Liturgia&Musica

IV Domenica del Tempo Ordinario/A

Massimo Palombella

Liber Floridus, Beatitudini, sec. XI

Nel Vangelo di oggi (Mt 5,1-12a) Gesù, salito sul monte e, messosi a sedere, insegna ai suoi discepoli attraverso le beatitudini.

All’interno di una comprensione un po’ ingenua e superficiale della realtà siamo sottilmente tentati a identificare l’essere beati con una precisa condizione storica. Così, Il trovarmi povero, triste e perseguitato mi metterebbe in una posizione “privilegiata” in ordine alla felicità, alla mia relazione con Dio. In sostanza, in questa ingenua visione, è come se esistesse una sorta di “pole position” in ordine alla salvezza, situazione nella quale mi ritrovo, indipendentemente dalle mie scelte.

Ma, assolutamente oltre questa ideologica visione della realtà, le beatitudini toccano l’essenza del nostro essere ad immagine di Dio, e cioè la nostra libertà. Infatti, solo e soltanto l’esercizio della nostra libertà, attraverso le concrete scelte che compiamo, definisce la nostra identità, ci rende “beati” o non tali.

Analogamente, il definire che l’inferno non può esistere se crediamo in un Dio che è amore e misericordia, implicitamente significa negare la nostra libertà che è esattamente ciò per cui possiamo dire di essere, per Suo dono, simili a Dio.

Noi possiamo in modo assoluto definire la nostra vita, aprendoci al progetto di Dio o chiudendoci rinnegandolo. E Dio è tale perché non va oltre la nostra libertà, non infrange quella sottile linea oltre la quale non ci sarebbe più dignità, e noi non saremo altro che dei “pupazzetti” maneggiati da un grande padrone.

Sono io che scelgo di essere povero, nel pianto, mite, puro di cuore, affamato e assetato di giustizia, misericordioso, operatore di pace, perseguitato per la giustizia e insultato. Sono io che, non senza fatica e in relazione alle mie capacità, decido l’orizzonte, le sfide, la qualità della mia vita. Il Dio nel quale crediamo ci è vicino nella sofferenza, ci sostiene nella fatica, è ricco di misericordia più di ogni nostra immaginazione, ma non si sostituisce a noi, non ci elude la possibilità di divenire con la nostra libertà le persone che possiamo e dobbiamo essere.

Il Graduale della celebrazione odierna è tratto dal Salmo 112 (Sal 112, 5. 6. 7) con il seguente testo:
Quis sicut Dominus Deus noster, qui in altis habitat,
et humilia respicit in caelo et in terra?
Suscitans a terra inopem, et de stercore erigens pauperem.

(Chi è come il Signore nostro Dio che abita nell’alto,
e volge lo sguardo a ciò che è umile in cielo e sulla terra?

Solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia rialza il povero).

La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è della “Mönchsschola der Erzabtei St. Ottilien” diretta da Johannes Berchmans Göschl. La traccia musicale è reperibile del CD “Gregorian Chants” pubblicato da Profil nel 2014.

Buona domenica e un caro saluto.