Leone XIV: «Coltivare e apprezzare la sobria solennità dei gesti liturgici»
Nel messaggio alla 76ª Settimana Liturgica Nazionale di Catania il Papa richiama la fedeltà ai riti, il valore della Liturgia nella formazione cristiana e una partecipazione capace di entrare nella ricchezza dei gesti e dei simboli.
Recuperare il valore della Liturgia nella formazione cristiana, educare il Popolo di Dio alla gestualità e alla simbologia liturgica, riscoprire il rispetto e la fedeltà ai riti e «coltivare e apprezzare la sobria solennità dei gesti liturgici». Sono le indicazioni centrali del messaggio di Papa Leone XIV alla 76ª Settimana Liturgica Nazionale, in corso a Catania dal 24 al 27 agosto sul tema «Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione Cristiana».
Il messaggio è stato trasmesso dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin a mons. Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente del Centro di Azione Liturgica.
Al centro della riflessione è il rapporto tra Liturgia e Iniziazione cristiana. Il Papa richiama quanto aveva indicato ai vescovi italiani durante la loro Assemblea generale del 28 maggio: l’Iniziazione cristiana non può essere pensata soltanto come «preparazione ai Sacramenti», ma deve essere considerata come «il “grembo” in cui una comunità genera alla fede e introduce nella vita pasquale, nella comunione con il Signore, nella fraternità ecclesiale».
È in questa prospettiva che il messaggio torna alle origini della comunità cristiana e all’unità tra catechesi e celebrazione. Il riferimento è agli Atti degli Apostoli e alla comunità perseverante «nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere».
Da qui l’invito a «tornare alla fonte». Nella formazione cristiana, afferma il messaggio, occorre rafforzare e, dove necessario, recuperare «il valore della Liturgia, in cui il mistero di Cristo ci afferra, ci trasforma e ci fa nascere come creature nuove».
La Liturgia viene così presentata non come elemento accessorio della formazione, né come semplice momento conclusivo di un percorso catechetico, ma come luogo nel quale la fede viene celebrata e vissuta dalla comunità ecclesiale.
Il messaggio richiama quindi un’affermazione particolarmente netta di Leone XIV: «I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale […] ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge».
È proprio per questa ragione che il Papa invita a recuperare «la gestualità e la simbologia liturgica nel suo senso più profondo di actuosa participatio».
La partecipazione non viene presentata come semplice moltiplicazione delle azioni affidate ai fedeli. Il messaggio insiste piuttosto sulla necessità di educare il Popolo di Dio e, in particolare, quanti intraprendono un cammino di fede, «ad approcci, stili celebrativi e modi di partecipazione che favoriscano l’apertura del cuore all’agire attuale e reale di Dio in noi».
Sul fondo rimane la concezione ecclesiologica della Sacrosanctum Concilium: una Chiesa «nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina».
Il messaggio compie poi un ulteriore passaggio. La Liturgia non forma soltanto il singolo credente, ma educa alla comunione perché è «celebrata dalla Chiesa e nella Chiesa come azione di un unico Corpo».
Leone XIV ne indica una prima conseguenza: «l’importanza del rispetto e della fedeltà ai riti».
È in questo contesto che si trova uno dei passaggi più significativi dell’intero messaggio: «È necessario insegnare a coltivare e apprezzare la sobria solennità dei gesti liturgici, aiutando le persone a comprenderne e viverne il più possibile i significati in tutta la loro ricchezza».
Sobria solennità, rispetto e fedeltà ai riti diventano così criteri di una formazione che non si limita a spiegare la Liturgia dall’esterno, ma introduce progressivamente alla comprensione dei suoi linguaggi.
Gesti e simboli non sono elementi ornamentali. Chiedono di essere conosciuti e vissuti perché appartengono alla forma attraverso la quale la Chiesa celebra. La mistagogia diventa perciò essenziale: non soltanto spiegazione intellettuale, ma educazione a riconoscere ciò che avviene nell’azione liturgica e a lasciarsi coinvolgere dal mistero celebrato.
La seconda conseguenza indicata dal messaggio riguarda «l’irrinunciabile legame che unisce Liturgia e carità fraterna». Il documento riprende a questo proposito la Desiderio desideravi di Papa Francesco: «Una celebrazione che non evangelizza non è autentica, come non lo è un annuncio che non porta all’incontro con il Risorto nella celebrazione: entrambi, poi, senza la testimonianza della carità, sono come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita».
Celebrazione, evangelizzazione e carità non possono quindi procedere separatamente.
Il messaggio richiama inoltre il patrimonio che la Liturgia mette a disposizione della Chiesa nella concretezza del contesto celebrativo e insiste sulla necessità di farlo conoscere a quanti si accostano ai percorsi di Iniziazione cristiana. Le persone devono essere educate ad attingervi «frequentemente con cuore desideroso e attento», ricevendo strumenti adeguati per comprenderlo e viverlo.
Non si tratta dunque soltanto di preparare alla ricezione dei Sacramenti. La prospettiva indicata dal Papa è più ampia: formare cristiani capaci di abitare la Liturgia della Chiesa, comprenderne il linguaggio e riconoscere nella celebrazione una sorgente permanente della propria vita di fede.
Nella parte conclusiva il messaggio concentra questa prospettiva in tre atteggiamenti che i responsabili della pastorale sono chiamati a curare: «accoglienza, mistagogia e testimonianza di vita».
Sono le condizioni indicate perché la Liturgia possa essere realmente «spazio generativo dell’Iniziazione Cristiana».
La conclusione riconduce la celebrazione alla vita e la vita all’altare: «Solo così la fede, che nasce dall’altare, potrà raggiungere le strade dell’umanità portando frutti di bene, di riconciliazione e di pace».
Il messaggio di Leone XIV alla Settimana Liturgica Nazionale consegna così una precisa responsabilità pastorale: non limitarsi a celebrare i riti, ma educare a comprenderli e a viverli nella loro ricchezza. Fedeltà, sobria solennità, gesti, simboli, partecipazione e mistagogia appartengono a un unico processo attraverso il quale la Liturgia forma la comunità cristiana e la conduce dalla celebrazione alla testimonianza.
Lettura integrale del messaggio del Papa: https://diocesi.catania.it/settimanaliturgicanazionale/wp-content/uploads/sites/5/2026/08/54511-U.pdf
