{"id":1150,"date":"2026-04-14T10:23:38","date_gmt":"2026-04-14T08:23:38","guid":{"rendered":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/?post_type=article&#038;p=1150"},"modified":"2026-04-20T10:36:17","modified_gmt":"2026-04-20T08:36:17","slug":"evoluzione-e-crisi-della-forma-canzone-sacra-e-devozionale","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/article\/evoluzione-e-crisi-della-forma-canzone-sacra-e-devozionale\/","title":{"rendered":"Evoluzione e crisi della forma canzone sacra e devozionale"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"subtitle\">Analisi storico-critica diacronica dalla tradizione medievale alla prassi contemporanea<\/h1>\n<h2>Introduzione<\/h2>\n<p>La canzone, intesa come forma musicale e testuale, ha conosciuto nel corso dei secoli un\u2019evoluzione complessa e non lineare, legata ai profondi mutamenti culturali, religiosi e sociali dei contesti in cui si \u00e8 sviluppata. Piuttosto che configurarsi come un genere stabile e rigidamente definito, essa si presenta come una realt\u00e0 storicamente dinamica, capace di assumere strutture, funzioni e significati differenti in relazione agli ambiti di utilizzo e alle finalit\u00e0 comunicative cui \u00e8 stata di volta in volta destinata.<\/p>\n<p>Il presente studio si propone di ricostruire l\u2019evoluzione della forma canzone sacra e devozionale dalla tradizione medievale fino alla prassi contemporanea, ponendo attenzione non solo ai cambiamenti formali e stilistici che ne hanno accompagnato lo sviluppo, ma anche alle trasformazioni funzionali che ne hanno progressivamente ridefinito il ruolo. In particolare, l\u2019analisi intende mettere in luce come la canzone si sia affermata storicamente come strumento privilegiato della devozione popolare e della catechesi, collocandosi in una posizione distinta rispetto alle forme musicali proprie della liturgia, pur intrattenendo con esse un rapporto costante e talvolta problematico.<\/p>\n<p>Nel corso dei secoli, la funzione devozionale ha consentito alla canzone di svolgere un ruolo significativo nella partecipazione comunitaria, favorendone la diffusione in ambiti extra-liturgici quali processioni, pratiche confraternali e momenti di preghiera collettiva. Tuttavia, soprattutto in epoca recente, il progressivo ampliamento del suo impiego all\u2019interno della prassi celebrativa solleva interrogativi di natura storica, estetica e teologica, che rendono necessario un esame critico del suo rapporto con la tradizione musicale della Chiesa. In questa prospettiva, il lavoro non si limita a una ricognizione descrittiva dei repertori, ma assume consapevolmente un taglio storico-critico, volto a individuare continuit\u00e0, trasformazioni e momenti di discontinuit\u00e0 nello sviluppo della forma canzone.<\/p>\n<p>La ricerca si basa sull\u2019analisi di fonti storiche primarie, manoscritti e raccolte musicali, nonch\u00e9 sul confronto con studi musicologici e documenti normativi di ambito ecclesiastico. Attraverso un approccio diacronico e comparativo, l\u2019obiettivo \u00e8 quello di offrire una lettura articolata dell\u2019evoluzione della forma canzone sacra e devozionale, contribuendo a una riflessione pi\u00f9 ampia sul suo ruolo, sulle sue potenzialit\u00e0 e sui suoi limiti nel contesto della musica sacra occidentale.<\/p>\n<h2>La forma <em>canzone<\/em>: definizione e caratteristiche<\/h2>\n<p>Per comprendere l\u2019evoluzione della canzone \u00e8 necessario definire preliminarmente le sue principali caratteristiche strutturali, tanto sul piano musicale quanto su quello testuale. Nel contesto medievale, la canzone si configura come una forma destinata al canto, che pu\u00f2 presentarsi in veste monodica o polifonica, a seconda dell\u2019ambiente di produzione e delle finalit\u00e0 esecutive. Essa si sviluppa all\u2019interno di tradizioni differenti, assumendo connotazioni religiose, cortesi o popolari, ma conservando alcuni tratti formali ricorrenti che ne facilitano la diffusione e la trasmissione.<\/p>\n<p>Dal punto di vista musicale, la canzone \u00e8 caratterizzata dalla ripetizione tematica, dall\u2019impiego di formule melodiche riconoscibili e da una struttura ritmica generalmente chiara e regolare. Tali elementi contribuiscono a renderla facilmente memorizzabile, favorendone l\u2019apprendimento orale e l\u2019uso collettivo, soprattutto nei contesti non colti o non specialistici<a id=\"fnref1\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn1\"><sup>1<\/sup><\/a>. La semplicit\u00e0 relativa del profilo melodico non implica necessariamente povert\u00e0 espressiva, ma risponde a esigenze funzionali legate alla partecipazione e alla comprensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Sul piano testuale, la canzone si articola generalmente in una successione di strofe di uguale o simile struttura metrica, spesso accompagnate dalla presenza di un ritornello che riprende l\u2019<em>incipit<\/em> o un nucleo tematico centrale. Questa organizzazione formale permette di rafforzare il contenuto poetico o devozionale del testo, creando un equilibrio tra variet\u00e0 e ripetizione che sostiene la funzione comunicativa del canto. In ambito religioso, tale struttura si rivela particolarmente efficace nel favorire la memorizzazione dei contenuti dottrinali e la partecipazione attiva dei fedeli<a id=\"fnref2\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn2\"><sup>2<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Nel loro insieme, queste caratteristiche musicali e testuali consentono di riconoscere nella canzone una forma flessibile e adattabile, capace di rispondere a esigenze espressive e funzionali differenti. Proprio questa duttilit\u00e0 spiega la sua ampia diffusione nel corso dei secoli e il suo radicamento nei contesti di devozione e di canto comunitario, costituendo il presupposto storico per le successive trasformazioni della forma canzone nei diversi ambiti culturali e religiosi.<\/p>\n<h2>Origine e prime strutture della canzone<\/h2>\n<p>Si presuppone che la canzone nasca originariamente come un genere poetico destinato al canto. I primi esempi a noi trasmessi mediante i documenti risalgono tra l\u2019XI e il XIII secolo, e la lingua usata \u00e8 l\u2019occitano (o lingua d\u2019oc). \u00c8 l\u2019opera compiuta dai <em>trovatori<\/em>, i poeti-musicisti, in Provenza (Francia meridionale)<a id=\"fnref3\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn3\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h3>Dalla ballata alla lauda<\/h3>\n<p>A livello testuale-poetico-musicale si pu\u00f2 affermare che la forma canzone trae origine e si sviluppa dalla <em>ballata<\/em><a id=\"fnref4\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn4\"><sup>4<\/sup><\/a>, forma nata per il movimento. Era un testo poetico in musica strutturato in strofe (stanze) e alternate ad un ritornello (ripresa).<\/p>\n<p>Questa semplice struttura viene presa in prestito e fatta propria anche a livello devozionale con la <em>lauda<\/em>, la forma di espressione religiosa popolare per eccellenza. Veniva cantata durante le processioni o nelle riunioni delle confraternite (i \u201cLaudesi\u201d)<a id=\"fnref5\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn5\"><sup>5<\/sup><\/a>. Molti manoscritti, come il celebre <em>Laudario di Cortona<\/em> (ca. 1270-1297), ci hanno permesso di poter comprendere la linea melodica grazie alla notazione musicale su tetragramma. La musica serviva a rendere il testo facile da memorizzare per il popolo analfabeta. Era, a tutti gli effetti, una <em>canzone sacra<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1061\" aria-describedby=\"caption-attachment-1061\" style=\"width: 234px\" class=\"wp-caption alignright\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1061\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03b-ave-donna-santissima.jpg?resize=244%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03b-ave-donna-santissima.jpg?resize=244%2C300&amp;ssl=1 244w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03b-ave-donna-santissima.jpg?resize=768%2C944&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03b-ave-donna-santissima.jpg?w=785&amp;ssl=1 785w\" sizes=\"auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1061\" class=\"wp-caption-text\"><strong><em>Ave donna santissima<\/em><\/strong>, in Laudario di Cortona, ms. 91, Cortona, Biblioteca del Comune e dell\u2019Accademia Etrusca, f. 5r.