testi da musicare

Annodati al cuore di Cristo

Michele Carretta

Il testo di questo canto, composto nella forma canzone (ritornello-strofa), è ispirato ad alcune immagini bibliche che insistono sullo strettissimo legame tra Dio e i suoi figli, e tra questi, specie i sacerdoti.

Il ritornello richiama la Trinità attraverso il riferimento al cuore di Cristo, modello di ogni vocazione, alla vite piantata dal Padre, che è la Chiesa, e al fuoco dello Spirito, anima di ogni vocazione. L’ultimo verso sfocia nell’impegno più bello e affascinante della vita cristiana: l’annuncio del Vangelo che, mentre riguarda tutti i battezzati , vede i ministri ordinati quali primi depositari del mandato del Risorto: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16, 15).

Nelle premesse al rito di ordinazione presbiterale si afferma che i sacerdoti “svolgendo per la loro parte di autorità l’ufficio di Cristo pastore e capo, raccolgono la famiglia di Dio come una fraternità convocata nel vincolo di unità, e per mezzo di Cristo nello Spirito la conducono a Dio Padre. In mezzo al loro gregge lo adorano in Spirito e verità. Infine si dedicano alla predicazione e all’insegnamento, credendo ciò che hanno letto e meditato nella legge del Signore, insegnando ciò che hanno appreso nella fede, vivendo ciò che hanno insegnato” (Pontificale romano della Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi del 1992, n.114).

Alla luce di tale testo, nelle strofe è come se parlasse Gesù maestro, in un discorso missionario allargato a tutte le situazioni della vita. La prima strofa insiste sul primo e più importante impegno del presbitero: l’ascolto della voce del Risorto (ricordiamo Maria che nel giardino pasquale riconosce il suo maestro dalla voce: “Rabbuní”). La fede, infatti, nasce dall’ascolto e la Parola è un evento che allarga gli orizzonti e chiama a conversione. Come può un ministro annunciare la Parola se per primo non ha fatto esperienza nella sua vita di questa Voce divina che salva, guarisce, incoraggia, sveglia la fede e dona speranza?

Nella seconda strofa vi è l’immagine del regno di Dio quale seme che cresce e porta frutti, senza che il contadino se ne accorga. Nella terza strofa si riprendono alcune immagini di Isaia a cui Gesù stesso afferma di dare compimento nella sinagoga di Nazareth. La misericordia, la predilezione per i poveri e l’annuncio dell’amore più grande delle colpe diventano il cuore di tutto il Vangelo. Sono le parole che ogni anno ascoltiamo nel Vangelo della Messa Crismale, durante la quale i sacerdoti rinnovano le loro promesse riscoprendo il fondamento della loro vocazione.

Nella quarta strofa si canta il mistero dell’Eucaristia, pane spezzato per la vita del mondo e vino versato. Nella quinta vi è l’immagine del pastore cantato in Ezechiele 34 e inveratosi in Gv 10: Io sono il buon pastore. Gesù è il Pastore bello (kalos) venuto a radunare le pecore disperse; egli si carica sulle spalle quella ferita e fa festa per ogni pecora-peccatore che ritorna all’ovile. Così Gesù annuncia il volto di un Dio che rovescia le attese umane: egli è venuto per gli ammalati, non per i sani.

Nell’ultima strofa vi è il cuore del Vangelo: la Pasqua. Cristo risorto trasforma la notte del dolore in alba luminosa di speranza, l’odore della morte in profumo di vita nuova. Da qui nasce e rinasce ogni vocazione.

Il canto è adatto per essere eseguito all’ingresso o alla comunione delle celebrazioni con ordinazioni sacerdotali, e ogni qual volta si voglia ricordare il tema della missione.

Il testo

Rit. Annodati al cuore di Cristo,
        come tralci alla Vite del Padre,
        infiammati dal Fuoco divino,
        annunciamo il Vangelo alle genti.

La mia voce orienti i vostri passi,
la Parola sia lampada al cammino;
a chi giace nell’ombra della morte
donerete la luce della fede.

Come attende, paziente, il Padre vostro,
anche voi il mistero custodite:
prima il seme, la spiga e poi il suo frutto,
così il Regno è già in mezzo a voi.

Proclamate la mia misericordia,
la speranza ai poveri del mondo;
le catene dell’odio e della colpa
spezzerete offrendo il mio perdono.

Del mio corpo, spezzato per amore,
sazierete chi ha fame di salvezza;
ogni uomo ritrovi la sorgente
del mio sangue sgorgato sulla croce.

Radunate le pecore disperse,
all’ovile guidate gli smarriti;
fascerete con olio di letizia
le ferite dei cuori sofferenti.

Dove regna l’odore della morte
della Pasqua il profumo diffondete:
come nardo purissimo versato
ogni casa si inebri del mio amore.



 

Autore

  • Michele Carretta è nato a Bari e vive ad Andria. Ha studiato pianoforte, ha frequentato l’Istituto Diocesano di Musica Sacra di Bari e il corso di formazione biennale “Giovanni Maria Rossi” per direttore di coro liturgico (CEI). Ha sostenuto l’esame di Pastorale liturgica presso l’ISSR della Toscana “Santa Caterina da Siena”. Dal 2012 è direttore dell’ufficio Musica sacra della diocesi di Andria e responsabile del Coro Diocesano. Con il coro “Vox et Anima” si è occupato della musica sacra di Mons. Antonio De Fidio (1887-1955) organista e compositore andriese, dedicandogli un libro biografico e un cd che raccoglie inni, mottetti e pastorali. È anche autore di “Miserere di me. La misericordia nella Divina Commedia” (Andria, Etet, 2016).

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