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Un nuovo organo per San Marco

Tradizione policorale e progetto sonoro per il 2028

La Basilica di San Marco si avvia verso una nuova stagione musicale con la presentazione ufficiale di un progetto organario di ampio respiro, pensato non come semplice aggiunta strumentale, ma come rilettura complessiva del rapporto tra suono, spazio e liturgia. L’obiettivo dichiarato è restituire alla Basilica una voce capace di dialogare in modo organico con l’architettura, con la celebrazione e con una tradizione musicale che, nei secoli, ha fatto di San Marco un modello riconosciuto ben oltre i confini veneziani.

Il progetto prevede la realizzazione di un sistema organario articolato in più sezioni, distribuite in diversi punti dell’edificio. La scelta non è quella di concentrare tutto in un unico grande strumento, ma di creare una presenza sonora diffusa, capace di sfruttare la spazialità della Basilica e di rievocare, con linguaggio contemporaneo, la storica prassi veneziana del dialogo tra più cori e più organi. Le nuove sezioni saranno collocate sulle due cantorie principali e nei bracci del transetto, consentendo una grande flessibilità d’uso sia in ambito liturgico sia concertistico.

Accanto ai nuovi strumenti, il progetto include anche il recupero di uno degli organi storici di Gaetano Callido del 1766, che verrà ricostruito e restituito a una piena autonomia funzionale. Questa scelta permetterà di tornare a una prassi “a due organi” che per secoli ha caratterizzato la musica di San Marco e che rappresenta un elemento fondamentale per l’esecuzione consapevole di una parte significativa del repertorio veneziano.

La costruzione dei nuovi organi è affidata a due ditte organarie di primo piano: la Johannes Klais Orgelbau, realtà storica dell’organaria europea con numerosi interventi in grandi cattedrali, e la Francesco Zanin Organi, tra le eccellenze italiane nella costruzione e nel restauro di strumenti a canne. La collaborazione tra queste due aziende è pensata per coniugare esperienza internazionale e profonda conoscenza della tradizione organaria italiana.

Il progetto fonico, ovvero la definizione dell’impianto timbrico, funzionale e musicale dell’intero sistema, è affidato ad Alvise Mason, primo organista della Basilica di San Marco, affiancato da una commissione internazionale di musicisti e specialisti. Questo lavoro collegiale mira a garantire uno strumento capace di rispondere alle esigenze della liturgia marciana, ma anche di sostenere un’attività concertistica e di studio di alto livello.

Grande attenzione è stata riservata all’inserimento degli strumenti nell’ambiente monumentale. Le soluzioni di collocazione sono state studiate nel rispetto dei mosaici e delle strutture architettoniche, in costante dialogo con gli enti di tutela. A supporto delle scelte progettuali sono già stati condotti test e verifiche acustiche scientifiche da parte dell’Università degli Studi di Udine, attraverso il Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura, per valutare la propagazione del suono e l’interazione tra le diverse sezioni dell’organo all’interno di uno spazio tanto complesso quanto affascinante.

Il completamento dell’intero progetto è previsto per il 2028, anno in cui Venezia celebrerà i milleduecento anni dall’arrivo delle reliquie di San Marco. I fondi per la realizzazione, 3 milioni di euro, sono messi a disposizione dalla Procuratoria di San Marco.

Più che un’opera monumentale, il nuovo organo di San Marco si configura come uno strumento al servizio della liturgia e della musica sacra intesa come pratica viva. Se le premesse saranno rispettate, il progetto potrà offrire alla Basilica una voce rinnovata, capace di tenere insieme memoria storica e esigenze del presente, nel solco di una tradizione che a Venezia non è mai stata semplice conservazione, ma continuo atto creativo.