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Del <em>Laudario di Corto<\/em>na occorre dare alcuni ulteriori spunti di approfondimento. Meglio conosciuto come <em>manoscritto 91<\/em> della Biblioteca Comunale di Cortona, questo non \u00e8 solo un reperto museale, ma una vera e propria \u201cfotografia\u201d sonora medioevale della canzone sacra. Il manoscritto contiene sessantasei laudi, di cui quarantaquattro nella prima parte con notazione musicale, tra cui la celeberrima <em>\u201cSia laudato San Francesco\u201d<\/em>, che testimonia il legame profondo tra la lauda e il francescanesimo. Raccoglie canzoni devozionali in volgare italiano, caratterizzate da testi mariani e da melodie semplici, monodiche, facilmente cantabili. L\u2019esempio di <em>Ave donna santissima<\/em> mostra un uso sistematico della ripetizione melodica per ogni strofa, con occasionali ritornelli. Il contesto storico riflette una comunit\u00e0 religiosa urbana che utilizza la canzone per devozione privata e pubblica, in confraternite e celebrazioni religiose.<\/p>\n<figure><figcaption><\/figcaption><\/figure>\n<p>Da sottolineare l\u2019ambiguit\u00e0 della notazione del manoscritto 91 che ha condotto ad errori di trascrizione in notazione moderna. Sebbene il tetragramma fosse ormai lo standard, nel Laudario di Cortona la scrittura \u00e8 spesso approssimativa. Il copista talvolta omette la chiave o la sposta senza preavviso. Questo costringe i musicologi moderni a un lavoro di \u201cdeduzione melodica\u201d<a id=\"fnref6\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn6\"><sup>6<\/sup><\/a>, basato sulla struttura degli intervalli, il confronto con altri manoscritti (come il <em>Laudario Magliabechiano<\/em>), la logica modale dell\u2019epoca.<\/p>\n<h3>La cantiga iberica<\/h3>\n<p>Come la lauda in Italia, la <em>cantiga<\/em> era l\u2019equivalente in territorio iberico specialmente quella con testo in galego-portoghese. Nasce per essere eseguita nelle corti con l\u2019accompagnamento di strumenti come liuti, arpe e ribeche, ma subisce presto la trasformazione in canzone sacra. L\u2019esempio pi\u00f9 importante \u00e8 costituito dal manoscritto conosciuto come <em>Cantigas de Santa Maria<\/em><a id=\"fnref7\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn7\"><sup>7<\/sup><\/a>, una raccolta di quattrocentoventi <em>cantigas<\/em> in galiziano-portoghese dedicate alla Vergine Maria di cui si attribuisce la paternit\u00e0 ad Alfonso X detto <em>el sabio<\/em><a id=\"fnref8\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn8\"><sup>8<\/sup><\/a>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1062\" aria-describedby=\"caption-attachment-1062\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1062\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03c-santa-maria-strela-do-dia.jpg?resize=210%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03c-santa-maria-strela-do-dia.jpg?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03c-santa-maria-strela-do-dia.jpg?w=561&amp;ssl=1 561w\" sizes=\"auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1062\" class=\"wp-caption-text\"><strong><em>Santa Maria strela do dia<\/em><\/strong>, in Cantigas de Santa Maria, ms. 7, Toledo, Biblioteca Capitolare, f. 156v.<\/figcaption><\/figure>\n<p>I codici contengono non solo i testi e la musica, ma anche splendide miniature che ritraggono i musicisti mentre suonano molti strumenti dell\u2019epoca. Le <em>Cantigas de Santa Maria<\/em> rappresentano un primo esempio organico di canzoni devozionali dedicate alla Vergine Maria. Uniscono testo poetico e melodia in schemi di strofe con eventuali ritornelli. Un esempio \u00e8 la cantiga <em>Santa Maria strela do dia<\/em>, che mostra la tipica alternanza strofa-ritornello. La struttura formale \u00e8 chiara: strofa di quattro versi, ciascuno con melodia propria ma unificata da un ritornello che chiude la sezione. La funzione era devozionale, mirata a raccontare miracoli della Vergine e stimolare la partecipazione collettiva.<\/p>\n<p>La struttura predominante nelle <em>Cantigas de Santa Maria<\/em> \u00e8 quella dello <em>zajal<\/em> (di origine arabo-andalusa), che in Europa si evolve nella forma del <em>virelai<\/em><a id=\"fnref9\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn9\"><sup>9<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La forma tipica dello <em>zajal<\/em> segue lo schema composto dai seguenti elementi:<\/p>\n<ul>\n<li>l\u2019<em>estribillo<\/em> (ritornello) che introduce il tema e viene ripetuto dopo ogni strofa;<\/li>\n<li>la <em>mudanza (Mutazione)<\/em>, cio\u00e8 a prima parte della strofa, spesso divisa in due piedi con rime proprie;<\/li>\n<li>la vuelta (ritorno), l\u2019ultima parte della strofa che riprende la rima e la melodia del ritornello.<\/li>\n<\/ul>\n<h3>I canti devozionali del Llibre vermell de Montserrat<\/h3>\n<p>Altro esempio documentale medioevale lo troviamo nel <em>Llibre Vermell de Montserrat<\/em><a id=\"fnref10\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn10\"><sup>10<\/sup><\/a> (fine XIV secolo) che costituisce una raccolta di canti devozionali destinati ai pellegrini del Monastero di Montserrat.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1063\" aria-describedby=\"caption-attachment-1063\" style=\"width: 193px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1063\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03d-stella-splendens.jpg?resize=203%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03d-stella-splendens.jpg?resize=203%2C300&amp;ssl=1 203w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03d-stella-splendens.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1063\" class=\"wp-caption-text\"><em><strong>Stella splendens<\/strong><\/em>, in Llibre vermell de Montserrat, ms. 1, f.22v.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Analizzare l\u2019evoluzione della forma canzone tra le <em>Cantigas de Santa Maria<\/em> (Galizia, XIII secolo) e il <em>Llibre Vermell de Montserrat<\/em> (Catalogna, XIV secolo) significa tracciare il passaggio da una lirica trobadorica spiritualizzata a una forma di devozione pi\u00f9 popolare e comunitaria. Entrambe le raccolte rappresentano l\u2019apice della musica medievale iberica, ma presentano differenze strutturali e funzionali significative.<\/p>\n<p>Composto alla fine del XIV secolo<a id=\"fnref11\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn11\"><sup>11<\/sup><\/a> per i pellegrini del monastero di Montserrat, il \u201c<em>Libro Rosso<\/em>\u201d ha una finalit\u00e0 pratica: offrire canti \u201conesti e devoti\u201d per sostituire i canti profani dei fedeli durante le veglie in chiesa. Qui la \u201ccanzone\u201d diventa collettiva. Troviamo tre forme principali che sono riconducibili alla forma canzone:<\/p>\n<ul>\n<li>il <em>virelai<\/em>: simile alle <em>Cantigas<\/em>, ma pi\u00f9 semplice e ritmico, pensato per essere danzato in cerchio (<em>ball redon<\/em>); un esempio celebre \u00e8 <em>Stella Splendens<\/em> che rappresenta una struttura strofa-ritornello, pensata per facilitare il canto collettivo durante i pellegrinaggi;<\/li>\n<li>il <em>canone<\/em> (<em>ca\u00e7a<\/em>), una forma polifonica in cui le voci si rincorrono (ad esempio <em>Laudemus Virginem<\/em> o <em>Splendens ceptigera<\/em>), evoluzione tecnica notevole rispetto alla monodia prevalente del secolo precedente;<\/li>\n<li>il canto <em>Ad mortem festinamus<\/em>, caratterizzato da una struttura riconducibile alla danza circolare e da un marcato profilo ritmico, il cui tema moraleggiante sulla morte ha talvolta suggerito accostamenti alla tradizione della cosiddetta \u201cdanza macabra\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il passaggio tra queste due raccolte segna la transizione dalla monodia aristocratica del pieno Medioevo alla polifonia e alla coralit\u00e0 popolare del tardo Medioevo. Mentre le <em>Cantigas<\/em> celebrano la Vergine come una \u201cSignora\u201d feudale attraverso il racconto dei suoi miracoli, il <em>Llibre Vermell<\/em> permette al fedele di partecipare attivamente al rito attraverso il corpo (la danza) e l\u2019intreccio delle voci.