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Un canto per vestizione e unzione nel Rito di ordinazione presbiterale

Antonio Di Marco

Proposte di metodo per testi e musiche pertinenti

Analisi del Rito

Prima di procedere ad un qualsivoglia tentativo di speculazione teologico-liturgica o di proposte concrete testuali e musicali per il canto che accompagna la vestizione degli abiti presbiterali e l’unzione delle mani nella liturgia di ordinazione dei presbiteri, è bene sostare con attenzione su quanto il libro liturgico – nel nostro caso il Pontificale Romano [OVPD]1 – ci dice riguardo a questo canto e ai gesti che accompagna.

* * *

125. Subito dopo la preghiera di ordinazione, gli ordinati sono rivestiti della stola presbiterale e della casula, con cui esternamente d’ora in poi si manifesta il loro ministero nelle azioni liturgiche.

RITI ESPLICATIVI

Vestizione degli abiti sacerdotali

147 [178]. Terminata la preghiera di ordinazione tutti siedono. Il vescovo riceve la Mitra. I presbiteri tornano al loro posto.

Gli ordinati si alzano e alcuni presbiteri li aiutano a rivestire la stola al modo sacerdotale e la casula.

Unzione crismale

148 [179]. Il vescovo si cinge di un grembiale, unge con il sacro crisma le palme delle mani di ciascun ordinato inginocchiato davanti a lui dicendo:

Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato in Spirito Santo e potenza,

ti custodisca per la santificazione del popolo e per l’offerta del sacrificio.

149 [180]. Mentre gli ordinati indossano la stola e la casula e ricevono dal vescovo l’unzione delle mani, si può cantare la seguente antifona con il Salmo 109 (cf. n. 422) o un altro canto analogo, consono all’antifona, specialmente quando il suddetto salmo viene usato come salmo responsoriale nella liturgia della Parola.

Se si canta un salmo, l’antifona viene ripetuta dopo ogni strofa; il salmo si interrompe e si ripete l’antifona appena finita l’unzione. Non si dice il «Gloria al Padre».

Antifona:

Sacerdote per sempre, come Melchisedek,

Cristo Signore ha offerto il pane e il vino. [t.p. Alleluia.]

Salmo 109.

Alla fine dell’unzione il vescovo e gli ordinati si lavano le mani.

* * *

Per l’ordinazione dei diaconi, la struttura di questa parte del rito è molto simile (cf. OVPD 231-232/263-264). L’antifona suggerita è (cf. n. 424): Beato chi abita la tua casa, Signore. [t.p.Alleluia.] con il Salmo 83.

Ai nn. 422 e 424 il Pontificale riporta solo i testi senza alcuna melodia. Suggerisce la divisione in strofe dei Salmi 109 e 83, indicando dove ripetere l’antifona.

Il Pontificale Romanum nell’ultima edizione tipica latina [OEPD]2 per i presbiteri al n.134 propone un’antifona gregoriana sul testo Sacerdos in æternum, Christus Dominus secundum ordinem Melchisedek, panem et vinum obtulit [alleluia]. Come anche per i diaconi al n. 209 propone l’antifona gregoriana su Beati qui habitant in domo tua, Domine [alleluia]. Si noti che lo stile di queste antifone è semplice, esse sono desunte dal repertorio per l’Ufficio o ad esso sono ispirate: si discostano, dunque, dal genere semi-ornato di Introiti e Communi (come anche maggiormente da quello ornato degli Offertori) rimanendo in quello sillabico o leggermente ornato.3

