In ascolto di Esodoliturgia

Pregare con san Francesco: le Lodi di Dio Altissimo

di fratel Gianmartino Maria Durighello e i Piccoli amici di Maria Maddalena

Cimabue (1240–1302), attrib., tavola di san francesco, particolare (Museo della Porziuncola, Assisi)

 Quanto condividiamo non è uno studio sulle Lodi di Dio Altissimo, quanto una semplice piccola preghiera che abbiamo vissuto con i Piccoli amici di Maria Maddalena alla ripresa dei nostri incontri dopo la pausa estiva. La condividiamo perché per noi è stato bello, e speriamo possa essere utile e bello anche per voi che ci leggete.
Una proposta di preghiera, quindi, articolata in tre meditazioni. Possiamo scegliere una giornata nella quale dedicare un’oretta a pregare con Francesco. Oppure distribuire questi spunti in tre momenti o giorni o anche settimane diverse, come riteniamo più adatto a noi, al nostro ritmo di vita. Al termine di ognuna delle tre meditazioni, ci impegniamo in alcuni minuti personali di silenzio (3-5 minuti). 

Lodi di Dio Altissimo

 Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.

Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,

Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza,
Tu sei giustizia, Tu sei temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.

Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.

Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carità,
Tu sei tutta la nostra dolcezza,

Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

Tutti conosciamo il Cantico delle Creature! Francesco cominciò a scrivere questa lauda quando già aveva ricevuto le stigmate e giaceva in un momento di gravosa malattia. La completò poco tempo prima della sua morte. Questa stupenda lode universale nasce quindi da un corpo conformato pienamente alle piaghe del suo Signore Gesù, e ormai prossimo alla morte.

Perché questo riferimento al Cantico delle Creature? Perché anche le Lodi di Dio Altissimo sono state scritte dal santo quando già aveva impresse nel proprio corpo le sacre stigmate.

Mi ha sempre colpito e riempito di entusiasmo il considerare come queste laudi, questi stupendi canti di lode, sgorghino da un corpo malato, vicino alla morte, conformato pienamente alle piaghe di Gesù.

1° momento. Chi sei Tu, dolcissimo Signore? Che cosa sono io?

In questo primo momento facciamo come un passo indietro, a prima che Francesco ricevesse le stigmate. Francesco è sulla Verna e prega: Chi sei Tu, dolcissimo Signore? Che cosa sono io?

Cimabue (1240–1302), attrib., tavola di san francesco, (Museo della Porziuncola, Assisi)

Dalla terza Considerazione sulle stimmate

Appressandosi alla festa della santissima Croce del mese di settembre, andò una notte frate Lione al luogo e all’ora usata per dire mattutino con santo Francesco; e dicendo da capo al ponte, com’ egli era solito fare, Signore, apri le mie labbra, e santo Francesco non rispondendo, frate Lione (…) passò il ponte ed entrò pianamente in cella sua, e non trovandolo, si pensò ch’ e’ fusse per la selva in qualche luogo in orazione.

Di che egli esce fuori e al lume della luna il va cercando pianamente per la selva: e finalmente egli udì la voce di santo Francesco e, appressandosi, il vide stare ginocchioni in orazione con la faccia e con le mani levate al cielo, e in fervore di spirito sì dicea:

«Chi se’ tu, o dolcissimo Iddio mio?
Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo?”.

 E queste medesime parole pure ripetea, e non dicea niuna altra cosa. Per la qual cosa frate Leone forte maravigliandosi di ciò, levò gli occhi e guatò in cielo, e guatando sì vide venire dal cielo una fiaccola di fuoco bellissima e splendentissima, la quale discendendo si posò in capo di santo Francesco; e della detta
fiamma udiva uscire voce, la quale parlava con santo Francesco.

Frate Leone come il suo solito era andato a pregare con Francesco. Avvicinandosi al luogo dove solitamente lo attendeva Francesco, frate Leone dice “Signore, apri le mie labbra”. Al ché frate Leone si sarebbe aspettato di sentire la risposta di Francesco “E la mia bocca proclami la tua lode”. Ma a frate Leone non arriva nessuna risposta. Dopo un po’ di esitazione, si fa avanti e cerca Francesco nella sua cella, ma non lo trova.  Si inoltra allora nella selva e lo trova da solo in dialogo con Gesù. In ginocchio, volto e mani al cielo, Francesco ripeteva più volte come una litania:

Chi sei Tu, dolcissimo Signore?
Che cosa sono io?