<\/p>\n<figure><\/figure>\n<h2>L\u2019evoluzione della forma canzone nel XVI secolo<\/h2>\n<h3>Le Piae Cantiones<\/h3>\n<p>L\u2019evoluzione della forma musicale della canzone \u00e8 rintracciabile anche attraverso lo studio e l\u2019analisi della raccolta nord europea denominata <em>Piae Cantiones<\/em><a id=\"fnref12\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn12\"><sup>12<\/sup><\/a> legata all\u2019ambiente scolastico nordico, pubblicata a Greifswald nel 1582<a id=\"fnref13\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn13\"><sup>13<\/sup><\/a>. Questa raccolta finlandese-svedese raccoglie melodie sacre pi\u00f9 antiche, risalenti a secoli precedenti. Dal punto di vista della forma musicale, le <em>Piae Cantiones<\/em> rappresentano un documento eccezionale perch\u00e9 fotografano il passaggio tra il Medioevo e il Rinascimento, conservando strutture che in altre parti d\u2019Europa stavano gi\u00e0 scomparendo. La raccolta contiene settantaquattro canti. La maggior parte di essi segue queste due strutture:<\/p>\n<ul>\n<li>canti monodici (unisono): la maggior parte dei brani \u00e8 scritta per una sola linea melodica. Si tratta di derivazioni del canto gregoriano o di canti popolari studenteschi, dove la melodia \u00e8 semplice, lineare e facile da memorizzare.<\/li>\n<li>canti polifonici: una piccola parte (circa dodici brani) presenta una scrittura a due, tre o quattro voci. La tecnica utilizzata \u00e8 quella del \u201c<em>cantus fractus<\/em>\u201d<a id=\"fnref14\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn14\"><sup>14<\/sup><\/a> o del contrappunto semplice, tipico delle scuole dell\u2019epoca.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La struttura predominante \u00e8 quella strofica. A differenza delle composizioni colte contemporanee, come i madrigali, qui la musica restaidentica per ogni strofa del testo. Questo serviva a facilitare l\u2019apprendimento a memoria da parte degli studenti e a rendere il canto adatto alle processioni o all\u2019uso didattico.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1064\" aria-describedby=\"caption-attachment-1064\" style=\"width: 182px\" class=\"wp-caption alignright\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1064\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03e-gaudate.jpg?resize=192%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03e-gaudate.jpg?resize=192%2C300&amp;ssl=1 192w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03e-gaudate.jpg?w=577&amp;ssl=1 577w\" sizes=\"auto, (max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1064\" class=\"wp-caption-text\">Gaudete, in Piae Cantiones, 1582, f.81v<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sebbene i testi siano medievali, la notazione delle <em>Piae Cantiones<\/em> introduce una precisione ritmica pi\u00f9 moderna. Alcuni canti attestati nella raccolta, tra cui <em>Gaudete<\/em>, presentano strutture ritmiche binarie o ternarie marcate, riconducibili a modelli di danza popolare; la loro ampia diffusione in epoca moderna \u00e8 tuttavia legata a successive rielaborazioni e riprese editoriali, che ne hanno favorito la circolazione nel repertorio contemporaneo. All\u2019interno della raccolta, la \u201ccanzone\u201d assume diverse funzioni che ne influenzano la forma:<\/p>\n<ul>\n<li><em>cantiones<\/em>, canti per le festivit\u00e0 (Natale, Pasqua);<\/li>\n<li><em>canti scolastici<\/em>, composizioni che celebrano la vita studentesca, la primavera o la morale;<\/li>\n<li><em>inni<\/em> e <em>sequenze<\/em>, cio\u00e8 forme pi\u00f9 rigorose derivate dalla liturgia cattolica.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La \u201cforma canzone\u201d delle <em>Piae Cantiones<\/em> \u00e8 definibile come <em>cantio<\/em>, un genere di canto sacro non liturgico (o paraliturgico) in latino, caratterizzato da una melodia chiara, un ritmo regolare e una struttura strofica semplice. L\u2019esempio <em>Gaudete<\/em>, citato prima, mostra la canzone come forma polifonica semplice: due parti principali con ritornello alternato e versi di quattro righe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>La canzone devozionale sacra nel Tempio Armonico della Beatissima Vergine<\/h2>\n<p>Mentre le <em>Piae Cantiones<\/em> rappresentano la cristallizzazione di una tradizione medievale nordica, il <em>Tempio Armonico della Beatissima Vergine<\/em><a id=\"fnref15\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn15\"><sup>15<\/sup><\/a>,pubblicato a Roma nel 1599, a cura del beato Giovanni Giovenale Ancina<a id=\"fnref16\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn16\"><sup>16<\/sup><\/a> segna l\u2019ingresso della \u201cforma canzone\u201d nella modernit\u00e0 barocca e nella spiritualit\u00e0 della Controriforma.<\/p>\n<p>Se le <em>Piae Cantiones<\/em> usano il latino come lingua colta e scolastica, il <em>Tempio Armonico<\/em> utilizza il volgare italiano. La forma musicale non \u00e8 pi\u00f9 la \u201c<em>cantio<\/em>\u201d latina, ma la <em>lauda spirituale<\/em>. Questo risponde all\u2019esigenza dell\u2019Oratorio di San Filippo Neri (di cui Ancina faceva parte) di parlare direttamente al popolo e ai \u201csecolari\u201d, usando una lingua comprensibile e affettiva.<\/p>\n<p>Mentre la maggior parte dei brani delle <em>Piae Cantiones<\/em> \u00e8 monodica, il <em>Tempio Armonico<\/em> stabilisce lo standard della polifonia a tre voci (solitamente due soprani e un basso):<\/p>\n<ul>\n<li>questa struttura \u00e8 pi\u00f9 ricca rispetto al <em>cantus fractus<\/em> medievale;<\/li>\n<li>permette un intreccio armonico che \u201cmuove gli affetti\u201d, pur rimanendo abbastanza semplice da essere cantata da dilettanti o piccoli gruppi devozionali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il beato Ancina introduce un meccanismo formale di particolare rilevanza per la canzone: il travestimento spirituale. A differenza delle <em>Piae Cantiones<\/em>, che conservano melodie antiche, Ancina prende spesso melodie di canzoni profane, madrigali e villanelle di successo (molto note al pubblico dell\u2019epoca) e ne sostituisce il testo amoroso con un testo sacro con l\u2019obiettivo di sfruttare la piacevolezza della musica \u201cmondana\u201d per elevare l\u2019animo a Dio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1066\" aria-describedby=\"caption-attachment-1066\" style=\"width: 194px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1066\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03f-perche-non-mi-consoli.png?resize=204%2C300&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03f-perche-non-mi-consoli.png?resize=204%2C300&amp;ssl=1 204w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03f-perche-non-mi-consoli.png?w=474&amp;ssl=1 474w\" sizes=\"auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1066\" class=\"wp-caption-text\">Perch\u00e9 non mi consoli, in Tempio Armonico della Beatissima Vergine, 1599, pag 41<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nelle <em>Piae Cantiones<\/em>, il ritmo \u00e8 squadrato e spesso \u201cdanzante\u201d. Nel <em>Tempio Armonico<\/em> emerge una marcata attenzione alla chiarezza e all\u2019efficacia della parola cantata, con una scrittura musicale orientata a mettere in rilievo il testo. Nella prefazione alla raccolta, il beato Ancina ammette la possibilit\u00e0 di eseguire i brani anche a voce sola con accompagnamento strumentale (lira da gamba o arpa), indicazione che la critica ha interpretato come segnale di una flessibilit\u00e0 esecutiva e di una sensibilit\u00e0 espressiva destinata a trovare pieno sviluppo solo nei primi decenni del Seicento.<\/p>\n<p>In questa raccolta, destinata alla devozione mariana, le canzoni sviluppano una maggiore complessit\u00e0 polifonica. \u201cPerch\u00e9 non mi consoli\u201d di Francesco Soto de Langa mostra una struttura in due parti principali con ritornello centrale, destinata alla meditazione privata e al canto corale. La melodia \u00e8 lineare, ma arricchita da armonizzazioni semplici, sottolineando l\u2019evoluzione della canzone verso un uso pi\u00f9 sofisticato, pur mantenendo la funzione devozionale.