Liturgia&Musica

XXIII Domenica del Tempo Ordinario/C

di Massimo Palombella

Heinrich Hofmann (1824–1911), Gesù Cristo e il giovane ricco, 1889 (Riverside Church, New York, USA)

Nel Vangelo di oggi (Lc 14, 25-33) Gesù definisce un criterio profondo in ordine alla vera qualità della nostra vita. La vera relazione con il Signore, seguire il Signore realmente richiede la lenta maturazione della capacità di essere “oltre”. “Oltre” la relazione con i nostri genitori, con i nostri fratelli e sorelle, con la nostra moglie, il nostro marito, con i nostri figli, “oltre” la nostra stessa nozione di “vita”. Essere “oltre” significa operare quella necessaria “separazione” che ci rende capaci di libertà, di distinguere il puntuale affetto dal vero bene. Solo essendo “oltre” possiamo vedere la realtà e vivere nella realtà. Solo essendo “oltre” diveniamo capaci – non senza fatica e sofferenza – di fare scelte per la verità e il vero bene. È un faticoso e delicato cammino che ci permette gradualmente di distinguere, di separare il ricatto affettivo dall’autentico voler bene, il bisogno di essere amati e riconosciuti dalla verità di noi. Un cammino che ci abilita a cogliere la verità circa i nostri genitori, la nostra moglie, il nostro marito, i nostri figli, noi stessi, per condurci alla vera unità, alla vera integrazione di tutto, a saper voler bene nella realtà, con le cose belle e brutte, con le doti e i limiti di tutti, a saper davvero perdonare, ad iniziare da noi stessi.

Il versetto dell’Alleluia in Canto Gregoriano della Celebrazione odierna è tratto dal Salmo 101 (Sal 101, 2) con il seguente testo:

Alleluia. Domine, exaudi orationem meam, et clamor meus ad te veniat.

(Alleluia. Ascolta, Signore, la mia preghiera, e il mio grido giunga a te).

La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è della Schola Peregrina.

Buona domenica e un caro saluto.