Dio, Padre buono è un inno liturgico d’offertorio che canta la bontà, la misericordia e la fedeltà di Dio Padre lungo il cammino quaresimale.
Il contenuto testuale
Il testo è ispirato in modo diretto al linguaggio e alla struttura delle preghiere di colletta del Tempo di Quaresima, dalle quali riprende la forma orazionale: l’invocazione di Dio a partire da ciò che Egli è e compie, seguita da una richiesta che nasce dalla fiducia filiale e si apre alla conversione alla comunione.
Ogni strofa è infatti articolata in due momenti complementari: nella prima parte viene proclamata una caratteristica del Padre – buono e grande nel perdono, santo e misericordioso, attento alla voce che grida nel deserto, rinnovatore di ogni cosa, Padre che salva e non condanna, Padre che invita ad ascoltare il Figlio – mentre nella seconda parte prende forma l’invocazione dell’assemblea, che affida a Lui la propria povertà, il desiderio di salvezza, la fame della Parola e la partecipazione alla mensa eucaristica.
Il testo non presenta una semplice giustapposizione di immagini, ma propone un vero itinerario quaresimale: dal ritorno del figlio all’abbraccio del Padre, passando per l’ascolto, la conversione e la fraternità, fino alla partecipazione alla mensa e alla contemplazione della gloria di Dio. In questo senso il canto accompagna e interpreta l’azione liturgica, rendendo cantabile la preghiera della Chiesa.
Consigli esecutivi
Il brano è destinato ad accompagnare la presentazione dei doni e si interrompe all’inizio della preghiera di benedizione sulle offerte, per non sovrapporsi alla voce del celebrante.
L’esecuzione è pensata prevalentemente ad una sola voce, affidata alla schola e, se opportunamente sostenuta dal testo, anche all’assemblea, non essendo presente un ritornello.
Nello spartito sono tuttavia indicate, in alcune battute, note in corpo ridotto che possono essere eseguite come seconda voce dalla schola (in particolare dai contralti), nei punti in cui la melodia si innalza o (come nel finale) si distende verso il registro grave. Tali interventi, assolutamente facoltativi, arricchiscono il tessuto sonoro senza snaturare il carattere orante e unitario del canto.
Per mettere in evidenza la forma orazionale del testo, è stata predisposta anche una versione del canto con un’alternanza tra solista (o una piccola sezione del coro) e schola: il solista proclama l’invocazione iniziale, mentre la schola risponde in forma polifonica dando voce alla richiesta. Tale alternanza può essere adottata anche nella versione ad una sola voce, affidando l’invocazione al solista e la risposta all’intera schola in forma monodica. Questa modalità esecutiva rende più evidente il dialogo orante tipico della preghiera liturgica e
valorizza il testo.
Il brano può essere utilizzato in tutte le domeniche di Quaresima nella sua forma completa oppure scegliendo di volta in volta le strofe più adatte alla Parola proclamata: la strofa dedicata al deserto e al pane della Parola accompagna idealmente la I Domenica di Quaresima, mentre le invocazioni che richiamano l’ascolto del Figlio e la visione della gloria si collocano nella II Domenica; il tema del perdono e del ritorno del figlio prodigo trova la sua naturale corrispondenza nella III Domenica di Quaresima, la celebrazione della salvezza offerta a chi si converte; la proclamazione della bontà di Dio che salva e non condanna illumina la IV Domenica (Laetare), mentre l’invocazione al rinnovamento interiore e alla gratitudine si adatta particolarmente alla V Domenica, preludio alla Pasqua.
Il testo
Dio, Padre buono e grande nel perdono,
accogli nell’abbraccio del tuo amore
tutti i figli che tornano a te.
Dona loro splendide vesti di salvezza per gustare
la santa cena della gioia.
Dio, Padre santo e misericordioso
che mai abbandoni i tuoi amati figli
e riveli ad essi il tuo nome,
benedici l’umile frutto che portiamo alla tua mensa:
diventi cibo di salvezza.
Dio, Padre nostro, ascolta questa voce
che invoca te nel deserto del mondo;
ora stendi la mano su di noi,
perché sazi solo col pane della santa tua Parola
viviamo in fraternità.
Dio di bontà, che rinnovi ogni cosa,
davanti a te sta la nostra miseria:
noi la doniamo a te con umiltà.
Fa rinascere dentro il cuore il canto della gratitudine
e la gioiosa carità.
Padre benigno che hai mandato il Figlio
non per dannare ma per salvare il mondo
e per donare a noi la tua salvezza,
ogni nostra colpa perdona perché insieme ai fratelli
partecipiamo alla tua mensa.
Padre, che inviti ad ascoltare il Figlio,
accogli il pane e il vino che ti offriamo,
perché diventino il cibo della vita.
Apri i nostri occhi e rinnovaci con Spirito d’Amore
e noi vedremo la tua gloria.