<\/p>\n<figure><\/figure>\n<h3>La canzone aristocratica del <em>Cancionero del Duque de Calabria<\/em> (<em>Cancionero de Uppsala<\/em>)<\/h3>\n<p>Oltre al <em>Tempio Armonico della Beatissima Vergine<\/em> (1599), che rappresenta la risposta spirituale alla musica profana, un\u2019altra raccolta \u00e8 da prendere in considerazione: il <em>Cancionero del Duque de Calabria<\/em><a id=\"fnref17\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn17\"><sup>17<\/sup><\/a> anche conosciuto come <em>Cancionero de Uppsala<\/em><a id=\"fnref18\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn18\"><sup>18<\/sup><\/a> o <em>Cancionero de Venecia<\/em>, una delle antologie pi\u00f9 preziose della musica rinascimentale spagnola stampata a Venezia nel 1556 dall\u2019editore Girolamo Scotto e destinata all\u2019intrattenimento della corte di Ferdinando d\u2019Aragona<a id=\"fnref19\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn19\"><sup>19<\/sup><\/a> a Valencia in cui la forma prevalente \u00e8 il <em>villancico<\/em>, caratterizzato da una struttura <em>ABBA<\/em> (<em>estribillo-copla-estribillo<\/em>)<a id=\"fnref20\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn20\"><sup>20<\/sup><\/a>. Questa raccolta spagnola del XVI secolo comprende settanta composizioni principalmente profane<a id=\"fnref21\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn21\"><sup>21<\/sup><\/a>, nonostante alcuni temi religiosi, con un focus totale sul <em>villancico<\/em>. \u00c8 un caso celebre di rarit\u00e0 bibliografica: esiste un\u2019unica copia superstite al mondo della stampa originale del 1556 custodita presso la Biblioteca dell\u2019Universit\u00e0 di Uppsala, in Svezia.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019antologia curata dal beato Ancina mostra una netta tendenza verso la chiarezza del testo, richiesta dai dettami del Concilio di Trento, il <em>Cancionero del Duque de Calabria<\/em> presenta una prevalente polifonia contrappuntistica, pur se talvolta semplice. Il <em>villancico<\/em> mantiene una certa dignit\u00e0 contrappuntistica spagnola, mentre nel <em>Tempio Armonico<\/em> Ancina adotta la villanella alla napoletana. Questa forma \u00e8 caratterizzata da ritmi saltellanti e ternari, struttura strofica semplice, uso frequente di quinte parallele per imitare uno stile popolare.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1067\" aria-describedby=\"caption-attachment-1067\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignright\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1067\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03g-verbum-caro.png?resize=300%2C203&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03g-verbum-caro.png?resize=300%2C203&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03g-verbum-caro.png?resize=768%2C521&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-art03g-verbum-caro.png?w=900&amp;ssl=1 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1067\" class=\"wp-caption-text\">Verbum caro factum est, in Cancionero de Uppsala, 1556, f. XXXVr-XXXVIv<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il <em>Cancionero de Uppsala<\/em> \u00e8 una fotografia di un repertorio di corte, quasi un\u2019antologia fissa. Il <em>Tempio Armonico<\/em> \u00e8 invece un\u2019operazione editoriale \u201cmilitante\u201d. Il beato Giovanni Giovenale Ancina concepisce l\u2019opera per essere cantata da tutti. L\u2019evoluzione formale \u00e8 dunque verso una funzionalit\u00e0 sociale: la musica non deve pi\u00f9 essere complessa per mostrare l\u2019abilit\u00e0 del compositore, ma deve farsi \u201cveicolo\u201d immediato per il sentimento religioso.<\/p>\n<p>Si passa da una forma chiusa e aristocratica (il <em>villancico<\/em> spagnolo del primo \u2019500) a una forma aperta, comunicativa e \u201cpopolareggiante\u201d (la lauda filippina di fine \u2019500). L\u2019eredit\u00e0 delle forme brevi del <em>Cancionero<\/em> confluisce nel Tempio Armonico, ma viene spogliata delle complessit\u00e0 fiamminghe per diventare uno strumento di devozione diretta e affettuosa.<\/p>\n<p>L\u2019esempio <em>Verbum caro factum est<\/em> mostra una struttura polifonica a tre voci con alternanza strofa-ritornello. La canzone qui diventa veicolo di testo liturgico, ma mantiene l\u2019accessibilit\u00e0 melodica e ritmica, riflettendo la transizione tra tradizione popolare e composizione colta.<\/p>\n<figure><\/figure>\n<h2>Dalla polifonia oratoriale alla monodia missionaria: l\u2019evoluzione della \u201cforma canzone\u201d<\/h2>\n<p>Il percorso evolutivo della canzone spirituale in Italia tra la fine del XVI e la met\u00e0 del XVIII secolo rappresenta uno dei fenomeni pi\u00f9 interessanti di osmosi tra linguaggio colto e prassi devozionale popolare. Come detto in precedenza, tale parabola trova i suoi estremi cronologici e stilistici nel <em>Tempio Armonico<\/em> del beato Giovanni Giovenale Ancina (1599) e nelle <em>Canzoncine Spirituali<\/em> di sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori. Mentre il <em>Tempio Armonico della Beatissima Vergine<\/em> non \u00e8 solo una raccolta di lodi, ma un\u2019operazione di \u201cbonifica spirituale\u201d del repertorio profano con la semplificazione del contrappunto per favorire l\u2019intellegibilit\u00e0 del testo (in linea con i dettami del Concilio di Trento). La \u201ccanzone\u201d anciniana \u00e8 dunque un ibrido che cerca di elevare il diletto estetico a strumento di ascesi, rimanendo tuttavia ancorata a una prassi esecutiva che richiede una certa competenza vocale d\u2019insieme.<\/p>\n<p>Tra il Seicento e il Settecento, l\u2019avvento della monodia accompagnata e il trionfo del teatro d\u2019opera trasformano radicalmente la sensibilit\u00e0 uditiva. La forma canzone si svincola dalle tessiture polifoniche per abbracciare la linearit\u00e0 melodica. In questo contesto, la \u201ccanzone\u201d inizia a mutuare la struttura dell\u2019Aria d\u2019opera (particolarmente nella variante della \u201ccanzone strofica\u201d), semplificandone per\u00f2 le fioriture per renderla fruibile alle masse.<\/p>\n<p>Con sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori<a id=\"fnref22\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn22\"><sup>22<\/sup><\/a>, la forma canzone subisce una metamorfosi definitiva, diventando un dispositivo pedagogico di straordinaria efficacia. Formatosi nel clima della Scuola Napoletana (ebbe tra i maestri Gaetano Greco<a id=\"fnref23\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn23\"><sup>23<\/sup><\/a>), oper\u00f2 una sintesi mirabile tra la nobilt\u00e0 del linguaggio operistico e la schiettezza della tradizione popolare.<\/p>\n<p>L\u2019evoluzione formale alfonsiana si articola su tre direttrici:<\/p>\n<ul>\n<li><em>semplificazione metrica<\/em>: si prediligono strofe brevi, settenari o ottonari, con schemi di rime immediati che facilitano la memorizzazione del dogma;<\/li>\n<li><em>autonomia melodica<\/em>: a differenza del beato Giovanni Giovenale Ancina, sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori non si limita alla <em>contrafactio<\/em>, ma compone melodie originali di straordinaria freschezza. La struttura si evolve verso il modello strofico a ritornello, precursore della moderna forma canzone, dove la melodia funge da \u201cvettore emotivo\u201d per l\u2019istruzione catechetica;<\/li>\n<li><em>l\u2019affetto e l\u2019estetica<\/em>: se con il beato Ancina prevale il decoro della preghiera comunitaria, in sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori emerge la dimensione \u201caffettiva\u201d tipica del Settecento. La canzone diventa un colloquio intimo (si pensi al <em>Duetto tra l\u2019anima e Ges\u00f9 Cristo<\/em>), dove la linea vocale si fa carezzevole o drammatica, ricalcando le movenze del nascente stile pre-classico.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In conclusione, se Ancina utilizzava la canzone per \u201cordinare\u201d il diletto musicale all\u2019interno delle mura dell\u2019Oratorio, de\u2019 Liguori la trasforma in uno strumento d\u2019assalto missionario, portando la raffinatezza della tecnica napoletana nelle piazze e nelle campagne, segnando cos\u00ec il passaggio dalla lirica spirituale d\u2019\u00e9lite alla moderna canzone devozionale.