E frate Leone vedeva un fuoco che scendeva dal cielo e dal fuoco una Voce che parlava con Francesco, ma egli non poteva udirla.


Prima di tutto, Francesco si pone davanti al suo Dio. Lo fa da solo. è necessario, è importante che cerchiamo momenti in cui stare da soli con il Signore. Non è fuggire gli altri. Lo vedremo. Ma abbiamo bisogno di trovare un tempo per stare da soli con il Signore.

Francesco si mette davanti a Dio. Non sente nemmeno la voce di frate Leone. Sono soli: Francesco e il suo Signore.

Cominciamo da qui, dal vivere il nostro desiderio di stare da soli con il Signore. Sapendo – come dice un altro santo, Ignazio di Loyola – che, prima del nostro desiderio di stare con Lui, c’è il suo desiderio di stare con noi.

Alziamo gli occhi del cuore verso di Lui.

Lo percepiamo grande. Siamo incapaci di dire quanto.

E noi ci sentiamo sempre più piccoli e prendiamo coscienza di essere semplici creature. Percepiamo come un abisso tra Dio così grande e noi così piccoli, ma un abisso… che si riempie d’amore. L’amore con il quale Lui viene a me e l’amore con il quale io voglio rispondere a lui. Un abisso d’amore.

Spunti per la meditazione personale.

Ti ringrazio, Signore, perché sei Grande. Perché grande è il tuo amore. Tu hai creato ogni cosa. Tu hai creato anche me, tua piccola e umile creatura.

Ti chiedo perdono se a volte nella mia superbia mi sento grande e mi sostituisco a te. Come i miei progenitori Adamo ed Eva che volevano decidere da soli cosa è bene e cosa è male.

Come i miei antenati alla torre di Babele che volevano salire al tuo livello, con le sole proprie forze. Quando sei Tu, Signore, che nel tuo amore scendi fino a noi.

Desidero allora guardare a Te e guardare a quello che sono io. E sentire questo abisso… Un abisso però che Tu ricolmi di amore. E anch’io voglio colmarlo di amore. Quanto è grande questo amore. Un abisso di amore.


E allora anch’io provo – come Francesco, con il suo aiuto – a stare in dialogo davanti a Te e dico:

“Chi sei Tu, dolcissimo Signore?”

E – dopo un respiro – “Che cosa sono io?”.

E lo ripeto, più volte.

 

2° momento. Tu sei!

Dalla terza Considerazione sulle stigmate

Cimabue (1240–1302), attrib., tavola di san francesco, particolare (Museo della Porziuncola, Assisi)

Viene il dı` seguente, cioe` il dı` della santissima Croce, e santo Francesco la mattina per tempo innanzi dı` si gitta in orazione dinanzi all’uscio della sua cella, volgendo la faccia inverso l’oriente, e orava in questa forma:

«O Signore mio Gesu` Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto e` possibile, quel dolore che tu, dolce Gesu`, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione; la seconda si e` ch’io senta nel cuore mio, quanto e` possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori». (…)

In brieve (…) comincia a contemplare divotissimamente la passione di Cristo e la sua infinita carita`. E crescea tanto il fervore in lui della divozione, che tutto sı` si trasformava in Gesu`, e per amore e per compassione.

E istando cosı` infiammandosi in questa contemplazione, in quella medesima mattina e’ vide venire dal cielo uno Serafino con sei ali risplendenti e affocate; il quale Serafino con veloce volare appressandosi a santo Francesco, sı` ch’egli il potea discernere, e’ conobbe chiaramente che avea in se´ l’immagine d’uomo crocifisso.

 Nel suo intimo dialogo d’amore con Dio, Francesco chiede due grazie:
– sentire nel proprio corpo il dolore della Passione del suo Signore Gesù;
– sentire nel cuore il suo stesso “eccessivo” amore.

Francesco aveva cercato in tutta la sua vita di conformarsi a Gesù, in povertà e umiltà. Ed ora lo desidera fino a condividere la sua Passione. Nel corpo e nel cuore. Nel corpo soffrire lo stesso dolore patito da Gesù. Nel cuore provare– come lo chiama Francesco – lo stesso “eccessivo” amore. E Gesù gli viene incontro, conformandolo a sé, così che egli “tutto sì si trasformava in Gesù”.

In stretto rapporto anche temporale con il dono delle stigmate, Francesco scrive le Lodi di Dio Altissimo. La preghiera di Francesco cambia. Dalla domanda a dialogo “Chi sei Tu? … che cosa sono io?“ La preghiera di Francesco diventa solo “Tu sei!”. L’io sparisce nella contemplazione pura del Tu! “Tu sei”. “Tu sei”.

