{"id":514,"date":"2023-09-30T08:10:51","date_gmt":"2023-09-30T08:10:51","guid":{"rendered":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/?p=514"},"modified":"2026-04-01T10:23:17","modified_gmt":"2026-04-01T08:23:17","slug":"dio-tocca-e-sana-le-ferite","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/article\/dio-tocca-e-sana-le-ferite\/","title":{"rendered":"Dio tocca e sana le ferite"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"\"><em>Stefano di Tondo<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"\">La cura degli infermi nella Chiesa ha una origine antica. Lungi dall\u2019essere soltanto una lodevole prassi da svolgere per il beneficio dei malati; essa trae il senso profondo dal servizio prestato a Cristo presente nei sofferenti. Seguendo l\u2019esempio del Signore, che \u00abpass\u00f2 beneficando e sanando tutti\u00bb[1], la Chiesa conferma, in primo luogo, l\u2019obbedienza al Suo comando di aver cura dei malati[2] attraverso la visita periodica, e dimostra, in secondo luogo, la sollecitudine alle sofferenze degli infermi confortandoli con le preghiere e con i sacramenti dell\u2019Unzione e dell\u2019Eucaristia durante la malattia, in pericolo di morte e, specialmente, negli ultimi istanti della loro vita. La sacra Unzione degli infermi, pertanto, come professa e insegna la Chiesa cattolica, \u00e8 uno dei sette sacramenti del Nuovo Testamento, istituito da Cristo Signore. Seguendo le testimonianze tratte dalla Scrittura sappiamo, infatti, che tale sacramento \u00e8 adombrato nel Vangelo di Marco[3], raccomandato ai fedeli e promulgato dall\u2019apostolo Giacomo, il quale afferma: \u00abChi \u00e8 malato, chiami a s\u00e9 i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore; e la preghiera fatta con fede salver\u00e0 il malato, il Signore lo rialzer\u00e0 e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati\u00bb[4]. Giacomo, in questo caso, fa riferimento ad una speciale urgenza: una situazione di malattia piuttosto seria, nella quale non \u00e8 sufficiente la preghiera personale, bens\u00ec richiede l\u2019intercessione della comunit\u00e0 attraverso il beneficio dei presbiteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">Le testimonianze della tradizione della Chiesa, relative all\u2019unzione degli infermi, provengono in Oriente e Occidente dall\u2019ambito liturgico. In questo breve <em>excursus<\/em> mi limiter\u00f2 a ripercorrere le tappe essenziali dello sviluppo in ambito dottrinale e liturgico. Dobbiamo ricordare certamente la lettera del pontefice Innocenzo I (402-414 d.C.) a Decenzio, vescovo di Gubbio, e il testo della preghiera usata per benedire l\u2019olio degli infermi: \u00abEffondi, o Signore, il tuo Spirito Santo Par\u00e0clito\u00bb[5], inserita nella Prece eucaristica e tuttora conservata nel Pontificale Romano. Nel corso dei secoli seguenti, la tradizione liturgica conobbe una ulteriore fase di sviluppo precisando anche le parti del corpo dell\u2019infermo che dovevano essere unte con l\u2019Olio santo e aggiungendo formule di preghiera. Durante il Medioevo, nella Chiesa Romana fu acquisita la consuetudine di ungere gli infermi nelle sedi degli organi di senso con l\u2019uso della formula: \u00abPer questa santa unzione e la sua piissima misericordia, ti perdoni il Signore ogni peccato commesso con\u2026\u00bb, che veniva adattata a ciascuno dei sensi[6]. Il Concilio di Firenze (1439-1445) precis\u00f2 gli elementi essenziali dell\u2019unzione e afferm\u00f2 la sua amministrazione a coloro che sono in pericolo di morte. Il Concilio di Trento (1545-1563) proclam\u00f2 la divina istituzione del sacramento dell\u2019Unzione, considerandolo come il sacramento di coloro che, affetti da malattia grave, erano in fin di vita e verso la vita eterna. Una ulteriore precisazione, circa la realt\u00e0 e l\u2019effetto del sacramento &#8211; la grazia dello Spirito Santo -, aveva per oggetto per la purificazione delle colpe in attesa di espiazione. Il sacramento dell\u2019Unzione offre sollievo e conforto nel malato e suscita in lui fiducia nella misericordia di Dio per sopportare le sofferenze e le tentazioni; talvolta ottiene la salute del corpo quando ci\u00f2 convenga alla salute dell\u2019anima[7]. Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa recupera la visione originaria di questo sacramento affermando che si debba prediligere la denominazione \u00ab<em>unzione degli infermi<\/em>\u00bb &#8211; di contro alla vecchia menzione di \u00ab<em>estrema unzione<\/em>\u00bb \u2013 poich\u00e9 non \u00e8 soltanto il sacramento per coloro che si trovano in pericolo di vita, ma \u00e8 un sacramento che si pu\u00f2 dare gi\u00e0 quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, comincia ad essere in difficolt\u00e0[8]. Pertanto, non \u00e8 detto che ci\u00f2 sia chiesto in punto di morte. Ogni persona pu\u00f2 ricevere questo sacramento, a partire dai 65 anni, per chiedere conforto al Signore nel corpo e nello spirito proprio perch\u00e9 Cristo ha conosciuto l\u2019orrore della sofferenza sulla Croce donando a tutti la vita nuova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">Il sacramento dell\u2019Unzione manifesta una dimensione ecclesiale sia perch\u00e9 il nuovo rito dell\u2019unzione pu\u00f2 essere visto come una forma di consacrazione a Dio che, nel dono dello Spirito, avvicina il malato alla testimonianza di amore di Cristo al Padre[9], donandogli una nuova luce, sia in virt\u00f9 della missione e della testimonianza che il malato stesso offre alla Chiesa (ricorda la salute dell\u2019anima a chi gode di buona salute e benessere). Il nuovo rito, modificato da San Paolo VI, contiene una nuova formula che esprime al meglio la natura e gli effetti del sacramento:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"\">\u00abPer questa santa unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bont\u00e0 ti sollevi\u00bb.