In ascolto di Esodo

Olio sparso è il tuo nome. Bernardo, l’olio e il santissimo Nome di Gesù

In ascolto di Esodo – (Es 29,7-9) – Dicembre 2025

a cura di fratel Gianmartino Maria Durighello e Gruppo Esodo, Piccoli amici di Maria Maddalena

José de Ribera (1591-1652), San Bernardo di Chiaravalle

Carissimi,
continuiamo la nostra meditazione sul tema dell’olio stimolati dalla Parola di Esodo 29,7. Lo facciamo non a caso, ma per il sempre sorprendente “gioco” della Provvidenza, in questo tempo di Natale. E lo facciamo grazie allo stimolo di due carissime amiche che ci hanno offerto come su un piatto d’argento alcune pagine di Bernardo di Chiaravalle e Antonio di Padova (ci fermeremo oggi solo su Bernardo), proprio nelle vicinanze della memoria del santissimo Nome di Gesù.

* il santissimo Nome di Gesù

Dicevamo: il Natale! Ricordiamo come l’anno cosiddetto civile in realtà inizia… nel Nome di Gesù. In che senso? Ne abbiamo già parlato in precedenti incontri, ma val la pena un piccolo richiamo.

Senza poter qui approfondire l’origine del capodanno e la sua diversa celebrazione a seconda delle epoche e delle culture, richiamiamo solo come la stagione propria per celebrare il nuovo anno è stata per molto tempo la primavera, stagione della rinascita.

Al di là delle sue origini, celebrando il capodanno il 1 gennaio noi facciamo un preciso riferimento al Nome di Gesù. Il 1 gennaio infatti è l’Ottava dalla nascita di Gesù, il giorno in cui la famiglia ebrea circoncide il neonato e gli impone il nome. Ancora oggi nella solennità dell’ottava di Natale, 1 gennaio (Maria santissima Madre di Dio) viene proclamato il Vangelo della circoncisione e della imposizione del Nome di Gesù.

Prima della riforma del Vaticano II, la festa del Santissimo Nome di Gesù veniva celebrata la domenica tra la Circoncisione (1 Gennaio) e l’Epifania e – in assenza di tale domenica – il 2 gennaio, in stretta relazione appunto con la Circoncisione.

Con la riforma del Calendario dopo il Concilio Vaticano II tale festa fu soppressa. Giovanni Paolo II ha voluto restituirla, come memoria facoltativa, assegnandola al 3 gennaio, in quanto nel frattempo il 2 era stato per così dire occupato dalla memoria dei santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno.

* Olio sparso è il tuo Nome (Ct 1,2)

Abbiamo scelto di intitolare la nostra meditazione con questo versetto del Cantico dei Cantici, che è il versetto dal quale Bernardo muove per la riflessione che qui proponiamo.

Per introdurci è bene richiamare quanto già abbiamo avuto modo di sottolineare in diverse occasioni e in particolare nella meditazione sull’olio per il candelabro:

https://psallite.net/wp/2024/01/10/lolio-il-fuoco-il-nome-lolio-per-il-candelabro/

Se leggiamo questo versetto nella lingua ebraica possiamo gustare la stupenda allitterazione che mette in stretto rapporto i vocaboli «olio» e «nome»:

  • olio, in ebraico                 SHEMEN
  • nome, in ebraico             SHEM

Non si tratta di una semplice figura letteraria, ma l’Olio bene si presta a simbolizzare il Nome, così che le stesse proprietà dell’Olio passano al Nome. Come abbiamo già osservato, l’olio serve:

  • – come fonte di luce, per illuminare;
  • – come alimento, per nutrire;
  • – come balsamo, per ungere, profumare, ma anche dare forza, e lenire le malattie.

Queste stesse proprietà passano quindi al Nome. Ma ascoltiamo cosa ci dice Bernardo di Chiaravalle. Attingiamo a due Sermoni dal suo Commento al Cantico dei Cantici, i sermoni XIV e XV. Due sermoni che ci aiutano a contemplare come il Nome è olio che illumina, nutre, unge: è luce, cibo, balsamo e medicina.

Bernardo di Chiaravalle  (1090 – 1153)

* La Chiesa abbracciata a Cristo in un amplesso sponsale: che c’è da meravigliarsi se si unge lei che abbraccia l’unto?

