Liturgia&Musica

XV Domenica del Tempo Ordinario/A

di Massimo Palombella

Jacopo Bassano, bottega di (1510 c.-1592, Parabola del Seminatore (Gallerie Accademie, Venezia)

Nel Vangelo di oggi (Mt 13,1-23) Gesù racconta la parabola del seminatore. Il seme cade lungo la strada, sul terreno sassoso, tra i rovi e infine sul terreno buono.

Noi pensiamo subito che il terreno buono sia un punto di arrivo. Gesù, invece, ci suggerisce qualcosa di diverso. In profondità, ciascuno di noi è un terreno buono. Se così non fosse, la sua Parola non potrebbe mai mettere radici nella nostra vita.

Ciò che spesso nasconde questo terreno sono le nostre paure, le preoccupazioni, le ferite, i tanti rumori del cuore. Per questo vediamo senza accorgerci, ascoltiamo senza ascoltare davvero e, soprattutto, non comprendiamo.

Quando Gesù parla del terreno buono dice che è colui che ascolta la Parola e la comprende. L’evangelista usa il verbo greco συνίημι (syníēmi). Letteralmente significa «mettere insieme». Comprendere la Parola significa permetterle di unificare la nostra vita, di raccogliere ciò che è disperso, di ricomporre ciò che le paure hanno frammentato, di restituire un senso anche alle ferite. Quando questo accade, diveniamo davvero terreno buono. Solo una vita unificata porta frutto.

C’è un altro particolare che merita attenzione. Il verbo greco usato per il seminatore è σπείρω (speírō), espresso nel participio presente: ὁ σπείρων (ho speírōn), «colui che continua a seminare». Non descrive un’azione compiuta una volta per tutte, ma un gesto che continua nel tempo. Il Signore non smette mai di seminare. Continua a seminare la sua Parola nella nostra vita, anche quando il terreno sembra coperto dalle pietre o soffocato dai rovi.

Il Signore vede ciò che noi spesso non riusciamo più a vedere. Sotto tutto ciò che ci distrae e ci appesantisce continua ad esserci quel terreno buono nel quale la sua Parola può mettere radici e portare frutto.

Il Graduale della celebrazione odierna è tratto dal salmo 16 (Sal 16, 8. 2) con il seguente testo:

Custodi me, Domine, ut pupillam oculi: sub umbra alarum tuarum protege me.

De vultu tuo iudicium meum prodeat: oculi tui videant aequitatem.

(Custodiscimi, Signore, come la pupilla dell’occhio; proteggimi all’ombra delle tue ali.
Dal tuo volto venga la mia giustizia; i tuoi occhi vedano ciò che è retto).

La musica allegata è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. La traccia musicale si trova su YouTube dove non ci sono indicazioni circa l’interpretazione.

Buona domenica e un caro saluto.