XXVIII Domenica del Tempo Ordinario/A
di Massimo Palombella
Buona XXVIII domenica del Tempo Ordinario.
Nel Vangelo di oggi ( Mt 22, 1-14) Gesù continua a parlarci in parabole. La “festa di nozze” alla quale si attendono gli invitati, ci interroga profondamente sulla qualità della nostra vita. Infatti, partecipare ad una “festa di nozze” significa incontrare la realtà, e cioè essere sfidato dal senso della vita, dall’amore, dalla fecondità, dalla paternità e maternità… La “festa di nozze” raccoglie in sintesi ciò che rappresenta il punto di arrivo di una vita, quello che profondamente tutti desideriamo, e senza il quale sappiamo bene di non poter realmente vivere. Non posso, infatti, vivere senza essere innamorato, senza definire la mia sessualità in paternità e maternità, senza un profondo senso che, anche nella difficoltà, nella fatica e nel dolore, mi permette di continuare ad indossare, a qualunque età, la “veste nuziale”, e cioè di rimanere in cammino e non fermarmi.
Possiamo avere la tentazione di non partecipare più alla “festa di nozze” accampando le stesse giustificazioni delle persone descritte nella parabola. Dover curare i “fatti nostri” è, infatti, il grande inganno per non più incontrare e vivere la realtà, per eludere la sfida della verità, e per condannarci, silenziosamente e in modo impercettibile, ad essere persone sole che tentano di riempire la propria vita con tanti surrogati.
Il Signore continua ad invitarci alla “festa di nozze”, continua a richiederci “l’abito nuziale”, nonostante la nostra “non voglia”, la nostra paura, il nostro disagio, il nostro non sentirci all’altezza…
Il Signore continua, sostanzialmente, ad offrirci la possibilità di una dignità, la possibilità e la forza di essere le persone che possiamo e dobbiamo essere.
L’antifona di Offertorio della Celebrazione odierna è tratta dal libro di Ester (capitolo 14, versetti 12.13, in accordo con la Bibbia “Vulgata” secondo la divisione in capitoli ad opera di Langton,
all’università di Parigi nel XIII secolo, e in versetti ad opera di Estienne, nella sua Bibbia Latina pubblicata a Ginevra nel 1555) con il seguente testo:
“Recordare mei, Domine, omni potentatui dominans,
et da sermonem rectum in os meum
ut placeant verba mea in conspectu principis“.
(Ricordati di me, Signore, tu che domini su ogni altra potenza:
poni sulla mia bocca un discorso
retto così che piacciano le mie parole al cospetto del principe).
La musica allegata è di Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), e proviene dal libro degli “Offertoria totius anni” pubblicato a Roma nel 1593 (IOAN. PETRO ALOYSIO PRAENESTINO, Offertoria
totius anni [Romae, Apud Franciscum Coattinum, 1593]).
L’interpretazione, dal vivo, è della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” alla Celebrazione Papale del 14 ottobre 2018.
Buona domenica e un caro saluto.