Liturgia&Musica

XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A

di Massimo Palombella

Peter von Cornelius (1783-1867), Le vergini sagge e le vergini stolte, 1813-1816 (Kunstmuseum, Colonia, Germany)

Nel Vangelo di oggi (Mt 25,1-13) Gesù, attraverso la parabola delle vergini, definisce nuovamente il “regno dei cieli”. È interessante notare che il compimento del nostro desiderio, la “vita in abbondanza”, la piena felicità, il “regno dei cieli” viene paragonato ad una festa di nozze. Infatti, il giorno delle nozze rappresenta il punto di arrivo di un insieme di cose: un innamoramento che si definisce in un progetto di vita, il nostro essere sessuati, la grande forza della sessualità che trova la strada per definirsi in paternità e maternità, il compimento di “separazioni” che devono avvenire per essere persone adulte e per potersi davvero “legare”. In tutto questo processo esiste qualcosa di profondo, e forse non pienamente percettibile, è cioè l’intelligenza della vita, la capacità – anche se non consapevole – di “astrarre”. Chi si lascia sfidare dal “regno dei cieli”, dalla “vita in abbondanza” dallo scommettere che la vita in pienezza è possibile, avvia un processo di “intelligenza” della vita, una dinamica che ci permette di renderci conto in anticipo che il nostro olio sta finendo, che nostri figli hanno bisogno di un reale futuro, che nostra moglie, nostro marito hanno bisogno di essere curati e custoditi. In sostanza, diveniamo capaci di non vivere più alla giornata, di progettare, di “astrarre”, di essere come la vergine “saggia” di cui parla il Vangelo.

Questo processo non è facile e non è esente da tentazioni e cadute. Ma “cadere”, non “avere più voglia”, perdere il “gusto della vita”, per quanto doloroso, si colloca e si risolve all’interno di un progetto di vita, di un amore che rimane, nonostante le nostre cadute, le nostre infedeltà. Il Signore, ad ogni età della vita, continua a sfidarci, a chiederci di essere coraggiosi, di lasciare le nostre certezze. Ci chiede di non rinunciare ad una “intelligenza” della vita. Ci attende quando fatichiamo, ci prende per mano quando non riusciamo più a camminare, continua a dirci la verità anche quando non vogliamo più sentirla. Ci ama come abbiamo bisogno di essere amati per fare di noi gli uomini, le donne che possiamo e dobbiamo essere.

L’antifona di Offertorio della Celebrazione odierna è tratta dal Salmo 118 (Sal 118, 133) con il seguente testo:
“Gressus meos dirige secundum eloquium tuum:
ut non dominetur mei omnis iniustitia, Domine.”

Dirigi i miei passi, Signore, secondo la tua parola
perché non mi domini alcuna ingiustizia.”

La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. La traccia musicale è rintracciabile su YouTube dove non i trovano indicazioni circa l’interpretazione.

Buona domenica e un caro saluto.