XXVIII Domenica del Tempo Ordinario/C
di Massimo Palombella
Nel Vangelo di oggi (Lc 17, 11-19), come la scorsa domenica, Gesù ritorna sul tema della fede, e cioè della relazione di ognuno di noi con il vero Dio.
Nella vicenda dei dieci lebbrosi guariti e di uno solo che torna indietro – il Samaritano – per ringraziare Gesù vi è l’immagine plastica della nostra relazione con Dio. Infatti, in una logica di un dio “inventato” e “usato” per stare bene si collocano i dieci lebbrosi. In questa logica non è importante una “relazione” ma solo e soltanto un “usare” il dio inventato – o le persone che ci circondano – per ottenere quello che vogliamo. È una logica sottile e spesso impercettibile, ma altrettanto spietata dove tutto è asservito al conseguimento dei nostri obbiettivi, e dove, in fondo, non esiste alcun “fidarsi”, e la vita si consuma in una sorta di “bolla” dove tutto è assolutamente e solo definito da noi, dio compreso.

La salvezza che produce la fede dell’unico lebbroso che torna per ringraziare Gesù è proprio l’uscita dalla succitata “bolla”, da un mondo inventato, non reale, per iniziare a relazionarci, a riconoscere la realtà, ad investire le nostre migliori energie non per difenderci e lottare per perseguire i nostri obbiettivi, ma per vivere in abbondanza, in pienezza.
Il vero Dio ci attende fuori dalla “bolla” che ripetutamente costruiamo, ci attende senza le nostre nevrotiche sicurezze, ci attende con le nostre paure, con i nostri insoluti per amarci nella realtà, per quello he davvero siamo, per offrirci la vera relazione con Lui che è l’unica cosa che permette alla nostra vita di divenire degna di essere vissuta.
L’antifona di comunione della Celebrazione odierna è tratta dal salmo 118 (Sal 118, 22. 24) con il seguente testo:
Aufer a me opprobrium et contemptum, quia mandata tua exquisivi, Domine:
nam et testimonia tua meditatio mea est.
(Togli via da me obbrobrio e disprezzo, perché ho cercato i tuoi comandamenti, Signore,
e la tua legge è la mia meditazione).
La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. La strofa in polifonia che si alterna all’antifona in Canto Gregoriano è del sottoscritto. L’interpretazione è della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” alla Celebrazione Papale del 14 ottobre 2018.
Buona domenica e un caro saluto.