Riflessioni ad alta voce sulle scelte liturgiche musicali nel rito di ordinazione
Preparare e realizzare il servizio del canto per una celebrazione di ordinazione rappresenta una bella sfida. Ciò è vero per diverse ragioni che toccano il piano pastorale, rituale e musicale della celebrazione. I molteplici aspetti di questa sfida chiedono delle scelte impegnative, anche dal punto di vista del servizio del canto. Ne parlo a partire dall’attuale Pontificale romano della Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi del 1992 (= OVPD).
Va riconosciuto anzitutto che queste celebrazioni hanno un risalto tutto particolare sul piano della vita della Chiesa. È facile immaginare, ad esempio, che l’ordinazione di un Vescovo, magari in coincidenza con l’inizio del ministero nella sua diocesi, rivesta una rilevanza unica e speciale per la vita di quella Chiesa. Ma anche tutti gli altri ministeri ordinati sono propriamente al servizio della Chiesa diocesana e assumono un compito importante per la comunione della Chiesa e la cura della vita cristiana. Non a caso il Pontificale chiede, per tutti i tre gradi dell’ordine, che «l’ordinazione si faccia alla presenza del maggior numero di fedeli in domenica o in altra festa» (OVPD 22; 121; 204). Inoltre l’ordinazione del vescovo deve avvenire evidentemente nella cattedrale; per i presbiteri e i diaconi si dice che l’ordinazione «si compia nella chiesa cattedrale o nelle chiese delle comunità da cui provengono uno o più candidati, o in altra chiesa importante» (OVPD 120; 202). Insomma, sono celebrazioni particolarmente solenni, con presenza di molti ministri e con grande concorso di popolo. Hanno una grande rilevanza diocesana, anche quando avvengono in una Chiesa diversa dalla cattedrale.
Si tratta di circostanze che orientano chiaramente lo stile celebrativo e le scelte musicali. Ad esempio, quando queste celebrazioni avvengono nella cattedrale, è naturale che venga interpellata la sua Cappella musicale, che molto probabilmente è dotata di buone capacità tecniche ed è in grado di predisporre un programma adatto. Talora si riesce ad avere anche un organico strumentale allargato, magari con sezioni di ottoni o strumenti ad arco. Ma data la rilevanza di queste celebrazioni per tutta la diocesi, potrebbe essere una buona cosa cercare di coinvolgere anche altri cori parrocchiali, nei limiti del possibile, perché possano concorrere a dar voce alla lode e alla preghiera cantata. Sarebbe una scelta che, già da sola, esalterebbe la dimensione diocesana dell’evento.
Diverso è il caso in cui l’ordinazione di presbiteri o di diaconi avviene nelle chiese parrocchiali dei candidati. Ciò può accadere frequentemente, oggi, anche per l’esiguità del numero dei candidati. In questo caso, la celebrazione risulta più legata al cammino della comunità in cui è inserito il candidato, anche se non si tratta comunque di una celebrazione semplicemente “parrocchiale” e si dovrà sempre essere capaci di far risaltare la dimensione diocesana. Ma probabilmente le forze che la parrocchia può mettere in campo sono più limitate.
In ogni caso, occorre scegliere che stile dare a queste grandi celebrazioni. Si può tendere ad una solennità in cui le proposte musicali sono di alto livello artistico, magari composte per l’occasione; oppure cercare una valorizzazione della realtà locale, parrocchiale, con la sua capacità di “fare festa” e di sottolineare i legami di origine. Talora si cerca di valorizzare in queste celebrazioni l’apporto dei giovani (soprattutto nelle ordinazioni presbiterali), in connessione con un cammino e una sensibilizzazione vocazionale che viene loro proposta. In tutti questi casi, i canti tendono a riferirsi a repertori differenti.
Le celebrazioni di ordinazione hanno anche delle caratteristiche proprie sul piano rituale e quindi presentano delle esigenze specifiche sul piano musicale. Oltre alla liturgia della messa, con le consuete sequenze rituali e musicali, viene ad inserirsi la “liturgia dell’ordinazione”, propria in ogni grado dell’ordine. Faccio alcuni esempi.
Dopo la proclamazione del Vangelo, è prevista la presentazione dei candidati, che si chiude con una risposta acclamativa di tutti, di cui si suggeriscono due testi possibili: «Rendiamo grazie a Dio» o «Benediciamo il Signore, a lui onore e gloria nei secoli». Occorre avere pronto un intervento breve in stile acclamativo, con ritmo sostenuto, ben conosciuto (così da sgorgare spontaneo). In mancanza di un intervento immediato, pertinente ed efficace, a volte i fedeli liberano semplicemente un applauso, che, per quanto sia un gesto povero di significato, è il modo più diretto per esprimere approvazione, consenso, riconoscimento di valore.