Io e mio non ci sono più. Rimane solo il Tu!

E sparisce anche la domanda (Chi sei?). Rimane solo l’affermazione (Tu sei!)

Nessuna domanda, nessuna intercessione… Tutto è concentrato nel contemplare come un innamorato questo Tu.

La Preghiera si realizza così come pura relazione di amore. E allora questa Preghiera fa sì che in chi prega si rifletta l’essere stesso dell’amato, di Dio.

Questa preghiera è il riconoscimento affettivo, amante del Nome che Dio di sé ha rivelato nel fuoco del roveto dicendo “Io sono”. Ora la creatura, dimentica di se stessa, dice: Tu sei! Lo può dire perché amando ha colmato l’abisso tra il Tu e l’Io.

Lo può dire perché ha abbracciato l’essere stesso di Dio, quello che Dio «è»! E Dio è… Amore!

Dio è fuoco d’Amore. E l’Amore si diffonde nell’amante che prega, trasformandolo in questo stesso essere fuoco d’Amore. è conformazione piena a Gesù. Gesù è questo Tu che si dona a noi, immagine del Padre. Gesù è questo fuoco che contemplandolo mi trasforma nel suo stesso fuoco. In queste lodi Francesco contempla e dipinge Gesù.

Nell’originale scritto da Francesco in latino, il santo inanella una serie di frasi o strofe che iniziano tutte con il “Tu”. 32 volte si ripete questo Tu, abbellito di attributi che cantano la meraviglia, lo stupore della presenza di Dio nella vita di Francesco: Tu sei santo, Signore e solo Dio, che compi meraviglie.

Tu es sanctus Dominus Deus solus qui facis mirabilia
Tu es fortis, tu es magnus tu es altissimus,
tu es rex omnipotens, tu pater sancte, rex caeli et terrae.

Tu es trinus et unus Dominus Deus deorum,
tu es bonum, omne bonum, summum bonum,
Dominus Deus vivus et verus.

Tu es amor, caritas; tu es sapientia,
tu es umilitatas, tu es patientia,
tu es pulchritudo, tu es mansuetudo;

tu es securitas, tu es quietas,
tu es gaudium, tu es spes nostra et letitia,
tu es iustitia, tu es temperantia,
tu es omnia divitia nostra ad sufficientiam.

Tu es pulcritudo, tu es mansuetudo,
tu es protector, tu es custos et defensor noster;
tu es fortitudo, tu es refrigerium.

Tu es spes nostra, tu es fides nostra,
tu es caritas nostra,
tu es tota dulcedo nostra,
tu es vita aeterna nostra:
Magnus et admirabilis Dominus,
Deus omnipotens, misericors Salvator.

Non è un discorso su Dio, ma un contemplare Lui: Tu! Come due innamorati che non si parlano, non hanno bisogno di parole, ma solo si guardano negli occhi.

Nel Cantico delle Creature Francesco dirà: Nullu homo ène dignu Te mentovare. E anche nella Regola: Tutti noi miseri e peccatori non siamo degni di nominarti.

Questo è l’atteggiamento giusto, quello iniziale. Noi siamo piccoli, povere creature e non siamo degni di nominare il Tuo Nome, Signore.

Ma è il Signore stesso che ci dona di chiamarlo per nome, pensiamo! Venendoci incontro nel roveto. Facendosi Figlio. Ci dona di chiamarlo “Gesù”. Sia santificato il tuo Nome.

E come possiamo allora noi nominare questo Nome, santificare questo Nome? Francesco lo fa, come già i nostri Padri nella storia della Salvezza, come Maria nel suo Magnificat, contemplando le opere che Egli compie nella nostra storia personale, le meraviglie del suo amore: Tu sei santo, Signore, solo Dio, che compi meraviglie

Ecco, allora: riconosciamo nella nostra storia, nella nostra vita questo amore che diventa il Nome di Dio con tutti i suoi attributi.

Tu sei!

 Osserviamo ancora come alcuni attributi Francesco li ripete due volte. Sono belli, sono importanti:

 Tu sei bellezza. Tu sei carità. Tu sei la nostra speranza.

Soprattutto “tu sei bellezza” ci riempie d’amore e ci carica di amore. Dio creando le sue creature vide che erano belle! E creando l’uomo e la donna vide che la sua creatura era molto bella. Ora noi, come la sposa nel Cantico dei cantici, diciamo solo: Quanto sei bello! Tu sei bellezza!