La scelta formale ed estetica dell’antifona sillabica intercalata ad un salmo risulta sia efficace per la partecipazione del popolo (pur non esplicitamente richiesta) sia funzionale alla natura del canto, che in questo momento celebrativo ha la prerogativa di accompagnare la vestizione e l’unzione, quali riti esplicativi dell’ordinazione avvenuta. La brevità dell’antifona e il numero nutrito dei versetti salmodici (anch’essi relativamente brevi se paragonati alle strofe di un canto in forma di canzone) conferisce a questo gesto sonoro la giusta duttilità per potersi prolungare e arrestare quando necessario, senza causare momenti morti di attesa da parte dei ministri: non siamo in presenza di un canto-rito, ma di un canto che accompagna un gesto e che dunque non deve protrarsi oltre il gesto stesso. Si noti anche l’indicazione di omettere la dossologia finale, riservata invece alle salmodie di ingresso e di comunione: il canto si colloca all’interno di un gesto rituale non ancora terminato.Come giustamente nota il Lameri,4 bisogna ricordare che il rito di vestizione degli abiti sacerdotali, in origine pensato semplicemente come ratifica dell’avvenuta ordinazione,5 ha subìto lungo la storia una notevole implementazione di ermeneutica ed eucologia, giungendo ad accompagnare con orazioni specifiche la vestizione della stola e della casula;6 tuttavia il nuovo rito per l’ordinazione dei presbiteri è ritornato all’antica tradizione romana di collocare la vestizione subito dopo l’oratio consecrationis, senza alcuna formula: i neo-ordinati, aiutati da alcuni presbiteri indossano gli abiti sacerdotali (ODPE 23).7

Se non si ha modo di poter eseguire l’antifona gregoriana a causa della lingua latina o della difficoltà dell’estetica musicale, e dovendo guardare ad un genere repertoriale più vicino ai canoni musicali moderni in lingua viva, è consigliabile, pertanto, evitare di scegliere canti troppo complessi a livello di lunghezza del testo, di forma musicale e di retorica apicale: l’apice del rito è costituito dalla preghiera di ordinazione unita all’imposizione delle mani. Si scelga, quindi, la forma corrispondente anche nei diversi stili musicali: l’antifona breve e non troppo elaborata intercalata ad una salmodia. In ogni caso è bene tener presente che questo canto dovrà coprire il lasso di tempo che va dal termine della preghiera di consacrazione all’avvenuta lavanda delle mani dopo l’unzione.8

Dal repertorio esistente, un possibile e felice adattamento può essere quello dell’antifona 1 di CdP 47 di G. Stefani, adattata anche per una semplice polifonia a 3 vd. Si può poi eseguire il salmo 110(109) sulla melodia di D. Stefani, come indicato in CdP 47, o con un altro modulo salmodico in Sol maggiore, o con i moduli gregoriani dei toni VIIc/a (trasposto una quarta sotto) oppure VIf (trasposto un tono sopra).


Tra le proposte già musicate merita di essere citata l’antifona composta da G. Liberto come offertorio per la Messa Crismale: «Cristo Signore, Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek, ha offerto il pane e il vino»,9 che ricalca il testo proposto dal pontificale. All’antifona si accompagna un modulo corale a 4 stichi per il canto delle strofe, che può essere sostituito anche con un modulo più semplice nella tonalità corrispondente (Do maggiore).

Una segnalazione positiva anche per l’antifona composta da P. Comi10 nel 1981: «Tu sei sacerdote in eterno per ogni uomo nei secoli»: semplice e solenne al contempo; le strofe corrispondenti, invece, sia per lunghezza eccessiva che per stile musicale antitetico rispetto all’antifona stessa risultano di minore efficacia. Nulla vieta, anche in questo caso, di alternare l’antifona con una salmodia modulare.

Esistono certamente altri canti sul medesimo testo, ma difficilmente rispettano la forma antifonico-responsoriale con salmodia, tendendo ad essere piuttosto solenni forme di canzone che, come abbiamo precedentemente dimostrato, mal si prestano al momento celebrativo. Naturalmente, è necessario essere ben calati nell’hinc et nunc di ogni singola celebrazione: quando sono presenti molti candidati, i riti esplicativi della vestizione e dell’unzione per loro natura occuperanno un tempo più espanso, e sarà possibile pensare di utilizzare anche queste forme più complesse.

