Solennità di Pentecoste
di Massimo Palombella

L’Ascensione non lascia un vuoto.
La distanza da Cristo apre lo spazio dello Spirito.
Gesù si sottrae allo sguardo perché possa abitare interiormente l’uomo.
Lo Spirito Santo ci è donato per “conoscere”: non una conoscenza che possiede, ma una luce che trasfigura.
San Cirillo di Alessandria scrive che lo Spirito, abitando nell’uomo, lo trasforma “in un’altra immagine” (In Ioannis Evangelium, XI, 11).
Chi si lascia abitare dallo Spirito non resta prigioniero di sé stesso, è condotto lentamente alla Verità.
Michelangelo intuiva che l’opera vera non nasce dall’aggiungere, ma dal togliere. La forma è già custodita nel marmo; occorre liberarla da ciò che la imprigiona.
Così opera lo Spirito.
Non aggiunge maschere spirituali, ma consuma l’inutile, attraversa le durezze, elimina ciò che impedisce alla Verità di manifestarsi.
Ci conduce lentamente a divenire le persone che possiamo – e dobbiamo – essere davanti a Dio.
Ed è proprio “togliendo”, lasciandosi scavare, che, lentamente, guadagniamo la vita in abbondanza.
L’inno dei Vespri della solennità di Pentecoste ha il seguente testo (in una delle versioni usata a Roma nel rinascimento):
Veni, creator Spiritus,
mentes tuorum visita:
imple superna gratia
quae tu creasti pectora.
Qui diceris Paraclitus,
altissimi donum Dei,
fons vivus, ignis, caritas
et spiritalis unctio.
Tu septiformis munere,
dextrae Dei tu digitus,
tu rite promissum Patris,
sermone ditans guttura.
Accende lumen sensibus,
infunde amorem cordibus,
infirma nostri corporis
virtute firmans perpeti.
Hostem repellas longius
pacemque dones protinus;
ductore sic te praevio
vitemus omne noxium.
Per Te sciamus da Patrem
noscamus atque Filium,
teque utriusque Spiritum
credamus omni tempore.
Gloria Patri Domino,
natoque qui a mortuis
surrexit, ac Paraclito,
in saeculorum saecula.
Vieni, o Spirito creatore,
visita le menti dei tuoi figli:
ricolma di grazia celeste
i cuori delle tue creature.
Tu sei il Consolatore,
dono del Dio altissimo,
fonte viva, fuoco d’amore,
unzione spirituale.
Sette sono i tuoi doni,
dito della mano destra di Dio:
tu sei la promessa solenne del Padre
e ci doni di dire parole ispirate.
Sii luce ai nostri sensi,
accedi d’amore i nostri cuori:
tu puoi rinsaldare di divina potenza
le nostre umane debolezze.
Scaccia lontano il nemico
e donaci pace perpetua:
con la tua guida lungo il cammino
scamperemo ogni pericolo.
Donaci per mezzo tuo di conoscere il Padre
e di conoscere anche il Figlio:
donaci di credere sempre
che tu sei lo Spirito che da entrambi procede.
Sia gloria al Signore Padre
e al Figlio risorto dai morti
e al Consolatore
per tutti i secoli dei secoli.
Il manoscritto allegato è di Giovanni Pierluigi da Palestrina e proviene dall’Archivio Lateranense, Codice 59.
L’interpretazione, dal vivo, è della Schola Cantorum Venerandae Fabbricae al concerto tenutosi il 20 novembre 2025 nella Chiesa di san Gottardo a Milano.
Buona solennità e un caro saluto.