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno rilevare come, almeno fino alla fine del XVIII secolo e per buona parte del XX, il repertorio canzonettistico sia rimasto confinato entro l\u2019ambito devozionale e catechistico. Storicamente, la Chiesa ha operato una netta distinzione tra la <em>liturgia ufficiale<\/em> (regolata dal rigoroso primato del Canto Gregoriano e della polifonia classica) e le forme di piet\u00e0 popolare. Mentre quest\u2019ultime utilizzavano la lingua volgare per istruire i fedeli o accompagnare le processioni, la celebrazione eucaristica restava un territorio \u2019impermeabile\u2019, dove il latino e le forme fisse del <em>Proprium<\/em> e dell\u2019<em>Ordinarium<\/em> impedivano alla canzone di varcare la soglia del rito propriamente detto.<\/p>\n<p>Nel corso del XIX secolo e fino alla vigilia del Concilio Vaticano II, la canzone devozionale si configura come un genere distinto dalla musica propriamente liturgica, pur mantenendo solidi legami strutturali con la tradizione innodica occidentale. Essa adotta prevalentemente forme strofiche regolari, spesso isometriche, con l\u2019eventuale presenza di ritornelli, al fine di garantire una rapida memorizzazione e una partecipazione estesa dell\u2019assemblea<a id=\"fnref24\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn24\"><sup>24<\/sup><\/a>. Dal punto di vista musicale, tali composizioni privilegiano un ambito melodico ristretto, un andamento prevalentemente sillabico e profili intervallari semplici, sostenuti da un linguaggio armonico elementare e funzionale, raramente caratterizzato da elaborazioni contrappuntistiche o modulazioni complesse<a id=\"fnref25\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn25\"><sup>25<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019ampliamento della stampa musicale e la crescente circolazione di raccolte di canti religiosi nel XIX secolo contribuiscono in modo decisivo alla diffusione di questo repertorio, soprattutto nei contesti extra-liturgici quali devozioni popolari, processioni, novene e pratiche confraternali<a id=\"fnref26\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn26\"><sup>26<\/sup><\/a>. In tale prospettiva, la canzone devozionale assume una funzione comunicativa e catechetica, divenendo strumento privilegiato di trasmissione del contenuto religioso attraverso mezzi musicali immediati ed efficaci. Questa funzione favorisce una progressiva standardizzazione formale e stilistica, orientata all\u2019accessibilit\u00e0 esecutiva, talvolta a scapito della complessit\u00e0 poetica e musicale, come osservato dalla storiografia musicologica e dalle fonti normative ecclesiastiche del periodo<a id=\"fnref27\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn27\"><sup>27<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Esempi di tale orientamento possono essere rintracciati negli inni ottocenteschi a struttura strofica regolare, analoghi &#8211; per concezione funzionale &#8211; agli <em>hymn tunes<\/em><a id=\"fnref28\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn28\"><sup>28<\/sup><\/a> di ampia diffusione europea. Caratteristiche analoghe si riscontrano in numerosi canti devozionali in lingua volgare diffusi in ambito cattolico, spesso tramandati attraverso antologie popolari a stampa destinate all\u2019uso assembleare<a id=\"fnref29\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn29\"><sup>29<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019accento crescente sulla partecipazione attiva dei fedeli &#8211; principio che trover\u00e0 una formulazione teologica esplicita solo con il Concilio Vaticano II &#8211; conduce gi\u00e0 in epoca preconciliare a una sistematica semplificazione melodica e armonica della canzone devozionale<a id=\"fnref30\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn30\"><sup>30<\/sup><\/a>. Sebbene tale orientamento risponda a esigenze pastorali e comunicative, esso viene talora percepito come un impoverimento della forma musicale, soprattutto se confrontato con la ricchezza modale, simbolica e testuale del repertorio liturgico tradizionale, in particolare del canto gregoriano e del grande repertorio sacro rinascimentale. Questa tensione tra accessibilit\u00e0 popolare e qualit\u00e0 artistica costituisce uno dei nodi centrali del dibattito sulla musica sacra tra XIX e XX secolo, come attestato sia dalla riflessione normativa culminante nell\u2019enciclica <em>Music\u00e6 Sacr\u00e6 Disciplina<\/em> di Pio XII, sia dagli studi storici sul movimento ceciliano e sulla musica religiosa di tradizione popolare<a id=\"fnref31\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn31\"><sup>31<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h2>La canzone liturgica nel periodo post\u2013Concilio Vaticano II: trasformazioni formali, criticit\u00e0 estetiche e prospettive musicologiche<\/h2>\n<h3>La canzone liturgica nel contesto post\u2013conciliare<\/h3>\n<p>Il Concilio Vaticano II (1962-1965) inaugura una fase di profondo ripensamento della prassi liturgica, nella quale la musica assume una funzione determinante nel promuovere la <em>participatio actuosa<\/em> dell\u2019assemblea<a id=\"fnref32\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn32\"><sup>32<\/sup><\/a>. L\u2019adozione delle lingue vernacolari e la riorganizzazione dei repertori tradizionali favoriscono una progressiva centralit\u00e0 della canzone liturgica, intesa come forma musicale capace di coniugare intelligibilit\u00e0 testuale e coinvolgimento comunitario.<\/p>\n<p>Nel corso dei decenni successivi, tuttavia, l\u2019affermazione della canzone come genere dominante conduce a un progressivo slittamento estetico e funzionale. In particolare, l\u2019assimilazione di modelli provenienti dalla musica popolare contemporanea e dalla cultura mediatica determina una semplificazione marcata dei parametri musicali: <em>ambitus<\/em> melodici ridotti, strutture strofiche rigidamente reiterative, armonizzazioni fondate su successioni accordali standardizzate e ritmi riconducibili alla ballata moderna. Sebbene tali elementi facilitino l\u2019esecuzione e la memorizzazione, essi risultano spesso in tensione con la dimensione simbolica e rituale dell\u2019azione liturgica<a id=\"fnref33\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn33\"><sup>33<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h3>Semplificazione formale e declino della complessit\u00e0 musicale<\/h3>\n<p>Si individua in questo processo un uso quantitativamente e qualitativamente eccessivo della canzone liturgica, nel quale la priorit\u00e0 assegnata all\u2019impatto emotivo immediato tende a subordinare il valore artistico e la densit\u00e0 teologica del testo musicale<a id=\"fnref34\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn34\"><sup>34<\/sup><\/a>. Ne consegue un generale impoverimento sia sul piano poetico sia su quello compositivo: testi caratterizzati da un lessico elementare e da una forte ripetitivit\u00e0 semantica, melodie costruite su moduli ricorrenti e facilmente riconoscibili, nonch\u00e9 impianti armonici uniformi che limitano lo sviluppo timbrico e polifonico.