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Linee biblico-teologiche come possibili fonti di nuovi testi

Veniamo ora alle possibili alternative al salmo 110(109) con la sua antifona. Il Pontificale esplicita che il canto alternativo è consigliato quando il testo del salmo 109 è già stato proclamato durante la Liturgia della Parola: si vuole evitare, quindi, una ripetizione. Ma al contempo specifica che il canto alternativo deve essere analogo e consono all’antifona (cf. OVPD 148) proposta: è fondamentale notare che l’antifona non contiene soltanto una citazione del salmo, ma anche una seconda parte legata all’offerta del pane e del vino da parte di Melchisedek (cf. in particolare Gn 14,18: «Intanto Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo»). Questa consapevolezza lega l’antifona e il salmo stesso – come voleva il rito al suo nascere – all’avvenuta ordinazione presbiterale, che abilita il candidato alla celebrazione dell’offerta sacrificale del Cristo,11 ed esprime nel canto la ministerialità per cui il presbitero è ordinato.

Come tale, l’antifona può essere comunque sempre usata, perché del salmo mantiene soltanto le prime parole; ad essa si potrebbe accompagnare un altro salmo che esprima l’onore-onere dell’offerta: ad esempio il Sal 116(114-115),12-14.17-19 o il Sal 66(65),13-20.

Una rilettura cristologico-sacerdotale della figura veterotestamentaria di Melchisedek ci è offerta dalla Lettera agli Ebrei nei capitoli da 4 a 7; soprattutto Eb 4,14-5,7, che elenca e attribuisce a Cristo le prerogative positive del sacerdozio veterotestamentario, ed Eb 7,12-28, che elenca le prerogative del nuovo sacerdozio di Cristo cui debbono conformarsi gli ordinati, offrono notevoli spunti per la redazione di un nuovo testo adatto a questo canto: si abbia cura di rispettare la forma richiesta dalla Liturgia, con un’antifona breve ed efficace, musicalmente non troppo elaborata e strofe brevi da poter cantare come salmodia.  Nulla vieta, infine di fare una miscellanea tra le varie possibilità sopra descritte.

Uscendo un po’ dalla chiara traccia teologica che ci suggerisce il Pontificale per questo canto e che vede nel binomio Melchisedek-Cristo la rilettura del nuovo sacerdozio, ci si può rivolgere alla Scrittura per ricercare altre figure sacerdotali legate al culto e all’offerta per il popolo di Israele. Tra queste ricordiamo:

  1. Abele: Gn 4,3-4;
  2. Aronne: Es 28-29 (in particolare Es 29,43-46) e Lv 9;
  3. Mosè: Es 32,30-32;
  4. Sadoc: sacerdote fedele sotto il regno di Davide e Salomone, che il profeta Ezechiele addita a modello del sacerdozio futuro (Ez 44,15ss). Il brano contiene una bella descrizione dello zelo che devono avere i sacerdoti per il servizio all’altare e per l’offerta del sacrificio, nonché della missione di istruire il popolo circa il volere di Dio, annunciandone il regno;
  5. Simeone: Lc 2,25-35.

È doveroso notare, però, che nessuna di queste figure può sostituire efficacemente l’immagine offerta dalla rilettura del sacerdozio di Cristo fornita da Eb 4-7. L’unica figura che potrebbe sembrare utilizzabile è quella del sacerdote Sadoc nella rilettura posteriore e programmatica di Ez 44.

Operazione che, invece, potrebbe trovare maggiore utilità è quella di ricercare gli episodi evangelici che vedono Gesù nel suo “agire sacerdotale”, nella sua “offerta vitale”, che poi è significata nell’offerta sacramentale che i sacerdoti sono chiamati a presiedere. A tal proposito un buon punto di partenza per la redazione di un testo potrebbe essere la grande preghiera sacerdotale di Gesù in Gv 13-17, in cui troviamo diverse espressioni più o meno esplicite di offerta e servizio. Citiamo solo come esempio:

  1. la lavanda dei piedi e le sue dinamiche di servizio (cf. Gv 13,4-17, soprattutto nei versetti 13-17;12)
  2. il mandato dell’annunciare le parole di Dio e non le proprie, e la necessità dell’intercessione (sacerdotale) nella preghiera (cf. Gv 14,10-14;13 Gv 16,23-24;14)
  3. l’offerta della propria vita (cf. Gv 15,13: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici»).

