XI Domenica del Tempo Ordinario/A
di Massimo Palombella

Nel Vangelo di oggi (Mt 9,36 – 10,8) Gesù chiama i Dodici e li manda in missione. L’evangelista ne riporta con precisione i nomi e, tra questi, compare anche Giuda, «colui che poi lo tradì».
È un particolare che non dovrebbe passare inosservato. Gesù non sceglie persone perfette. Non chiama persone già arrivate, ma persone reali, con la loro storia, i loro limiti, le loro paure e perfino le loro contraddizioni.
In quei Dodici ci siamo anche noi.
Spesso pensiamo che per rispondere a una chiamata occorra essere diversi da ciò che siamo. Il Vangelo, invece, racconta altro: il Signore chiama ciascuno a partire dalla propria realtà, non da una versione ideale di sé.
Chiama alcuni a essere papà e mamme, altri a essere preti, altri ancora a vivere con serietà e responsabilità il proprio lavoro, gli affetti, gli impegni quotidiani.
La fede non consiste nel diventare qualcun altro, ma nel permettere che la verità di ciò che siamo emerga lentamente. Per questo seguire il Signore significa anzitutto fidarsi: accettare che la nostra vita, con le sue risorse e le sue fragilità, possa diventare un luogo fecondo.
Anche ciò che percepiamo come limite o debolezza non è necessariamente un ostacolo. È proprio lì che Dio ci incontra, ci ama nella nostra realtà concreta e ci conduce a scoprire la verità di noi stessi.
Il Signore non attende che diventiamo migliori per chiamarci. Ci chiama così come siamo e, camminando con Lui, ci dona la possibilità di diventare ciò che siamo veramente.
Il Graduale della celebrazione odierna è tratto dal salmo 83 (Sal 83, 10. 9) con il seguente testo: Protector noster, aspice Deus, et respice super servos tuos.
Domine Deus virtutum, exaudi preces servorum tuorum.
(O Dio, nostro protettore, guarda e volgi il tuo sguardo sui tuoi servi.
Signore Dio degli eserciti, ascolta le preghiere dei tuoi servi).
La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. La traccia musicale è reperibile su YouTube dove non ci sono indicazioni circa l’interpretazione.
Buona domenica e un caro saluto.