<\/p>\n<p>Dal punto di vista storico-musicale, l\u2019evoluzione della canzone liturgica nel secondo Novecento mostra un progressivo allontanamento dalle forme complesse che avevano caratterizzato la tradizione canora sacra occidentale, tanto in ambito monodico quanto polifonico. La riduzione della variet\u00e0 ritmica, l\u2019abbandono delle tecniche imitativo-contrappuntistiche e la marginalizzazione della polifonia vocale producono un appiattimento del discorso musicale, orientato prevalentemente all\u2019accompagnamento armonico e all\u2019immediatezza comunicativa<a id=\"fnref35\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn35\"><sup>35<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La musicologia liturgica contemporanea ha evidenziato come tale orientamento rischi di compromettere la funzione propriamente rituale della musica sacra, riducendola a mero strumento di supporto emozionale o di aggregazione comunitaria. In questa prospettiva, la crisi della forma-canzone non pu\u00f2 essere interpretata esclusivamente come un fenomeno stilistico, ma come il sintomo di una discontinuit\u00e0 pi\u00f9 profonda tra la tradizione musicale della Chiesa e le pratiche compositive attuali<a id=\"fnref36\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn36\"><sup>36<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto che intristisce \u00e8 l\u2019inserimento forzato della forma canzone all\u2019interno del rito a sostituire le forme proprie liturgiche<a id=\"fnref37\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn37\"><sup>37<\/sup><\/a>, svilendo e appiattendo il tutto, togliendo ogni tipo di originalit\u00e0 e forma testuale con la scusa della semplificazione, che talvolta finisce per mascherare una carenza di formazione musicale e di consapevolezza culturale in ampi settori della prassi contemporanea<a id=\"fnref38\" class=\"footnote-ref\" role=\"doc-noteref\" href=\"#fn38\"><sup>38<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h2>Considerazioni conclusive<\/h2>\n<p>Nel suo sviluppo storico, la canzone ha dimostrato una notevole capacit\u00e0 di adattamento, evolvendosi dalla <em>cantiga<\/em> medievale alle forme devozionali moderne e post-conciliari. La struttura strofica con ritornello, pur soggetta a trasformazioni e ridefinizioni, ha consentito a questo genere di mantenere un ruolo significativo nei contesti di catechesi, devozione e partecipazione assembleare. Tuttavia, le evoluzioni pi\u00f9 recenti, segnate da una forte semplificazione del linguaggio musicale e dall\u2019assimilazione di modelli estetici extra-liturgici, rendono evidente la necessit\u00e0 di una riflessione critica sulla continuit\u00e0 e sulla qualit\u00e0 della tradizione musicale sacra.<\/p>\n<p>Ripensare l\u2019uso della canzone liturgica, fondato su criteri musicologici, teologici ed estetici condivisi, appare pertanto imprescindibile per restituire alla musica liturgica la sua funzione<br \/>\nsimbolica e rituale, evitando una riduzione della canzone a mero veicolo emozionale o a prodotto di consumo culturale, riportando l\u2019uso a contesti ad essa pi\u00f9 congeniali specifici come la storia della musica ci ha insegnato.<\/p>\n<h2>Bibliografia<\/h2>\n<ul>\n<li>Bugnini, A., <em>La riforma liturgica (1948\u20131975)<\/em>, Roma, CLV\u2013Edizioni Liturgiche, 1983.<\/li>\n<li>Concilio Vaticano II, <em>Sacrosanctum Concilium<\/em>, 1963.<\/li>\n<li>Day, T., <em>Why Catholics Can\u2019t Sing<\/em>, New York, Crossroad, 1990.<\/li>\n<li>De Clerck, P., \u201cMusique et liturgie apr\u00e8s Vatican II\u201d, <em>La Maison-Dieu<\/em>, 161 (1985).<\/li>\n<li>Gelineau, J., <em>Chant et musique dans le culte chr\u00e9tien<\/em>, Paris, Cerf, 1962.<\/li>\n<li>Gelineau, J., <em>Voix nouvelles pour la musique sacr\u00e9e<\/em>, Paris, Cerf, 1964.<\/li>\n<li>Gozzi, M., <em>La tradizione musicale dei laudari italiani<\/em>, Lucca, LIM, 2010<\/li>\n<li><em>Le Cantigas de Santa Maria<\/em>, a cura di G. Tavani, Roma, Carocci, 2013<\/li>\n<li>Luisi, F., <em>La canzone profana nel Rinascimento<\/em>, Torino, EDT, 2012<\/li>\n<li>Luisi, F., <em>La musica religiosa in Italia nell\u2019Ottocento<\/em>, Roma, Torre d\u2019Orfeo, 2001.<\/li>\n<li>Monterosso, R., <em>La musica nella liturgia<\/em>, Torino, SEI, 1958.<\/li>\n<li>Pio X, <em>Tra le sollecitudini<\/em>, Motu proprio sulla musica sacra, 1903.<\/li>\n<li>Pio XII, <em>Music\u00e6 Sacr\u00e6 Disciplina<\/em>, 1955.<\/li>\n<li>Routley, E., <em>Hymns and Human Life<\/em>, London, John Murray, 1952.<\/li>\n<li>Ruff, A. R., <em>Sacred Music and Liturgical Reform: Treasures and Transformations<\/em>, Chicago, Hillenbrand Books, 2007.<\/li>\n<li>Ziino, A., <em>Il canto dei pellegrini nel Medioevo<\/em>, Roma, Viella, 2015<\/li>\n<\/ul>\n<aside id=\"footnotes\" class=\"footnotes footnotes-end-of-document\" role=\"doc-endnotes\">\n<hr \/>\n<h2>Note<\/h2>\n<ol>\n<li id=\"fn1\">J. Gelineau, <em>Chant et musique dans le culte chr\u00e9tien<\/em>, Paris, Cerf, 1962<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref1\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn2\">R. Monterosso, <em>La musica nella liturgia<\/em>, Torino, SEI, 1958.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref2\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn3\">Tra i protagonisti pi\u00f9 significativi della lirica trobadorica si colloca Guglielmo IX d\u2019Aquitania (1071-1127), generalmente considerato il primo trovatore di cui si conservino componimenti. In quanto duca d\u2019Aquitania, uno dei pi\u00f9 potenti signori dell\u2019Europa del tempo, il suo utilizzo del volgare occitano in ambito poetico-musicale contribu\u00ec in modo determinante alla diffusione della <em>cans\u00f3<\/em> nelle corti aristocratiche. I suoi testi oscillano tra registri di erotismo goliardico e le prime formulazioni dell\u2019amor cortese, ponendo le basi formali e tematiche della lirica trobadorica. Tra i continuatori pi\u00f9 autorevoli si distingue Bernart de Ventadorn (1135-1194), attivo nell\u2019ambiente cortese legato a Eleonora d\u2019Aquitania;<br \/>\nla sua <em>Can vei la lauzeta mover<\/em> \u00e8 tradizionalmente considerata uno degli esempi pi\u00f9 rappresentativi della canso trobadorica. Jaufr\u00e9 Rudel (XII secolo) \u00e8 invece noto per l\u2019elaborazione del tema dell\u2019<em>amor de lonh<\/em>, divenuto centrale nella ricezione simbolica della lirica cortese medievale.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref3\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn4\">F.A. Gallo, <em>La musica nel Medioevo<\/em>, Bologna, Il Mulino<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref4\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn5\">G. Cattin, <em>Musica e liturgia nel Medioevo<\/em>, Padova, Libreria Editrice Vaticana \/ Edizioni Messaggero Padova, 1983<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref5\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn6\">M. Gozzi, <em>Sulla necessit\u00e0 di una nuova edizione del laudario di Cortona<\/em>, in Philomusica on-line 9\/2 &#8211; Sezione I\/114-174, Atti del VI Seminario Internazionale di Filologia Musicale. \u00abLa filologia musicale oggi: il retaggio storico e le nuove prospettive\u00bb, <a class=\"uri\" href=\"http:\/\/www.examenapium.it\/laudi\/Gozzi2010.pdf\">http:\/\/www.examenapium.it\/laudi\/Gozzi2010.pdf<\/a><a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref6\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn7\">Cantigas de Santa Maria, codice di Toledo, Biblioteca Capitolare di Toledo, ms. 7, riproduzione digitale consultabile su IMSLP: <a class=\"uri\" href=\"https:\/\/imslp.org\/wiki\/Special:ImagefromIndex\/408617\/vg62\">https:\/\/imslp.org\/wiki\/Special:ImagefromIndex\/408617\/vg62<\/a> (ultima consultazione: 13\/01\/2026).<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref7\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn8\">Alfonso X (1221-1284), figlio di Ferdinando III e Beatrice di Svevia, fu re di Castiglia e Le\u00f3n dal 1252 al 1284. Sovrano di straordinaria rilevanza culturale, promosse un vasto programma di rinnovamento intellettuale, favorendo l\u2019attivit\u00e0 della cosiddetta Scuola di Traduttori di Toledo e imponendo l\u2019uso del castigliano in ambito giuridico, storiografico e scientifico. Alle <em>Cantigas de Santa Maria<\/em> \u00e8 tradizionalmente attribuita la sua paternit\u00e0; la critica concorda tuttavia nel riconoscergli soprattutto un ruolo di coordinatore e committente, pi\u00f9 che di autore unico. \u00c8 tuttavia verosimile una sua partecipazione diretta ad alcune composizioni, in particolare alle <em>Cantigas de Loor<\/em>, come suggeriscono sia il carattere pi\u00f9 personale di tali testi sia la ricorrente raffigurazione del sovrano nei codici come \u201cautore intellettuale\u201d e direttore dell\u2019impresa poetico-musicale.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref8\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn9\">M.S. Lannutti, <em>Poesia lirica romanza medievale<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2011<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref9\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn10\"><em>Llibre Vermell de Montserrat<\/em>. Riproduzione del ms. 1,Biblioteca Virtual Miguel de Servantes, <a class=\"uri\" href=\"https:\/\/www.cervantesvirtual.com\/obra-visor\/llibre-vermell-de-montserrat--0\/html\/\">https:\/\/www.cervantesvirtual.com\/obra-visor\/llibre-vermell-de-montserrat&#8211;0\/html\/<\/a><br \/>\n(consultato il 13\/01\/2026).