Questi riferimenti, in ogni caso, rimangono ancora molto astratti rispetto alla specificità e alla pragmaticità dell’antifona proposta, che rilegge il sacerdozio ministeriale in chiave teologica conformandolo a Cristo, ma anche sacramentale, sottolineandone l’abilitazione all’offerta del sacrificio (della Messa). In questo senso possono venirci in aiuto alcune frasi del racconto dell’istituzione dell’eucaristia, soprattutto il «fate questo in memoria di me» presente in Lc 22,19 e in 1Cor 11,23-26: questo comando, che può significare anche la riproposizione rituale del memoriale (cf. anche l’episodio della cena a Emmaus in Lc 24,30-32), può essere ulteriormente chiarito alla luce di 1Cor 10,16: «il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?»  e costituire così una buona base ermeneutica cristologica e sacramentale per il rito.

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Sintesi conclusive

Lo stile musicale consono a questo momento rituale, che non costituisce un apice celebrativo, deve essere abbastanza sobrio pur all’interno della solennità propria del rito di ordinazione. Essendo un canto che accompagna un gesto, è richiesta alla sua forma la massima duttilità: per questo sembra che la soluzione migliore sia quella di alternare una breve antifona a versetti salmici; la relativa brevità di questi due moduli potrà evitare momenti troppo lunghi di attesa.

L’ermeneutica cristo-teologica della breve antifona proposta in OVPD 149 risulta funzionale e chiara: il nuovo sacerdote è assimilato a Cristo eterno Sacerdote, ed è costituito tale per offrire debitamente il sacrificio sacramentale per la comunità dei fedeli che gli è affidata. Le coordinate fondamentali sono dunque la centralità del sacerdozio nuovo di Cristo e la funzione del sacerdozio ministeriale per la Chiesa; il sacerdote, come spiega magnificamente Eb, è colui che è abilitato da Dio e dagli uomini ad essere pontefice (ponte, tramite) tra Creatore e creature, onde realizzare quel dialogo di grazia che è il fine della redenzione di Cristo. Qualora si volesse comporre un nuovo testo per questo momento rituale, è bene basarsi su queste direttrici, piuttosto che insistere sugli indumenti o su altre caratteristiche sacerdotali non rilette cristologicamente.

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Bibliografia & Sigle

Fonti

  • Cæremoniale Episcoporum ex decreto Sacrosancti Œcumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum [CE], editio typica 1984,  LEV, Città del Vaticano Reipressio emendata 2008.
  • Pontificale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II promulgato da papa Paolo VI riveduto da Giovanni Paolo II. Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi [OVPD], editio typica altera, ed. CEI, LEV, Città del Vaticano 1992.
  • Pontificale Romanum ex decreto Sacrosancti Œcumenici Concilii Vaticani II renovatum auctoritate Pauli PP. VI editum Ioannis Pauli PP. II cura recognitum. De ordinatione episcopi, presbyterorum et diaconorum [OEPD], editio typica altera, Typis polyglottis Vaticanis, Civitas Vaticana 1990.

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Studi

  • A. Lameri, La Traditio instrumentorum e delle insegne nei riti di ordinazione. Studio storico-liturgico (BEL.S  96), CLV, Roma 1998.

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Strumenti

  • La Famiglia Cristiana nella casa del Padre. Repertorio di canti per la liturgia [CdP], ed. Commissione liturgica regionale piemontese, ElleDiCi, Leumann (TO) 51997.
  • P. Comi, Per ogni uomo, Paoline, Albano Laziale 1981.