[10]<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"960\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/psallite21-art02b.jpg?resize=640%2C960&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-529\" style=\"width:501px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/psallite21-art02b.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/psallite21-art02b.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"\">Secondo la Costituzione dogmatica <em>Lumen Gentium<\/em>, la sollecitudine di tutta la Chiesa per questo sacramento \u00e8 evidente nella raccomandazione degli ammalati \u00abal Signore sofferente e glorificato\u00bb e \u00abli esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo[11] per contribuire [\u2026] al bene del Popolo di Dio\u00bb[12]. In questo senso, la sofferenza patita dal malato si unisce alla sofferenza e alla passione di Cristo Crocifisso. Non stupir\u00e0 il lettore la scelta di passi biblici tratti dall\u2019Antico Testamento, e inseriti nel Lezionario del rito, in cui si narrano le vicende di sofferenza di Elia, Isaia e Giobbe dalle quali possiamo ricavare certamente una preziosa sapienza del cuore per affrontare la sofferenza con fede. Sebbene la dimensione dell\u2019esistenza umana appaia concepita nella sua precariet\u00e0 come un <em>soffio<\/em>[13], in cui la volont\u00e0 soggettiva nulla pu\u00f2 davanti al male e alla sofferenza, ci\u00f2 che non pu\u00f2 venire meno \u00e8 il legame che unisce l\u2019uomo a Dio Padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">Il problema del dolore esiste e l\u2019uomo non si rassegna davanti ad esso proprio mentre lo cerca, mentre prega Dio che lo liberi dallo stato di sofferenza. Elia non nasconde a Dio Padre il suo desiderio di morire. Dopo aver mostrato la sua forza nella strage dei profeti di Baal, Elia appare terrorizzato dalle parole di vendetta della regina Gezabele. Preso da spavento e turbamento, scappa in direzione opposta, verso Sud, cadendo in uno stato di depressione. Disperato, chiede la morte motivando di non essere migliore dei suoi padri, Abramo e Mos\u00e8, e cos\u00ec facendo scopre la finitudine della condizione umana, sperimenta il limite della fragilit\u00e0 davanti a Dio[14]. Elia non rimane solo nella sua situazione. Dio Padre interviene inviando un angelo che gli offre nutrimento materiale e spirituale. \u00abLo tocc\u00f2\u00bb[15] e ricevette forza per riprendere il cammino. Cos\u00ec come allora, anche oggi Dio Padre interviene nella storia e continua a visitare il suo popolo nei sacramenti della Chiesa e in Cristo prende su di s\u00e9 le nostre infermit\u00e0, donando la vita a tutti.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[1] <em>At<\/em> 10,38.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[2] cfr. <em>Mc<\/em> 16,18<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[3] <em>Mc<\/em> 16, 13: \u00ab[i dodici] scacciavano molti dem\u00f2ni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[4] <em>Gc<\/em> 5,14-15.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[5] cfr. <em>Pontificale Romanum: Ordo benedicendi Oleum Cattechumenorum et Infirmorum et con<\/em><em>f<\/em><em>iciendi Chrisma, <\/em>Citt\u00e0 del Vaticano 1971, pp. 11-12.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[6] cfr. <em>Rituale rom<\/em>., Tit. V, c.1,2; <em>Conc. Trid<\/em>., 1.c; <em>Codex Iuris Can<\/em>., can. 937 sq.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[7] fr. CONC. TRID., Sess. XIV, <em>De extrema unctione, <\/em>cap. 2: CT, VII, 1, 356; Denz- Sch\u00f6n. 1696<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[8] cfr. Sacrosanctum Concilium, \u00a773.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[9] G. Ruppi, <em>Mistagogia dei Sacramenti<\/em>, ESC, Roma 2017, p. 206.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[10] S. Paolo VI, Sacram Unctionem Infirmorum, Costituzione Apostolica <em>Il Sacramento dell\u2019Unzione degli infermi<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano, 30 novembre 1972.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[11] cfr. <em>Rm<\/em> 8, 17; <em>Co<\/em>l 1, 24; <em>2 Tm<\/em> 2,11-12; <em>1 Pt<\/em> 4, 13<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[12] Lurnen Gentium<em>, <\/em>\u00a7 <em>11<\/em>: A.A.S. 57 (1965), p. 15.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[13] <em>Gb<\/em> 7,7.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[14] M. Nobile, <em>1-2 Re<\/em>, Edizioni S. Paolo, Milano 2010, pp. 204-231.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"\">[15] <em>1Re<\/em> 19,5.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano di Tondo La cura degli infermi nella Chiesa ha una origine antica. Lungi dall\u2019essere soltanto una lodevole prassi da svolgere per il beneficio dei malati; essa trae il senso profondo dal servizio prestato a Cristo presente nei sofferenti. 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