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La luce che si fa suono e immagine

Rocco Carella

Il rito del Lucernario, con la sua suggestiva accensione dei lumi e la proclamazione di Cristo- Luce del Mondo, è un momento di profonda bellezza e mistero. Spesso relegato a un rapido prologo della Veglia Pasquale, presente nella liturgia dei vespri nel rito ambrosiano, o talvolta omesso, questo rito ha in sé un potenziale espressivo enorme per preparare l’assemblea all’incontro con la Parola e all’azione liturgica. Ma come possiamo valorizzare al meglio questa tradizione millenaria nel contesto contemporaneo? La risposta risiede in una sapiente fusione di patrimonio antico e linguaggi multimediali moderni.

La musica e l’arte visiva hanno da sempre accompagnato la liturgia, fungendo da ponte tra il sensibile e il divino. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, possiamo riscoprire e arricchire questa sinergia.
L’obiettivo non è stravolgere il rito, ma creare un’esperienza sensoriale che aiuti i fedeli a immergersi nel mistero, superando la distrazione e il rumore del mondo esterno.

Musica: gli antichi inni e la musica d’ambiente

L’uso degli antichi inni, tesoro inestimabile della Chiesa, è il punto di partenza ideale. Un canto come Lumen Hilare, traduzione dell’antichissimo inno Phos Hilaron (risalente a prima del IV secolo d.C. e considerato il più antico inno cristiano non biblico), può essere il fulcro musicale del Lucernario. Attraverso processi compositivi algoritmici elettroacustici, esso può essere manipolato per ottenere un vero e proprio paesaggio sonoro, una musica d’ambiente che favorisce un clima meditativo e crea lo spazio interiore necessario all’accoglienza della Parola successivamente proclamata e dei simboli, come l’accensione della lampada.

Questa pratica può essere estesa ad altri riti come l’atto penitenziale, la liturgia delle ore o anche a momenti specifici della liturgia eucaristica come la processione e i riti di ingresso, magari utilizzando gli stessi inni previsti dal Graduale Romano, o in momenti di Lectio divina o adorazione eucaristica.

Immagine e suono: dalla tradizione alla New Media Art

L’arte visiva, con il suo potere evocativo, è un altro canale fondamentale. Proiettare immagini astratte o video che evolvono lentamente, seguendo l’andamento della musica, può aiutare i fedeli a entrare nell’azione liturgica.

La multimedialità nella liturgia non è un’invenzione moderna. Un esempio magnifico e spesso dimenticato è il Rotolo dell’Exultet di Bari. Mentre il diacono legge il canto, il rotolo viene srotolato dall’ambone, permettendo ai fedeli di vedere le miniature a rovescio. È un primo geniale esempio di video-arte dove testo, suono e immagine si uniscono in un’unica esperienza sinestetica. Questo ci insegna che l’unione di linguaggi diversi non è una novità, ma una tradizione da riscoprire.

Un’altra idea da sondare e sviluppare è quella di realizzare nuove miniature per le lettere iniziali degli inni, ispirate ai codici medievali, ma in stili contemporanei. Queste miniature digitali, proiettate su grande schermo, potrebbero adornare i testi gregoriani, unendo la bellezza del canto alla raffinatezza della grafica contemporanea.

Un esempio concreto: il progetto multimediale “Lumen Hilare”

Questa visione ha trovato concreta applicazione in un progetto multimediale realizzato in collaborazione con l’artista visiva Erika Fossati, che si definisce “Pittrice della Luce” per la sua ricerca e l’utilizzo del colore come componente principale.

Per questo lavoro abbiamo realizzato un video che combina le sue immagini astratte, ispirate dal brano elettroacustico Lumen Hilare da me composto. Il brano, che si rifà al minimalismo di Reich e Terry Riley, è composto da una registrazione dell’inno gregoriano Lumen Hilare che è stato scomposto in diverse bande di frequenza che vengono trattate in modo da discostarsi tra loro.
Questo processo porta l’ascoltatore dall’ascolto del brano originale a un paesaggio sonoro con le bande completamente sfasate nel tempo tra di esse in una lenta evoluzione. È un passaggio dall’intelligibile al non intelligibile, dalla parola al suono, dal simbolo al mistero.

Inoltre, abbiamo implementato l’idea di creare uno spartito di Lumen Hilare impreziosito dalle miniature di Erika Fossati, anch’esso utilizzato nella proiezione del video, come una sorta di Rotolo dell’Exultet 2.0 dei nostri tempi.

Conclusione: un ponte tra fede e creatività

La liturgia non è un museo, ma una realtà viva. Integrare con sapienza l’antico e il nuovo, la tradizione e le nuove tecnologie, non significa cedere alla spettacolarizzazione, ma offrire strumenti per aiutare l’uomo contemporaneo ad accogliere la Parola.

Il video è disponibile al link

https://www.youtube.com/@lamiamusica-roccocarella-r4086


 

Autore

  • Rocco Carella ha conseguito il diploma di primo livello in Musica e nuove tecnologie e nel 2019 quello in secondo livello in Discipline musicali ad indirizzo tecnologico in Musica elettronica presso il Conservatorio di Bari “N. Piccinni” sotto la guida del Maestro Francesco Scagliola con la tesi “La sacralità nella musica elettroacustica. Due casi paradigmatici” nella quale ha discusso una possibile relazione tra musica elettroacustica e musica sacra partendo dall'analisi di due opere dei compositori contemporanei quali K.Stockhausen e J. Harvey. Ha compiuto studi musicali in percussioni, batteria e chitarra. È animatore liturgico musicale presso la Parrocchia Santa Maria del Campo in Bari. Frequenta l'Istituto Diocesano per Animatori Musicali della Liturgia di Bari. Nel 2021 ha insegnato Tecnologie musicali presso il Liceo Casardi di Barletta. Quest’anno insegna la medesima materia presso il Liceo Archita di Taranto.

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