare per la prima volta nell’Ordo Romanus del XIV secolo, dove il 2 novembre è indicato come “anniversarium omnium animarum”.

La Chiesa dedica un giorno per ricordare i defunti nella convinzione che per vedere Dio occorre essere liberi da tutto ciò che, in qualche modo, ci lega a realtà “temporali”. Ecco allora la necessità di pregare per coloro che sono morti e hanno bisogno di una purificazione, di un liberarsi da tutto ciò che non permette ancora la visione di Dio. Questa realtà è ciò che tradizionalmente chiamiamo “purgatorio”, una situazione a “confine” tra la storia e l’eternità.

Ricordare oggi i defunti significa essere a contatto, prendere “famigliarità” con la morte, l’unica cosa davvero certa della nostra vita. La morte mi interroga su quanto sto davvero vivendo, sulla vera qualità della mia vita, su ciò che è davvero essenziale e non posso permettermi di perdere, su quanto oggi sono davvero pronto per “vedere Dio”.

L’antifona di Comunione nel Rito Ambrosiano (il “transitorium”) della Celebrazione odierna è tratta dal capitolo 11 del Vangelo di Giovanni (Gv 11, 25.26) con il segunete testo:
Ego sum resurrectio et vita: qui credit in me, etiam si mortuus fuerit, vivet,
et omnis qui vivit et credit in me, non morietur in aeternum: dicit Dominus

(Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me anche se sarà morto vivrà;
e chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno, dice il Signore”.

La musica allegata, in Canto Ambrosiano, è tratta dall’Antiphonale Missarum Iuxta Ritum Sanctæ Ecclesiæ Mediolanensis, pubblicato a Roma nel 1935.

L’interpretazione, dal vivo, è della Cappella Musicale del Duomo di Milano alla Celebrazione del 14 giugno 2023 (funerale di Silvio Berlusconi).

Buona domenica e un caro saluto.