<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref10\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn11\">Il manoscritto \u00e8 generalmente datato alla fine del XIV secolo (1399); tuttavia, il repertorio in esso contenuto \u00e8 comunemente ritenuto rappresentativo di una prassi musicale sviluppatasi in epoca anteriore, come suggeriscono caratteristiche stilistiche e funzionali dei canti.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref11\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn12\">Il titolo completo dell\u2019opera \u00e8 \u201c<em>Piae Cantiones ecclesiasticae et scholasticae veterum episcoporum, in inclyto regno Sueciae passim vsurpatae, nuper studio viri cuiusdam reuerendissimi de ecclesia Dei &amp; schola Aboensi optim\u00e8 meriti accurat\u00e8 a mendis correctae, &amp; nunc primum in lucem editae<\/em>\u201d che in italiano il testo pu\u00f2 essere reso in questo modo: \u201c<em>Canti religiosi, ecclesiastici e scolastici degli antichi vescovi, ovunque in uso nell\u2019illustre Regno di Svezia, recentemente corretti con cura dagli errori grazie allo studio di un uomo reverendissimo benemerito della Chiesa di Dio e della Scuola di Turku, e ora pubblicati per la prima volta<\/em>\u201d. Il sottotitolo spiega che si tratta di brani comunemente usati nel regno di Svezia, recentemente corretti dagli errori con cura e pubblicati per la prima volta (nel 1582) per il bene della Chiesa e della scuola di Turku (Aboensi). Si tratta di una pubblicazione a stampa curata da Theodoricus Petri Nylandus e stampata a Greifswald (Germania). Ne esistono diverse copie originali. Tuttavia, i luoghi principali di conservazione e riferimento storico sono la Biblioteca Nazionale della Finlandia (Helsinki) dove si trovano gli esemplari pi\u00f9 significativi, l\u2019Universit\u00e0 di Jyv\u00e4skyl\u00e4 che conserva una delle copie originali del 1582 meglio preservate e la British Library (Londra) che possiede una copia che fu fondamentale per la riscoperta della raccolta in Europa occidentale a met\u00e0 del XIX secolo.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref12\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn13\"><em>Piae Cantiones, ecclesiastici et scholastici chorici canticum decem et octoginta ex integris vetustis episcoporum, monachorum, atque praecipuium iam abolitum ecclesiarum antiphonis, &amp; ceteris plurimis quibusdam carminibus selecta<\/em>, 1582, riproduzione digitale su IMSLP, <a class=\"uri\" href=\"https:\/\/imslp.org\/wiki\/Special:ImagefromIndex\/780600\/vg62\">https:\/\/imslp.org\/wiki\/Special:ImagefromIndex\/780600\/vg62<\/a>\u00a0(consultato il 13\/01\/2026)<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref13\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn14\">Il <em>cantus fractus<\/em> (letteralmente \u201ccanto spezzato\u201d) \u00e8 un concetto tecnico fondamentale per capire come la musica\u00a0 medievale si sia evoluta verso forme pi\u00f9 moderne e ritmate, come quelle che troviamo nelle <em>Piae Cantiones<\/em>. Il <em>cantus fractus <\/em>rappresenta una deviazione dal \u201c<em>cantus planus<\/em>\u201d (il canto gregoriano tradizionale). Mentre il canto gregoriano originale \u00e8 fluido e privo di una battuta regolare (ritmo libero), il <em>cantus fractus<\/em> \u201cspezza\u201d le note lunghe della melodia per assegnare loro dei valori ritmici precisi (note lunghe, brevi, semibrevi). Cfr. M. Gozzi (a cura di), <em>Cantus fractus italiano: un\u2019antologia<\/em>, Musica Mensurabilis 4, Hildesheim &#8211; Z\u00fcrich &#8211; New York, Olms, 2012.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref14\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn15\">G.G. Ancina, <em>Il Tempio Armonico della Beatissima Vergine<\/em>, Roma, 1599, riproduzione digitale dell\u2019opera conservata presso il Museo internazionale e Biblioteca della musica (collocazione R.275) <a class=\"uri\" href=\"http:\/\/www.bibliotecamusica.it\/cmbm\/viewschedatwbca.asp?path=\/cmbm\/images\/ripro\/gaspari\/_R\/R275\/\">http:\/\/www.bibliotecamusica.it\/cmbm\/viewschedatwbca.asp?path=\/cmbm\/images\/ripro\/gaspari\/_R\/R275\/<\/a>. La raccolta, di carattere antologico, riunisce composizioni devozionali mariane destinate all\u2019uso oratoriano e comprende musiche di diversi autori attivi nell\u2019ambiente romano di fine Cinquecento. L\u2019opera si inserisce nel contesto della produzione musicale dell\u2019Oratorio filippino e riflette un orientamento volto a coniugare chiarezza testuale, funzione devozionale e scrittura polifonica di alto livello.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref15\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn16\">Giovanni Giovenale Ancina (1545-1604), sacerdote oratoriano e in seguito vescovo di Saluzzo, fu una figura centrale dell\u2019ambiente filippino romano di fine Cinquecento. Curatore del <em>Tempio Armonico della Beatissima Vergine<\/em> (Roma, 1599), fu attivo nella promozione di una musica devozionale destinata all\u2019uso oratoriano, attenta alla chiarezza del testo e alla funzione pastorale, in linea con gli orientamenti spirituali dell\u2019Oratorio di San Filippo Neri.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref16\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn17\"><em>Villancicos de diversos autores, a dos, y a tres, y a quatro, y a cinco bozes, agora nuevamente corregidos. Ay mas ocho tonos de canto llano, y ocho tonos de canto de organo para que puedan aprovechar los que quiere[n] aprender a cantar<\/em>, Venezia, Girolamo Scotto, 1556, riproduzione digitale su IMLSP \u00a0<a class=\"uri\" href=\"https:\/\/imslp.org\/wiki\/Special:ImagefromIndex\/261390\/vg62\">https:\/\/imslp.org\/wiki\/Special:ImagefromIndex\/261390\/vg62<\/a><a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref17\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn18\">Il titolo effettivo \u00e8 <em>Villancicos de diversos autores, a dos, y a tres, y a quatro, y a cinco bozes, agora nuevamente corregidos. Ay mas ocho tonos de canto llano, y ocho tonos de canto de organo para que puedan aprovechar los que quiere[n] aprender a cantar<\/em> che tradotto in italiano \u00e8 <em>Villancicos di diversi autori, a due, a tre, a quattro e a cinque voci, ora nuovamente corretti. Vi sono inoltre otto toni di canto fermo e otto toni di canto d\u2019organo, affinch\u00e9 ne possano trarre beneficio coloro che desiderano imparare a cantare<\/em>.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref18\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn19\">Ferdinando d\u2019Aragona (1488-1550), figlio di Federico I d\u2019Aragona, ultimo re di Napoli, visse a lungo in ambiente iberico dopo la prigionia a X\u00e0tiva. Stabilitosi a Valencia, fu protagonista, insieme a Germana de Foix, di una raffinata vita di corte, che costitu\u00ec uno dei principali centri di produzione e diffusione della musica polifonica profana nella Spagna del primo Cinquecento.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref19\">\u21a9\ufe0e\u00a0<\/a><\/li>\n<li id=\"fn20\">R. Allorto, <em>Nuova storia della musica<\/em>, Milano, Ricordi, 2005<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref20\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn21\">Il <em>Cancionero del Duque de Calabria<\/em> (Venezia, Girolamo Scotto, 1556) raccoglie un ampio repertorio di <em>villancicos polifonici<\/em> a due, tre, quattro e cinque voci, affiancati da<br \/>\n<em>toni di canto piano<\/em> e di <em>canto d\u2019organo<\/em> a carattere didattico. I testi, prevalentemente in castigliano, includono anche componimenti in altre lingue iberiche. Sebbene i brani siano anonimi nella stampa, la critica ha proposto attribuzioni stilistiche a compositori attivi nell\u2019area iberica del primo Cinquecento, tra cui Juan del Encina, Crist\u00f3bal de Morales e Mateo Flecha el Viejo.