{"id":1865,"date":"2026-08-04T13:25:02","date_gmt":"2026-08-04T11:25:02","guid":{"rendered":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/?post_type=article&#038;p=1865"},"modified":"2026-08-06T10:54:58","modified_gmt":"2026-08-06T08:54:58","slug":"musica-liturgica-e-partecipazione-una-questione-di-equi-librio","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/article\/musica-liturgica-e-partecipazione-una-questione-di-equi-librio\/","title":{"rendered":"Musica liturgica e partecipazione: una questione di equilibrio"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni i social network sono diventati uno spazio sempre pi\u00f9 utilizzato anche dai cori liturgici, dalle <em>scholae cantorum<\/em> e dalle cappelle musicali per diffondere programmi musicali, registrazioni e locandine delle celebrazioni. Molto spesso queste proposte mettono in evidenza il repertorio che verr\u00e0 eseguito &#8211; mottetti, messe polifoniche, pagine gregoriane o autori di particolare prestigio &#8211; quasi a presentare la celebrazione come un evento musicale capace di distinguersi per qualit\u00e0 artistica e raffinatezza. In filigrana sembra talvolta emergere un messaggio implicito: \u201c<em>venite qui, perch\u00e9 qui la musica liturgica non annoia ed \u00e8 eseguita bene!<\/em>\u201d. \u00a0A volte \u00a0diventano vere e proprie proposte di promozione del direttore o dell\u2019organista o del compositore.<\/p>\n<p>Il fenomeno, tuttavia, non \u00e8 privo di aspetti positivi. In un tempo in cui molta musica liturgica rischia l\u2019appiattimento stilistico e testuale, il desiderio di recuperare repertori storici e forme musicali pi\u00f9 solide rappresenta certamente un segnale interessante. In diversi contesti si avverte infatti il bisogno di restituire dignit\u00e0 artistica alla celebrazione e di riscoprire quella tradizione musicale che la Chiesa ha custodito nei secoli.<\/p>\n<p>Eppure, dietro molte di queste proposte, si intravede spesso un modello liturgico ed ecclesiale ben preciso. In fondo, il dibattito \u00e8 sempre lo stesso: la liturgia deve privilegiare soprattutto la partecipazione vocale dell\u2019assemblea oppure valorizzare maggiormente la dimensione contemplativa del rito anche attraverso il linguaggio musicale? \u00c8 una questione molto pi\u00f9 seria di quanto possa sembrare a prima vista, perch\u00e9 tocca direttamente il modo di intendere la celebrazione.<\/p>\n<p>La <em>Sacrosanctum Concilium<\/em> affronta questo tema con grande equilibrio. Da una parte afferma che \u00abla tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore\u00bb (SC 112) e riconosce che \u00abla Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana\u00bb, senza escludere \u00abgli altri generi di musica sacra, specialmente la polifonia\u00bb (SC 116). Dall\u2019altra insiste sulla necessit\u00e0 di una \u00abpartecipazione piena, consapevole e attiva\u00bb di tutto il popolo di Dio (SC 14).<\/p>\n<p>Il problema nasce quando questi due principi vengono separati. Oggi, infatti, si assiste spesso a due modelli quasi contrapposti. In molte parrocchie il repertorio si riduce a una successione continua di canti assembleari, talvolta poveri sotto il profilo musicale e liturgico; in altri contesti, soprattutto dove operano cori strutturati o cappelle musicali, si propone invece un modello quasi esclusivamente corale, fortemente influenzato dalla prassi romana del Novecento sviluppatasi attorno alla Cappella Sistina e alla figura di Domenico Bartolucci.<\/p>\n<p>Si tratta di repertori spesso molto raffinati, costruiti attorno a messe polifoniche, mottetti e pagine storiche di grande qualit\u00e0. Tuttavia, non raramente il coro finisce per occupare l\u2019intero spazio sonoro della celebrazione: Ordinario della Messa, canti processionali, mottetti meditativi e persino alcune parti che per loro natura appartengono all\u2019assemblea. La conseguenza \u00e8 una liturgia musicalmente elaborata, ma nella quale il popolo assume un ruolo quasi esclusivamente da pubblico spettatore di una performance musicale.<\/p>\n<p>Nella sua struttura originaria, tuttavia, la tradizione romana si fondava su un diverso equilibrio. Storicamente la liturgia latina viveva di un equilibrio tra pi\u00f9 soggetti: il celebrante, la <em>schola<\/em> e l\u2019assemblea. Nei primi secoli medievali la struttura musicale della Messa presentava una notevole organicit\u00e0: il celebrante proclamava i dialoghi e le orazioni; la <em>schola<\/em> cantava le antifone e i salmi del Proprio; il popolo interveniva nelle acclamazioni e nelle risposte. La polifonia nascer\u00e0 pi\u00f9 tardi come sviluppo artistico di questo sistema, ma senza sostituirne l\u2019equilibrio originario.