XVI Domenica del Tempo Ordinario/A
di Massimo Palombella

Nel Vangelo di oggi (Mt 13, 24-43) Gesù racconta alcune parabole, tra cui quella del buon seme e della zizzania.
La nostra prima reazione davanti alla zizzania è semplice: toglierla. È anche la proposta dei servi: Individuato il problema, cercano immediatamente la soluzione.
Il padrone, invece, risponde in modo sorprendente: “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme”.
Non è un invito alla rassegnazione, ma un modo completamente diverso di guardare la realtà.
Noi siamo abituati a pensare il tempo come una successione di istanti, nei quali ogni momento deve produrre un risultato. Dio, invece, non guarda l’istante. Guarda il compimento.
Per questo il tempo, nel Vangelo, non è ciò che ritarda la soluzione. È la dimensione nella quale la realtà rivela lentamente ciò che è.
Noi, invece, continuiamo a fermarci a ciò che appare, ed è qui che nasce il nostro errore.
Pensiamo di conoscere una persona perché ne vediamo un comportamento. Pensiamo di conoscere una situazione perché ne viviamo un momento. Pensiamo perfino di conoscere noi stessi perché ci giudichiamo attraverso i nostri limiti.
Ma una persona non coincide mai con il proprio presente, né con il proprio errore, né con la propria fragilità.
Il Vangelo ci invita ad abitare una realtà più ampia di quella che normalmente riusciamo a vedere, una realtà nella quale il tempo non è un semplice trascorrere dei giorni, ma la possibilità che ogni cosa diventi pienamente se stessa. Anche noi.
Forse la fatica più grande non è accettare il tempo di Dio, è accettare che Dio guardi noi in modo diverso da come ci guardiamo noi.
Noi vediamo ciò che ancora manca. Il Signore vede ciò che sta nascendo. Noi vorremmo essere amati secondo le nostre aspettative, Dio ci ama secondo la verità della nostra vita.
Per questo il suo amore non elimina semplicemente ciò che ci disturba ma fa emergere ciò che siamo chiamati ad essere.
Non dovremmo chiederci, in tante situazioni: “Perché Dio aspetta?”
Forse la domanda è un’altra: “Sono disposto a guardare la realtà, gli altri e me stesso in modo diverso?”.
Il Graduale della celebrazione odierna è tratto dal salmo 8 (Sal 8, 2) con il seguente testo:
Domine, Dominus noster, quam admirabile est nomen tuum in universa terra!
Quoniam elevata est magnificentia tua super caelos.
(O Signore, nostro Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Poiché la tua maestà si innalza al di sopra dei cieli).
La musica allegata è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è dei “Cantori Gregoriani” diretti da Faulvio Rampi.
Buona domenica e un caro saluto.