Liturgia&Musica

Solennità della Risurrezione del Signore

di Massimo Palombella

Piero della Francesca, Risurrezione, (1458-1474) Museo Civico, Sansepolcro

ὃ γὰρ οὐ προσέληπται, οὐδὲ ἰάται·
ὃ δὲ ἥνωται τῷ Θεῷ, τοῦτο καὶ σώζεται

Quod enim non est assumptum, non est sanatum;
quod autem unitum est Deo, hoc etiam salvatur

Ciò che non è stato assunto non è neppure guarito;
ma ciò che è unito a Dio, questo è anche salvato. (Gregorio di Nazianzo, Epistula 101, ad Cledonium, 32)

La Pasqua è il compimento del Natale, il sigillo ultimo dell’Incarnazione.

Dio si è fatto carne per entrare nel nostro insoluto, nella nostra sofferenza; in ciò che non riusciamo a collocare, in ciò che non trova senso e che tanto ci affatica.

Nella sua vicenda umana, nella sua sofferenza, nella sua morte in croce, ci siamo noi: c’è ogni frammento della nostra esistenza, ogni ingiustizia gratuita e non meritata, tutto ciò che ci abita e non ha senso. C’è tutto ciò che è il frutto di quella profonda, costitutiva disarmonia che la tradizione cristiana chiama peccato.

La Risurrezione non cancella la Croce – le piaghe restano nel corpo di Cristo – ma la porta a compimento, la trasfigura.

La Pasqua è la grande risoluzione della nostra povera materialità.

Il dolore, il non-senso, il fallimento, l’ingiustizia gratuita, il cadere e non riuscire a rialzarsi… Tutto viene trasfigurato nel delicato sapore, nel raffinato “suono” dell’eternità.

E la Pasqua, a un certo punto della vita – da adulti, da uomini e donne consapevoli e responsabili, oltre ogni educazione ricevuta – diventa una scelta: una decisione profonda e personale che include necessariamente la croce.

Nel primo libro dei mottetti a 4 voci di Giovanni Pierluigi da Palestrina pubblicato a Venezia nel 1564 da Antonio Gardano, per il giorno di Pasqua, “In Resurrectione Domini”, il Princeps Musicae colloca il mottetto “Iesus iunxit se discipulis suis in via” il cui testo oggi proviene dall’antifona al Magnificat della II Domenica di Pasqua.

Iesus iunxit se discipulis suis in via et ibat cum illis.
Oculi eorum tenebantur ne eum agnoscerent.
Et increpavit eos dicens:
«O stulti et tardi corde ad credendum in his quae locuti sunt prophetae». Alleluia.

Gesù si avvicinò ai suoi discepoli sulla strada e camminava con loro.
I loro occhi erano oscurati e non lo riconobbero.
Ed egli li rimproverò dicendo:
«O stolti e lenti di cuore a credere in ciò che i profeti hanno detto». Alleluia.

L’interpretazione, dal vivo, è della Schola Canturum Venerandae Fabricae al concerto nella Chiesa di San Gottardo (Milano) il 23 ottobre 2025.

Buona Pasqua, di cuore.