Liturgia&Musica

XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A

di Massimo Palombella

ignoto (sec. V-VI), Codex Purpureus Rossanensis particolare parabola delle Vergini sagge, (Museo Diocesano e del Codex di Corigliano-Rossano)

Nel Vangelo di oggi (Mt 25,1-13) Gesù, attraverso la parabola delle dieci vergini, definisce nuovamente il «regno dei cieli» (ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν, hē basileía tôn ouranôn).

È interessante notare che il compimento del nostro desiderio, la «vita in abbondanza», la piena felicità, il «regno dei cieli», viene paragonato a una festa di nozze.

Infatti, il giorno delle nozze rappresenta il punto di arrivo di un insieme di cose: un innamoramento che si definisce in un progetto di vita, il nostro essere sessuati, la grande forza della sessualità che trova la strada per definirsi in paternità e maternità, il compimento di «separazioni» che devono avvenire per essere persone adulte e per potersi davvero «legare». In tutto questo processo esiste qualcosa di profondo, e forse non pienamente percettibile: è l’intelligenza della vita, la capacità – anche se non consapevole – di «astrarre».

È significativo che il testo greco definisca le vergini sagge φρόνιμοι (phrónimoi), termine che esprime non semplicemente l’essere prudenti, ma la capacità di discernere, di comprendere la realtà e di agire tenendo conto delle conseguenze delle proprie scelte. È la sapienza concreta di chi non si limita a vivere il presente, ma sa riconoscere ciò che il presente domanda in vista del futuro.

Chi si lascia sfidare dal «regno dei cieli», dalla «vita in abbondanza», dallo scommettere che la vita in pienezza è possibile, avvia un processo di «intelligenza» della vita, una dinamica che ci permette di renderci conto in anticipo che il nostro olio (ἔλαιον, élaion) sta finendo, che i nostri figli hanno bisogno di un reale futuro, che nostra moglie, nostro marito hanno bisogno di essere curati e custoditi. In sostanza, diveniamo capaci di non vivere più alla giornata, di progettare, di «astrarre», di essere come le vergini «sagge» di cui parla il Vangelo.

Questo processo non è facile e non è esente da tentazioni e cadute. È interessante che il Vangelo, parlando dell’attesa dello sposo, precisi: «ἐνύσταξαν πᾶσαι καὶ ἐκάθευδον», «tutte si assopirono e dormirono» (Mt 25,5). Anche le vergini sagge conoscono la stanchezza, il sonno, la fatica dell’attesa. La differenza non consiste nel non conoscere mai la fragilità, ma nell’avere custodito ciò che permette di affrontarla senza perdere la direzione della propria vita.

Per questo, «cadere», «non avere più voglia», perdere il «gusto della vita», per quanto doloroso, si colloca e si risolve all’interno di un progetto di vita, di un amore che rimane, nonostante le nostre cadute, le nostre infedeltà.

Si comprende allora il significato dell’imperativo con cui Gesù conclude la parabola: γρηγορεῖτε (grēgoreîte), «vigilate» (Mt 25,13). Non si tratta semplicemente di rimanere svegli, ma di non smarrire la capacità di riconoscere ciò che conta, di custodire un desiderio, di continuare a dare una direzione alla propria esistenza.

Il Signore, ad ogni età della vita, continua a sfidarci, a chiederci di essere coraggiosi, di lasciare le nostre certezze. Ci chiede di non rinunciare a una «intelligenza» della vita. Ci attende quando fatichiamo, ci prende per mano quando non riusciamo più a camminare, continua a dirci la verità anche quando non vogliamo più sentirla. Ci ama come abbiamo bisogno di essere amati per fare di noi gli uomini, le donne che possiamo e dobbiamo essere.

L’antifona di comunione della celebrazione odierna è tratta dal capitolo 25 del Vangelo di Matteo (Mt 25, 4. 6) con il seguente testo:

Quinque prudentes virgines acceperunt oleum in vasis suis cum lampadibus:
media autem nocte clamor factus est: Ecce sponsus venit: exite obviam Christo Domino.

(Le cinque vergini sagge presero, insieme alle loro lampade, anche l’olio nei propri vasi.
A mezzanotte si levò un grido: «Ecco, viene lo sposo! Uscite incontro a Cristo Signore»).

La musica allegata, in Canto Gregoriano, è tratta dal Graduale Triplex pubblicato a Solesmes nel 1979. L’interpretazione è dei Cantori Gregoriani·Stirps Iesse diretti da Giacomo Baroffio. La traccia musicale è reperibile del CD “Capolavori Gregoriani” pubblicato da Paoline Editoriale Audiovisivi del 2007.

Buona domenica e un caro saluto.