 Olio sparso è il tuo nome (Ct 1,2). Nel Cantico contempliamo l’amplesso tra lo Sposo e la Sposa, tra Cristo e la Chiesa. Come è nel suo stile, Bernardo ci introduce con una domanda: che c’è da meravigliarsi se si unge lei che abbraccia l’unto?

Ci riagganciamo a quanto meditato la scorsa volta: Cristo è l’unto e noi siamo Cristiani, unti. E lo siamo perché… abbracciati a Lui, in un amplesso sponsale.

La Chiesa, (…) sposa, gode dei bramati amplessi, e, stringendosi al Cristo Signore nell’ardore dello spirito, aderisce a lui che stilla ed effonde da ogni parte l’olio di esultanza a preferenza dei suoi eguali ed esclama: Olio effuso è il tuo nome. Che c’è da meravigliarsi se si unge lei che abbraccia l’unto?

* Un nome che significa Potenza e Misericordia

Quindi Bernardo ci fa entrare nel cuore del Nome.

Guardiamo al Nome rivelato da Dio nel Roveto, a un Nome potente, terribile, impronunciabile, trascendente: IO SONO!

E guardiamo a un Nome che si fa immanente, misericordiosamente presente nella nostra storia, che si declina sempre come IO SONO CON VOI (Emmanuele)!

Questo Nome si fa misericordia, senza perdere la sua potenza:

Il nome di potenza e di maestà si trasfonde in certo qual modo in quello di pietà e grazia, e viene effuso abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo nostro Salvatore. Per esempio, il nome «Dio» non si ammollisce e svanisce forse in quello di «Dio con noi», cioè in «Emmanuele […]?

Dove è ormai quell’affermazione che presso gli antichi risuonava terribile e frequente: Io, il Signore, io il Signore? (Es 20,2.5). […] I servi sono chiamati amici, e quelli ai quali viene annunziata la risurrezione non sono chiamati solo discepoli, ma fratelli. […]

Quale era la risposta che fu data alla domanda di Mosè: Io sono colui che sono, e: Colui che è mi ha mandato a voi? (Es 3, 14). […]  fu pronunciato e capito; e non solo pronunciato, ma anche effuso, poiché era già infuso. Già lo avevano i cieli, già era noto agli angeli. Fu rivelato fuori; e quello che era così infuso agli angeli da essere anche loro familiare fu manifestato anche agli uomini, di modo che ormai giustamente si gridasse dalla terra: Olio sparso è il suo nome.

* Olio sparso. Cristo e i cristiani

Che c’è da meravigliarsi se si unge lei che abbraccia l’unto? Come l’olio si effonde, così il Nome. E dall’unico nome “Cristo” milioni di credenti vengono detti “cristiani”:

Correte, Gentili, la salvezza è a portata di mano, è stato manifestato il nome, invocando il quale chiunque sarà salvo.
[…]
È necessario che il Cristo subisca la passione; e risorga da morte, e venga predicata in suo nome la penitenza e la remissione dei peccati, non solo nella Giudea, ma anche fra tutte le nazioni, onde da un solo nome, che è Cristo, milioni di credenti vengano chiamati cristiani, e dicano: Olio sparso è il tuo nome.
[…]
Olio sparso è il tuo nome. Sparso davvero, in modo che, non solo ha riempito i cieli e la terra, ma è penetrato anche agli inferi, di modo che nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra, e nell’inferno, e ogni lingua confessi e dica: Olio sparso è il tuo nome. […]
Partecipe del nome, lo sono anche dell’eredità. Sono Cristiano, fratello di Cristo. Se sono veramente quello che sono detto, sono erede di Dio, coerede di Cristo. E che meraviglia se è stato sparso il nome dello Sposo, dal momento che egli stesso si è effuso? Annientò infatti se stesso, prendendo la forma di schiavo. Egli dice poi: Come acqua sono stato versato (Sal 21,15).

* Le proprietà del Nome-Olio: luce, cibo, balsamo e medicina

Bernardo continua ora con un’altra domanda: perché questo nome è olio? E mostra come le qualità dell’olio che abbiamo già contemplato (essere fonte di luce, essere cibo, essere balsamo e medicina) passano quindi al Nome.