Spunti per la meditazione personale.

* Possiamo pregare queste Lodi di Dio Altissimo che Francesco ci ha donato.

Ci invitiamo allora a ripetere – come Francesco – questo Tu! rileggendo nel nostro cuore le sue Lodi: Tu sei! e cogliendo gli echi di questi attributi divini nella nostra storia personale. Perché Tu sei che compi meraviglie! Senza discorsi, solo contemplando e ripetendo Tu… Tu sei! Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, Tu sei bellezza… Tu sei bellezza!

 * E magari, perché no, fare nascere altre Laudi dal nostro cuore.

Il Nome che Dio ci ha fatto conoscere nella nostra storia, nella nostra vita.

Possiamo provare anche noi. E a ogni “Tu sei” aggiungiamo tre attributi: Tu sei! Tu sei amico, compagno, confidente. Tu sei sostegno, forza, consolazione… Fissiamo gli occhi del nostro cuore su questo Tu!

3° momento. Tu sei la nostra (!) speranza

Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità,
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

Meditazione

Cimabue (1240–1302), attrib., tavola di san francesco, particolare (Museo della Porziuncola, Assisi)

Abbiamo voluto rileggere l’ultima strofa di queste Lodi. In questa ultima strofa nella preghiera di Francesco accade qualcosa di stupendo. Già prima, parlando di ricchezza e di speranza aveva aggiunto, ma quasi di passaggio, l’aggettivo “nostra”.

Ma in questa ultima strofa tutti gli attributi del Nome sono accompagnati da questo aggettivo: “nostra”.

Abbiamo visto come la preghiera di Francesco è prima di tutto un dialogo di amore: Chi sei Tu? Che cosa sono io?

Poi, questo amore conforma a sé Francesco fino a donargli di vivere lo stesso dolore d’amore della Passione, nel dono delle stigmate. E Francesco come “io” sparisce nella totale contemplazione del Tu.

Ora questo Tu lo reinvia a una dimensione corale, universale: noi!

Mi piace sempre a riguardo ricordare una bella espressione di Maria Oliva Bonaldo, fondatrice delle sorelle Figlie della Chiesa. Maria Oliva a un certo punto parla di “questa spinta del Signore a lasciarlo per gli altri, quando non si desidererebbe che starcene con lui”.

Lo stare soli in dialogo con Gesù ci porta a contemplare solo Lui. Fino a desiderare di conformarsi a Lui, pienamente. A questo punto il Signore ci ricorda che Lui è morto per tutti noi. E mette in noi il suo stesso “eccessivo amore”. E allora, quasi senza volerlo, la nostra preghiera si arricchisce di questa dimensione. Non è più solo il «mio» Gesù, ma il «nostro» Gesù.

Spunti per la meditazione personale.

Restiamo allora in silenzio davanti al Signore.

Riprendiamo tutti questi passaggi.

Il primo, in dialogo: Chi sei Tu dolcissimo Signore? Che cosa sono io?

Quindi colmiamo di amore questo abisso che separa Lui da me sua piccola creatura fino a sparire e a dire solo: Tu! Tu sei! Possiamo ancora pregare per conto nostro tutte le Lodi a Dio Altissimo.

E all’ultima strofa gioiamo di questo sfociare al Noi. Prepara anche il nostro passaggio dallo stare soli con Lui e tornare alla quotidianità, allo stare con gli altri. Così che la nostra vita sia questa Lode.

Conclusione

Mi sembra bello a conclusione di questo nostro momento di preghiera con Francesco, ascoltare cosa scrive il santo nella sua parafrasi del Padre nostro, quando arriva a “Sia fatta la tua volontà”:

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra
affinché ti amiamo con tutto il cuore sempre pensando a te;
con tutta l’anima, sempre desiderando te;
con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni
e in ogni cosa cercando il tuo onore;
e con tutte le nostre forze,
spendendo tutte le energie e sensibilità

dell’anima e del corpo
a servizio del tuo amore e non per altro;
e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi,
trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore,
godendo dei beni altrui come dei nostri
e nei mali soffrendo insieme con loro
e non recando nessuna offesa a nessuno.

O Dio, che nel Serafico Padre san Francesco, povero e umile, hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine dei Cristo, concedi a noi di seguire il tuo Figlio nella via del Vangelo e di unirci a te in carità e letizia.   Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.