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Note

  1. Pontificale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II promulgato da papa Paolo VI riveduto da Giovanni Paolo II. Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, editio typica altera, ed. CEI, LEV, Città del Vaticano 1992.
  2. Pontificale Romanum ex decreto Sacrosancti Œcumenici Concilii Vaticani II renovatum auctoritate Pauli PP. VI editum Ioannis Pauli PP. II cura recognitum. De ordinatione episcopi, presbyterorum et diaconorum, editio typica altera, Typis polyglottis Vaticanis, Civitas Vaticana 1990.
  3. Interessante notare che nella prima edizione latina post-conciliare del Pontificale Romano (1968), in questo momento viene prescritto come prima opzione il canto dell’inno Veni Creator Spiritus. L’attuale pontificale non accoglie tale scelta a nostro avviso per evidenti ragioni interne al rito: il momento epicletico, infatti, si è precedentemente concretizzato durante la preghiera di consacrazione accompagnata dal gesto dell’imposizione delle mani
  4. Cf. A. Lameri, La Traditio instrumentorum e delle insegne nei riti di ordinazione. Studio storico-liturgico (BEL.S  96), CLV, Roma 1998, 154-159.
  5. Cf. Lameri, La Traditio instrumentorum, 155.
  6. Si arriva ad una «una duplice vestizione della stola e della casula, consegnate separatamente e con formule proprie dopo il prefazio consacratorio e prima dell’orazione Deus sanctificationum omnium auctor, che precede l’unzione delle mani. Tale posizione e le rispettive formule rimangono invariate fino al PR. La stola, che non viene consegnata, ma semplicemente sistemata alla maniera sacerdotale, è richiamo al giogo lieve e soave del Signore. La formula che accompagna la consegna della casula è introdotta da un’espressione che richiama immediatamente il gesto che si sta compiendo (Stola innocentiæ induat te Dominus. Accipe vestem sacerdotalem per quam caritatis intellegitur; potens est enim Deus ut augeat tibi caritatem et opus perfectum) e successivamente legge questo indumento come segno della carità e di conseguenza invoca che Dio faccia crescere nel presbitero questo opus perfectum» (Lameri, La Traditio intrumentorum, 156).
  7. Cf. Lameri, La Traditio intrumentorum, 156. Soltanto nei prænotanda del Pontificale (PR 125) si precisa l’ermeneutica che il nuovo rito vuole attribuire alle vesti sacerdotali, che è manifestare esternamente il ministero nelle azioni liturgiche.
  8. Sebbene le rubriche del pontificale non siano chiarissime al riguardo, scioglie ogni dubbio CE 536: «Dum ordinati induunt stola et casula, et dum Episcopus illis manus ungit, canitur Psalmus 109(110) cum antiphona indicata aut alius cantus eiusdem generis. Cantus prosequitur usquedum omnes Ordinati ad propria loca redierunt» [Mentre gli ordinati indossano la stola e la casula, e mentre il vescovo unge loro le mani, si canta il salmo 109(110) con l’antifona indicata o un altro canto dello stesso genere. Il canto si protrae fino a quando tutti gli ordinati saranno tornati ai propri posti].
  9. https://www.monrealeduomo.it/e107_files/downloads/parL-Crisma_CantoOffertorio.pdf [accesso: 11/05/2026].
  10. P. Comi, «Tu sei sacerdote in eterno (Sal 110)», in Id.,Per ogni uomo, Paoline, Albano Laziale 1981, 14-15.
  11. Si noti che la vestizione segue immediatamente la preghiera di ordinazione con l’imposizione delle mani e precede l’unzione e la consegna delle offerte.
  12. «Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica».
  13. «Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
  14. «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena».

Autore

  • Dom Antonio Di Marco (osb) ha conseguito il diploma in pianoforte e il biennio in Musica da Camera presso l’ISSM "G. Braga" di Teramo. Ha approfondito Organo e Composizione organistica al PIMS e perfezionato privatamente gli studi in Direzione di coro, Composizione e Canto gregoriano. A Teramo è stato direttore dei cori della Cattedrale, dell’Insieme Vocale Vox Aurea e dell’Ass. Corale “G. Verdi”. Ha operato come maestro collaboratore presso il Teatro Lirico-Sperimentale di Spoleto e il Conservatorio di Pescara. Monaco benedettino dell'Abbazia di S.Maria del Monte a Cesena, ne è organista e direttore della Schola Gregoriana. Attualmente è licenziando in Sacra Liturgia al PIL S. Anselmo di Roma e collabora con l’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI (CoPerLiM e MLO) come docente e consulente musicale. Dal 2023 insegna Composizione organistica e Canto gregoriano presso la Scuola di Canto Gregoriano di AERCO.

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