E perché questo nome è olio? (…) Questa somiglianza, secondo me, sta in una certa triplice qualità dell’olio, il quale dà luce, nutre e unge […]. Alimenta la fiamma, nutre la carne, lenisce il dolore: luce, cibo, medicina. Guarda ora le stesse cose nel nome dello Sposo. Splende quando è predicato, nutre quando è pensato, invocato lenisce e unge. Ed esaminiamo una per una queste cose.

* Il Nome è luce

Donde pensi sia derivata in tutta la terra una così grande e improvvisa luce di fede, se non dalla predicazione del nome di Gesù? Non è forse nel fulgore di questo nome che Dio ci ha chiamati nell’ammirabile sua luce, e a coloro che in questo lume vedono la luce dice giustamente Paolo: Foste un tempo tenebre, ma ora luce nel Signore? (Ef 5,8).

* Il Nome è cibo

E non è solo luce il nome di Gesù, è anche cibo. Non ti senti forse riconfortato ogni volta che ti ricordi di lui? Che cosa nutre maggiormente la mente che lo pensa? Che cosa ristora in ugual misura i sensi affaticati, rinforza le virtù, fa fiorire costumi buoni e onesti, favorisce i casti affetti? È arido ogni cibo dell’anima, se non è intriso di quest’olio; è insipido se non è condito con questo sale. Se scrivi, non mi sa di niente se non leggerò ivi Gesù. Se discuti o ragioni, non mi sa di niente se non risuonerà ivi Gesù. Gesù miele nella bocca, melodia nelle orecchie, giubilo nel cuore.

* Il nome è balsamo e medicina

Ma è anche medicina. Qualcuno dei nostri è triste? Venga nel suo cuore Gesù, e di là salga alla bocca: ed ecco che, sorgendo la luce di questo nome, si dissipa ogni nube, torna il sereno. […]
Hai questo unguento, o anima mia, racchiuso nel vaso di questo vocabolo che è Gesù, unguento salutare che non resterà senza effetto in nessuna delle tue malattie. Tienilo sempre in cuore, abbilo sempre in mano, onde tutti i tuoi sentimenti e le tue azioni si ispirino a Gesù. Così infatti, sei invitata a fare: Ponimi, dice, come sigillo sopra il tuo cuore, come sigillo sopra il tuo braccio (Ct 8,6).

* Jesu dulcis memoria

Se scrivi, non mi sa di niente se non leggerò ivi Gesù. Se discuti o ragioni, non mi sa di niente se non risuonerà ivi Gesù. Gesù miele nella bocca, melodia nelle orecchie, giubilo nel cuore.

Queste parole che abbiamo appena meditato non possono non richiamarci l’inno proprio della ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù, Jesu dulcis memoria.

L’inno infatti per molto tempo è stato attributo a Bernardo di Chiaravalle. L’attribuzione appare oggi incerta, ma indubbiamente va cercata in ambito cistercense, quindi nella linfa della spiritualità e delle parole di Bernardo.

L’inno nella sua interezza è un poema grandioso, di 52 strofe. Per il testo completo rimandiamo al seguente link dal sito Nuova Citeaux:

https://www.vitanostra-nuovaciteaux.it/wp-content/uploads/Dulcis-Iesu-memoria-testo.pdf

Qui ci limitiamo alle cinque strofe entrate nella Liturgia come inno liturgico per la festa del Santissimo Nome di Gesù:

Filippino Lippi (1457–1504), Apparizione della Vergine Maria a San Bernardo (Badia Fiorentina)

Jesu, dulcis memoria,
dans vera cordis gaudia,
sed super mel et omnia,
eius dulcis praesentia.

Nil canitur suavius,
nil auditur iucundius,
nil cogitatur dulcius,
quam Iesus Dei Filius.

Jesu, spes paenitentibus,
quam pius es petentibus!
quam bonus te quaerentibus!
sed quid invenientibus?

Nec lingua valet dicere,
nec littera exprimere:
expertus potest credere,
quid sit Iesum diligere.

Sis, Iesu, nostrum gaudium,
qui es futurus praemium:
sit nostra in te gloria,
per cuncta semper saecula.
Amen.

O Dio, nell’Incarnazione del tuo Verbo hai posto fondamento all’opera della salvezza del genere umano: concedi la tua misericordia al popolo che la implora, perché tutti riconoscano che non c’è altro nome da invocare per essere salvati, se non quello del tuo unico Figlio. [dalla Liturgia]