canto per assemblea

Tutti i popoli hanno veduto

Pierangelo Ruaro

Cosa celebriamo a Natale?

Come attraverso il Verbo era sbocciata la “prima creazione” («Dio disse…»; e non per caso il Vangelo della messa del giorno di Natale ci fa contemplare il prologo del Vangelo di Giovanni che inizia solennemente «in principio era il Verbo…»), per opera dello stesso Verbo avviene la “nuova creazione”: l’uomo accede alla condizione di figlio di Dio e può realizzare in pienezza il suo compito, secondo il disegno che Dio ha su di lui fin dalla creazione del mondo. «La nuova creazione si qualifica per una nuova presenza di Dio, dove il Creatore non si pone di fronte al creato ma dimora in esso e in esso trova la sua quiete» (J. Moltmann).

Di conseguenza Natale celebra non solo e non tanto un evento storico puntuale (la nascita storica di Gesù) quanto piuttosto la realtà dell’incarnazione.

Il gesto dell’incarnarsi non rimane isolato nella vicenda di Dio, ma è l’annuncio di uno stile permanente di Dio. Alcune pagine del Vangelo sono un reale commento al senso del Natale. Quando si vede Gesù parlare con il lebbroso (Mt 8,2), quando rimanda a casa l’adultera perdonata (Gv 8,11), quando si invita a casa di Matteo, che era ladro ed esattore delle tasse (Mt 9,9); quando fa scendere dalla pianta Zaccheo per invitarsi a tavola (Lc 19,5), quando condivide la povertà della gente che cammina senza pane e senza la garanzia del domani: questo è il Natale. Il momento dell’incarnazione non è stato un momento della vicenda di Gesù che è coinciso con la nascita ed è finito lì: è stato invece l’inizio di una condivisione totale.

Celebrare il Natale da cristiani, allora, significa imparare ad amare profondamente la storia in cui viviamo, di incarnarci dentro con tutta la fede che abbiamo. Noi non stiamo aspettando un mondo migliore per decidere di amare la storia. Noi amiamo il mondo di peccato e di frattura come quello di oggi, esattamente come Gesù ha amato e si è incarnato (in una situazione tutt’altro che ottimale nella storia dell’umanità), ne ha assunto le tensioni, i drammi, le gioie, le prospettive, i peccati, le contraddizioni e le barriere. La povertà dell’altro non è stata un alibi per non sporcarsi le mani: l’incarnazione dice una totale condivisione di Dio. Celebrare l’incarnazione significa mettere i nostri passi, quelli delle nostre comunità, nella stessa direzione.

L’antifona di comunione

Il canto è un tropario che riprende l’antifona di comunione della messa del giorno di Natale (nella “stanza” iniziale) per poi aprirsi alla lode per la nascita del Salvatore/Emmanuele. Come già scriveva suor Maria Alessia Pantaleo in un precedente numero della rivista, «quella del Tropario è una forma musicale particolarmente idonea ai canti di natura processionale, nella quale entrano in gioco diverse categorie di interpreti: il coro, che esegue l’antifona/stanza; l’assemblea che canta il ritornello e i cantori solisti ai quali sono affidate i versetti/strofe» (Psallite! n. 12, settembre 2020, p. 79). La stanza serve ad aprire e chiudere il canto, mentre all’interno si alternano il ritornello e quattro brevi strofe/versetti. La musica caratterizza in modi diversi le varie parti del canto: evocativa la parte iniziale, più danzante e festoso il ritornello, con, nell’ultimo «Lodate il Signore», una citazione, con il passaggio in 6/8, della ritmica che caratterizza molti brani tradizionali, cantati e strumentali, natalizi. Infine i quattro versetti presentano un tema dal carattere più narrativo. Come suggerisce l’antifona il canto è adatto per accompagnare la processione di comunione del giorno/tempo di Natale. Propongo la seguente sequenza per quanto riguarda gli attori del canto: la stanza iniziale e quella finale vengono affidate al coro; il ritornello all’assemblea; infine i quattro versetti ad uno o più solisti oppure a voci maschili e voci femminili.

Il testo

Ant. Tutti i popoli hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
(Sal 97/98)

Rit. Lodate il Signore, è nato il Salvatore, l’Emmanuele!

Iddio ti ha reso carne
uomo come noi
amore infinito per l’umanità.

Rit. Lodate il Signore, è nato il Salvatore …

Il Padre ci ha donato
l’unico suo Figlio
Salvezza eterna per l’umanità.

Rit. Lodate il Signore, è nato il Salvatore …

Iddio ha rivelato
la sua benignità
soave riscatto per l’umanità.

Rit. Lodate il Signore, è nato il Salvatore …

Il Padre ha generato
la grazia per noi
immensa passione per l’umanità.

Ant. Tutti i popoli hanno veduto la salvezza del nostro Dio.

Rit. Lodate il Signore, è nato il Salvatore, l’Emmanuele!

Immagine di copertina: Antonio Allegri detto il Correggio (1489–1534), Adorazione dei pastori (Gemäldegalerie di Dresda)

Autore

  • Don Pierangelo Ruaro, prete della diocesi di Vicenza (Italia), è direttore dell’Ufficio diocesano per la Liturgia e la Musica, Delegato del Vescovo per la Cattedrale e canonico. Ha conseguito il diploma di chitarra classica presso il Conservatorio “J.Tomadini” di Udine. Ha inoltre frequentato il biennio di Liturgia Pastorale di Liturgia Pastorale “S. Giustina” in Padova. Autore di diversi canti per la liturgia, è docente presso il COPERLIM (CEI) e collabora con diverse realtà per la formazione alla pratica della musica liturgica.

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