Liturgia&Musica

XXI Domenica del Tempo Ordinario/A

di Massimo Palombella

Guido Reni (1575–1642), Gesù consegna le chiavi a Pietro (Louvre, Parigi)

Nel Vangelo di oggi (Mt 16,13-20) Gesù pone ai suoi discepoli una domanda essenziale: «Voi, chi dite che io sia?». Il testo greco sottolinea con forza proprio quel «voi»: ὑμεῖς δὲ (hymeîs dè), «ma voi». Non si tratta più, quindi, di riferire ciò che gli altri pensano di Gesù, ma di prendere personalmente posizione davanti a Lui.

Alla risposta di Pietro, «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù risponde rivelando a Pietro qualcosa della sua stessa identità: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». È significativo questo passaggio: Pietro dice chi è Gesù e, immediatamente, Gesù dice a Pietro chi è Pietro.

In qualche modo, è ciò che accade anche nella nostra vita. Ogni volta che diamo spazio al Signore, che riconosciamo una sua presenza e una sua valenza concreta nella nostra esistenza, il Signore non restringe la nostra vita, ma ne rafforza l’identità e ne allarga gli orizzonti.

In relazione a questo è interessante ricordare il primo incontro di Pietro con Gesù, narrato dall’evangelista Luca (Lc 5,1-11). Pietro, per quanto in quel momento gli è possibile, si fida di Gesù e, dopo una notte trascorsa senza pescare nulla, gli dice: «Sulla tua parola getterò le reti». Pietro non possiede ancora una fede piena, non comprende ancora fino in fondo chi abbia davanti; semplicemente concede alla parola di Gesù uno spazio dentro la propria esperienza. E proprio da quello spazio può iniziare qualcosa di nuovo.

Gesù, infatti, volendo stabilire una relazione personale con Pietro, non “violenta” la sua vita, non gli domanda di diventare qualcosa di estraneo a ciò che egli è. Pietro è un pescatore e Gesù parte proprio da lì: «d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Non cancella la sua storia, ma le offre un orizzonte nuovo. Non gli sottrae ciò che è, ma gli permette di diventarlo più profondamente.

È un cammino che, passando anche attraverso fragilità, incomprensioni e fallimenti, condurrà Pietro fino alle parole del Vangelo di oggi: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».

La domanda che Gesù rivolge oggi ai suoi discepoli è allora rivolta personalmente anche a ciascuno di noi: «Tu, oggi, chi dici che io sia?». Che significa: chi sono io per te? Che posto ho realmente nella tua vita? Quali sono i criteri con i quali compi le tue scelte, immagini il tuo futuro, attraversi i momenti difficili, interpreti ciò che ti accade?

È una domanda essenziale, che chiede a ciascuno di noi una risposta altrettanto essenziale. Non necessariamente una risposta fatta anzitutto di parole, ma una risposta che progressivamente prende forma nella vita.

E in questo processo rimane una certezza: ogni spazio che lasciamo al Signore, anche piccolo, può diventare – come è accaduto a Pietro – luogo nel quale la nostra identità si chiarisce, la nostra vita acquista senso e i nostri orizzonti si allargano.

Perché il Signore non ci conduce lontano da ciò che siamo: ci conduce verso la verità più profonda di ciò che possiamo e siamo chiamati ad essere.

Il testo del versetto dell’alleluia in Canto Gregoriano della celebrazione odierna è tratto dal Capitolo 16 del Vangelo di Matteo (Mt 16, 18) con il seguente testo:
Alleluia. Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.

(Alleluia. Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa).

La musica allegata è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979.

La traccia musicale è reperibile su YouTube dove non vi sono indicazioni circa l’interpretazione.

Buona domenica e un caro saluto.

https://youtu.be/QCsktzM55TQ?si=6wJQ7FaNsrfuBKVN