<\/p>\n<p>Anche per questo il Concilio non voleva abolire la tradizione musicale della Chiesa, ma recuperare la logica autentica della liturgia romana. Quando la <em>Sacrosanctum Concilium<\/em> parla di partecipazione attiva, valorizzazione della <em>schola<\/em>, conservazione del gregoriano e uso della polifonia, non propone elementi alternativi tra loro, ma componenti di un unico organismo liturgico.<\/p>\n<p>Nel periodo postconciliare, per\u00f2, questo equilibrio si \u00e8 spesso spezzato. In molti contesti la <em>schola<\/em> e il repertorio del Proprio sono praticamente scomparsi, sostituiti da un modello centrato quasi esclusivamente sul canto assembleare continuo. In altri ambienti \u00e8 accaduto l\u2019opposto: la celebrazione \u00e8 stata quasi interamente assorbita dal repertorio corale. In entrambi i casi si perde qualcosa della struttura originaria della liturgia.<\/p>\n<p>Su questo punto Benedetto XVI \u00e8 stato particolarmente chiaro. Secondo il Pontefice &#8211; in continuit\u00e0 con la tradizione liturgica romana &#8211; la musica liturgica dovrebbe articolarsi su tre livelli complementari: il gregoriano come fondamento, la polifonia classica come sviluppo della tradizione e la musica contemporanea autenticamente liturgica. Non una competizione tra stili, dunque, ma una gerarchia ordinata di linguaggi al servizio del rito.<\/p>\n<p>La vera questione, allora, non \u00e8 scegliere tra gregoriano, polifonia o canto assembleare. Il problema pi\u00f9 profondo riguarda la funzione liturgica della musica e, soprattutto, la distribuzione dei ruoli nella celebrazione. Chi canta cosa? Quando il coro occupa ogni spazio, l\u2019assemblea scompare; quando tutto viene affidato esclusivamente all\u2019assemblea, la liturgia perde spesso profondit\u00e0 simbolica e qualit\u00e0 musicale.<\/p>\n<p>Per questo molti liturgisti e musicologi stanno oggi cercando di recuperare un modello pi\u00f9 equilibrato: dialoghi affidati al celebrante, antifone e salmi alla <em>schola<\/em>, acclamazioni all\u2019assemblea, polifonia nei momenti contemplativi. \u00c8 il modello che, in forme diverse, si ritrova anche nelle celebrazioni papali degli ultimi decenni, dove convivono il canto dell\u2019assemblea, il repertorio gregoriano, la <em>schola<\/em> e il coro polifonico.<\/p>\n<p>In fondo, la domanda decisiva resta sempre la stessa: il canto serve il rito oppure lo sostituisce? Un repertorio autenticamente liturgico non nasce per mettere in mostra il coro, ma per accompagnare l\u2019azione sacra. Ogni forma musicale ha il suo posto: il gregoriano struttura il rito, la polifonia lo approfondisce contemplativamente, il canto assembleare rende udibile la voce del popolo di Dio.<\/p>\n<p>Anche il silenzio, del resto, appartiene a questo equilibrio. Una liturgia costruita senza pause, senza ascolto e senza interiorit\u00e0 rischia di trasformarsi in una successione continua di esecuzioni musicali. La tradizione romana, invece, ha sempre custodito un rapporto profondo tra canto, parola e silenzio.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 proprio questo il punto pi\u00f9 importante da recuperare oggi. Nella liturgia la musica non \u00e8 mai un elemento decorativo n\u00e9 uno spazio di protagonismo artistico. \u00c8 parte integrante dell\u2019azione sacra della Chiesa. E quando i diversi soggetti &#8211; celebrante, <em>schola<\/em>, coro e assemblea &#8211; ritrovano ciascuno il proprio posto, anche repertori molto differenti possono convivere armoniosamente senza perdere n\u00e9 la bellezza n\u00e9 il senso autenticamente liturgico della celebrazione.<\/p>\n<hr \/>\n<div class=\"wp-block-file psallite-pdf\"><object class=\"wp-block-file__embed\" style=\"width:100%; height:600px;\" data=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/psallite29-09-musica-liturgica-e-partecipazione-parisi.pdf\" type=\"application\/pdf\" aria-label=\"Musica liturgica e partecipazione: una questione di equilibrio (Antonio Parisi)\"><\/object><a id=\"psallite-pdf-614629\" href=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/psallite29-09-musica-liturgica-e-partecipazione-parisi.pdf\">Musica liturgica e partecipazione: una questione di equilibrio (Antonio Parisi)<\/a> <a class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" href=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/psallite29-09-musica-liturgica-e-partecipazione-parisi.pdf\" download aria-describedby=\"psallite-pdf-614629\">Download<\/a><\/div>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni i social network sono diventati uno spazio sempre pi\u00f9 utilizzato anche dai cori liturgici, dalle scholae cantorum e dalle cappelle musicali per diffondere programmi musicali, registrazioni e locandine delle celebrazioni. 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