Per l’ordinazione del vescovo, dopo la proclamazione del Vangelo, è prevista subito una invocazione allo Spirito in forma cantata e si indica «l’inno Veni creator o un altro inno analogo secondo le consuetudini» (OVPD 36). È un momento importante in cui l’atto liturgico richiesto è esattamente un canto innico, come preghiera di invocazione. Non è corretto ricorrere a un canto generico allo Spirito. Si tratta di disporre tutti alla preghiera e di infondere un atteggiamento di apertura all’opera dello Spirito. Avrebbe un bel significato cantare il Veni creator gregoriano, in quanto ci immette sulla scia di una tradizione di preghiera della Chiesa.
Un elemento in comune nei tre gradi di ordinazione è il canto delle «Litanie dei santi». Anche questo è un momento consegnato propriamente al canto e alla forma litanica, che per sua natura è ripetitiva e prolungata, come un respiro spirituale che lentamente coinvolge tutti e ci fa stare in un atteggiamento di implorazione d’aiuto, in solidarietà con i santi e le sante che ci hanno preceduto.
Tutti i tre gradi di ordinazione prevedono una imposizione delle mani fatta in silenzio, con la successiva solenne preghiera di ordinazione. È importante saper valorizzare anche questo silenzio, particolarmente carico di significato. Nel caso dell’ordinazione dei presbiteri, esso potrebbe protrarsi per un lungo tempo, perché tutti i presbiteri presenti possono imporre le mani. A maggior ragione occorre saper creare le condizioni perché non risulti un tempo dispersivo e vuoto. Si tenga conto che non è previsto l’inserimento di un canto o di una musica di sottofondo; ma in caso di tempi molto lunghi penso che si possa studiare qualche intervento delicato che sostenga il clima.
Dopo la preghiera di ordinazione seguono alcuni «riti esplicativi», diversi a seconda che si tratti del vescovo, dei presbiteri o dei diaconi. Alcuni di questi possono richiedere diverso tempo, per cui si suggerisce di accompagnarli con un canto. Per i presbiteri si tratta della vestizione degli abiti sacerdotali e dell’unzione crismale. Viene indicata l’antifona «Sacerdote per sempre, come Melchisedek, Cristo Signore ha offerto il pane e il vino [T.P. Alleluia]» con il Sal 109. Si richiama il particolare sacerdozio regale di Cristo, attraverso la figura emblematica ed enigmatica di Melchisedek. Anche per la vestizione degli abiti diaconali si indica la possibilità di cantare una antifona: «Beato chi abita la tua casa, Signore [T.P. Alleluia]» con il Sal 83, che esprime il desiderio e la tensione verso il luogo dove Dio abita. Potrebbero essere sostituiti con altri canti analoghi, in sintonia con il testo dell’antifona.
Infine viene indicata per tutti la possibilità di cantare durante lo scambio di pace dei neo-ordinati. Ma si deve fare attenzione: le diverse antifone previste non richiamano il tema della pace, bensì quello dell’identità spirituale dell’ordinato, della sua relazione con il Dio trinitario o, nel caso del vescovo, della sua missione (in questo caso, il gesto è direttamente connesso con la consegna del pastorale e l’eventuale insediamento). Insomma questo scambio di pace è in realtà un saluto e un gesto di accoglienza fatto al neo-ordinato da confratelli nel ministero. In questa direzione devono essere indirizzate le scelte di repertorio.
Come ho cercato di mostrare, l’impegno del canto in una celebrazione di ordinazione comporta diverse scelte, che devono essere orientate ad una buona realizzazione di celebrazioni molto particolari. Anzitutto occorre chiedersi come si può tenere presente la forte dimensione diocesana di questi momenti e, conseguentemente, quale stile si può prediligere per le celebrazioni. Tutto ciò ha ricadute sulla scelta dei repertori, delle compagini corali, degli strumenti musicali. Ci sono poi canti rituali specifici. In questo caso, occorre probabilmente cercare e imparare canti adatti per l’occasione, non troppo generici. Di più, è utile e forse necessario coinvolgere musicisti per favorire la composizione di nuovi canti che siano strettamente legati al testo e al contesto delle ordinazioni. Insomma, queste celebrazioni assomigliano oggi a cantieri aperti. Predisporre e realizzare un programma musicale per un rito di ordinazione è una impresa non facile, ma è certamente una sfida che può far crescere un coro e una comunità ecclesiale.