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref21\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn22\">Alfonso Maria de\u2019 Liguori (1696-1787), fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore e vescovo di Sant\u2019Agata de\u2019 Goti, \u00e8 autore di un significativo corpus di canti devozionali in lingua italiana e dialettale, confluiti nelle <em>Canzoncine spirituali <\/em>(prima edizione organica ca. 1737). La sua produzione, destinata alla devozione popolare, si colloca nel contesto napoletano del XVIII secolo e mira a coniugare chiarezza testuale e semplicit\u00e0 formale; a questo ambito appartiene anche <em>Tu scendi dalle stelle<\/em>, rielaborazione del precedente <em>Quanno nascette Ninno<\/em>.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref22\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn23\">Gaetano Greco (Napoli, ca. 1657\u20131728), compositore, organista e didatta attivo nell\u2019ambiente napoletano tra XVII e XVIII secolo, fu una figura di rilievo della cosiddetta Scuola Napoletana, noto soprattutto per la sua attivit\u00e0 di insegnamento nei conservatori cittadini e per l\u2019influenza esercitata sulla formazione musicale della generazione successiva.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref23\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn24\">Cfr. R. Monterosso, <em>La musica nella liturgia<\/em>, Torino, SEI, 1958<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref24\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn25\">Cfr. A. Piovano, <em>Storia della musica sacra<\/em>, Milano, Rugginenti, 1992<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref25\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn26\">Cfr. G. Baroffio, \u00abCanto e piet\u00e0 popolare\u00bb, in <em>Rivista Internazionale di Musica Sacra<\/em>, XXIII (2002)<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref26\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn27\">Cfr. Pio XII, <em>Music\u00e6 Sacr\u00e6 Disciplina<\/em>, 25 dicembre 1955, nn. 59-66.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref27\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn28\">Con il termine <em>hymn tune<\/em> si indica la melodia destinata al canto di un inno, distinta dal testo, che pu\u00f2 essere adattato a melodie diverse e viceversa. Le <em>hymn tunes <\/em>provengono da tradizioni differenti (corali luterani, salterio riformato, repertori rinascimentali e barocchi, produzione ottocentesca) e possono essere riutilizzate in contesti linguistici e confessionali diversi; esempi noti sono la melodia di <em>Adeste fideles<\/em> (<em>O Come, All Ye Faithful<\/em>) e <em>Ein feste Burg ist unser Gott<\/em>, attribuito a Martin Lutero.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref28\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn29\">Cfr. F. Luisi, <em>La musica religiosa in Italia nell\u2019Ottocento<\/em>, Roma, Torre d\u2019Orfeo, 2001<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref29\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn30\">Cfr. J. Gelineau, <em>Voix nouvelles pour la musique sacr\u00e9e<\/em>, Paris, Cerf, 1964<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref30\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn31\">Cfr. A. Bugnini, <em>La riforma liturgica (1948-1975)<\/em>, Roma, CLV-Edizioni Liturgiche, 1983<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref31\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn32\">Concilio Vaticano II, <em>Sacrosanctum Concilium<\/em>, nn. 14 e 30.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref32\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn33\">Cfr. J. Gelineau, <em>Chant et musique dans le culte chr\u00e9tien<\/em>, Paris, Cerf, 1962<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref33\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn34\">Cfr. T. Day, <em>Why Catholics Can\u2019t Sing<\/em>, New York, Crossroad, 1990<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref34\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn35\">Cfr. P. De Clerck, \u201cMusique et liturgie apr\u00e8s Vatican II\u201d, in <em>La Maison-Dieu<\/em>, 1985\/3<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref35\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn36\">Cfr. R. Ruff, <em>Sacred Music and Liturgical Reform<\/em>, Chicago, Hillenbrand Books, 2007<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref36\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn37\">Come l\u2019acclamazione, l\u2019innodia, la salmodia, l\u2019invocazione, la litania, il tropario, il mottetto.<a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref37\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<li id=\"fn38\">Completa la trattazione sulle problematica dell\u2019eccessivo uso della forma canzone nella liturgia il contributo di Antonio di Marco dal titolo <em>Le forme musicali della liturgia. Quali<br \/>\nalternative alla forma canzone nella liturgia?<\/em> in Psallite n.28\/2026 <a class=\"uri\" href=\"https:\/\/new.psallite.net\/a\/Le_forme_musicali_della_liturgia\/29\/3\">https:\/\/new.psallite.net\/a\/Le_forme_musicali_della_liturgia\/29\/3<\/a><a class=\"footnote-back\" role=\"doc-backlink\" href=\"#fnref38\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<\/aside>\n<div class=\"wp-block-file psallite-pdf\"><object class=\"wp-block-file__embed\" style=\"width:100%; height:600px;\" data=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-03-evoluzione-della-forma-canzone-paniccia.pdf\" type=\"application\/pdf\" aria-label=\"Evoluzione e crisi della forma canzone sacra e devozionale (Carlo Panicci\u00e0)\"><\/object><a id=\"psallite-pdf-8807\" href=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-03-evoluzione-della-forma-canzone-paniccia.pdf\">Evoluzione e crisi della forma canzone sacra e devozionale (Carlo Panicci\u00e0)<\/a> <a class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" href=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/psallite28-03-evoluzione-della-forma-canzone-paniccia.pdf\" download aria-describedby=\"psallite-pdf-8807\">Download<\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi storico-critica diacronica dalla tradizione medievale alla prassi contemporanea Introduzione La canzone, intesa come forma musicale e testuale, ha conosciuto nel corso dei secoli un\u2019evoluzione complessa e non lineare, legata ai profondi mutamenti culturali, religiosi e sociali dei contesti in cui si \u00e8 sviluppata. Piuttosto che configurarsi come un genere stabile e rigidamente definito, essa &#8230; <a title=\"Evoluzione e crisi della forma canzone sacra e devozionale\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/psallite.net\/rivista\/article\/evoluzione-e-crisi-della-forma-canzone-sacra-e-devozionale\/\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Evoluzione e crisi della forma canzone sacra e devozionale\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1060,"menu_order":3,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","format":"standard","meta":{"nf_dc_page":"","footnotes":""},"categories":[10],"tags":[243,242],"issuem_issue":[227],"ppma_author":[40],"class_list":["post-1150","article","type-article","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-per-conoscere","tag-la-forma-canzone-nella-liturgia","tag-psallite-28","issuem_issue-psallite-028"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/article\/1150","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1150"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/article\/1150\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1338,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/article\/1150\/revisions\/1338"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1060"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1150"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1150"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1150"},{"taxonomy":"issuem_issue","embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/issuem_issue?post=1150"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/psallite.net\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/ppma_author?post=1150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}