Liturgia&Musica

XIV Domenica del Tempo Ordinario/A

di Massimo Palombella

Raffaello Sanzio (1483–1520), Cristo benedicente, 1505 (Pinacoteca Tosio Martinengo, BS)

Nel Vangelo di questa domenica (Mt 11,25-30) Gesù pronuncia una delle parole più umane di tutto il Nuovo Testamento: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».

Colpisce il modo in cui inizia. Il verbo greco è Δεῦτε (deûte). È un imperativo, ma non ha il tono dell’ordine. È un’esortazione, quasi una chiamata pronunciata da vicino. Potremmo tradurlo: «Su, venite qui da me.»

Il Signore si rende presente nella nostra vita sempre così: non con un obbligo, ma attraverso un incontro.

Gesù si rivolge a chi è stanco. L’evangelista usa il verbo κοπιάω (kopiáō), che descrive chi si è consumato nella fatica. Non soltanto chi lavora molto, ma chi sente di aver speso tante energie senza riuscire più a ritrovare sé stesso.

Poi parla degli oppressi, di coloro che portano pesi sulle spalle. Il verbo è φορτίζω (phortízō): è l’immagine di chi continua a camminare con un carico che non riesce più a deporre. Ci sono pesi che non abbiamo scelto, altri che ci siamo costruiti da soli; alcuni vengono dalle circostanze, altri abitano il nostro cuore. Ma tutti, prima o poi, conosciamo la fatica del vivere.

Ed è proprio a queste persone che Gesù si rivolge: a ciascuno di noi.

Non promette una vita senza difficoltà. Promette qualcosa di più profondo. Il verbo che traduciamo con «darò ristoro» è ἀναπαύω (anapaúō). Significa ritrovare il luogo dove la vita torna a respirare, dove possiamo finalmente riposare senza smettere di camminare.

Il Signore non ci sottrae alla nostra umanità, con le sue fatiche e le sue ferite. Ci raggiunge proprio lì. E quando prendiamo consapevolezza di non dover più attraversare la vita da soli, anche se il peso rimane lo stesso, non è più vissuto nello stesso modo.

Il vero ristoro non nasce dall’assenza della fatica, ma dalla presenza di qualcuno che cammina con noi, ci sostiene quando le forze vengono meno, ci impedisce di smarrire la meta e, spesso senza che ce ne accorgiamo, ci conduce verso quella «vita in abbondanza» (Gv 10,10) che il Signore è venuto a donarci.

Il testo dell’Alleluia in Canto Gregoriano della celebrazione odierna è tratto dal capitolo 11 del Vangelo di Matteo (Mt 11, 28) con il seguente testo:

Alleluia. Venite ad me, omnes qui laborátis et oneráti estis:  et ego refíciam vos.

(Alleluia. Venite a me, tutti voi che faticate e siete gravati da un peso, e io vi ristorerò).

La musica allegata è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è del Choir of King’s College, Cambridge diretto da Stephen Cleobury. La traccia musicale può essere reperita nel CD “Ikos: Sacred Works of Górecki, Tavener, Pärt” pubblicato da Warner Classic nel 1994.

Buona domenica e un caro saluto.