XVII Domenica del Tempo Ordinario/C
di Massimo Palombella

Nel Vangelo di oggi (Lc 11, 1-13) i discepoli di Gesù gli chiedono di insegnare loro a pregare. La domanda dei discepoli di Gesù dovrebbe essere anche la nostra. Infatti, imparare davvero a pregare significa avviare un sano processo che ci porta sempre di più a vivere nella realtà. Chiedere al Signore che il suo regno si attui nella mia vita, che la sua volontà divenga il solo criterio del mio decidere, impegnarmi a perdonare e dunque ad avere relazioni vere e reali, tutto ciò altro non è che affrontare la realtà, imparare a discernere le cose che devo cambiare e quelle che devo accettare, esercitarmi nel “discernimento”, nella conoscenza di me stesso imparando sanamente a rinunciare alla facilità che qualcun’altro mi indichi cosa fare per cercare davvero il Signore e la verità della mia vita. In sostanza imparare a pregare significa passare dall’essere bambini all’essere adulti, assumendosi le proprie responsabilità, operando le necessarie separazioni, imparando a conoscere le proprie debolezze. Imparare a pregare è compiere un lento passaggio da un “dio” inventato per stare bene, per avere puntuali risposte e al quale bruciare un po’ di incenso per assicurarsi che tutto vada bene, a un Dio reale da cercare, con il quale interloquire da adulti, al quale affidare la propria vita, le proprie preoccupazioni, al quale “consegnare” tutto in una vitale relazione di fiducia.
Il Graduale della celebrazione odierna è tratto dal salmo 27 (Sal 27, 7 .1) con il seguente testo:
In Deo speravit cor meum, et adiutus sum:
et refloruit caro mea:
et ex voluntate mea confitebor illi.
Ad te, Domine, clamavi:
Deus meus, ne sileas: ne discedas a me.
(In Dio ha sperato il mio cuore e sono stato aiutato
e la mia carne è rifiorita.
Con tutto il mio cuore lo loderò.
A te, Signore, ho gridato:
Dio mio, non tacere, non allontanarti da me).
La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. La traccia musicale si trova su YouTube dove non sono presenti indicazioni circa l’interpretazione.
Buona domenica e un caro saluto.