Il numero 28 di Psallite! Musica e Liturgia apre l’anno 2026 ponendo al centro dell’attenzione una questione tanto diffusa nella prassi quanto delicata sul piano teologico e rituale: la forma canzone nella liturgia. Si tratta di un tema che attraversa la vita concreta delle comunità celebranti, interroga musicisti e pastori, sollecita criteri di discernimento e chiede uno sguardo capace di coniugare storia, teologia, estetica e prassi pastorale.
Negli ultimi decenni la forma canzone ha assunto un ruolo centrale nella vita liturgica italiana. La sua immediatezza comunicativa, la facilità di apprendimento e la prossimità ai linguaggi musicali contemporanei l’hanno resa, per molti, il veicolo privilegiato del canto assembleare. Tuttavia, proprio questa diffusione capillare rende oggi necessario un approfondimento critico: non per demonizzare una forma musicale, ma per verificarne l’effettiva capacità di servire il rito, sostenere l’azione celebrativa e custodire la qualità teologica della preghiera ecclesiale.
L’articolo introduttivo di don Antonio Parisi affronta la questione con chiarezza sistematica, mettendo in dialogo partecipazione assembleare, struttura rituale e linguaggi giovanili. Il contributo invita a superare semplificazioni ricorrenti – come l’equazione automatica tra canzone e partecipazione – per approdare a criteri concreti di discernimento liturgico, capaci di orientare le scelte musicali alla luce della natura stessa della liturgia.
A questo primo sguardo si affianca l’ampio studio storico-critico di Carlo Paniccià, che ripercorre l’evoluzione della forma canzone sacra e devozionale dal Medioevo alla contemporaneità. Dalle laudi processionali alle cantigas mariane, dalle raccolte rinascimentali fino alla canzone post-conciliare, emerge come la canzone abbia storicamente abitato soprattutto l’ambito devozionale e catechetico, mantenendo con la liturgia un rapporto costante, ma non privo di tensioni. Una prospettiva storica che aiuta a leggere con maggiore consapevolezza le criticità e le possibilità della prassi odierna.
Altri contributi completano il dossier offrendo punti di vista complementari. Dom Antonio Di Marco (osb) riflette sulle forme musicali proprie della liturgia e sulle possibili alternative alla forma canzone; Francesca Pillon si interroga sul suo uso come “porta d’ingresso” per i giovani, tra opportunità pastorali e rischi di riduzione funzionalistica; Agostino Maria Greco analizza la presenza della forma canzone nel Repertorio Nazionale di Canti per la Liturgia (CEI, 2008); don Massimo De Propris propone una riflessione critica sul rapporto tra ripetizione, organo a canne e varietà liturgica. I contributi di Alejandro De Marzo e Valerio Manca ampliano ulteriormente l’orizzonte, affrontando il canto liturgico come questione di “genetica” rituale e come esperienza relazionale del suono.
Rocco Carella riflette, descrive e offre strumenti sull’Evoluzione della forma canzone in questo tempo in cui tutto abita nel mondo digitale.
Accanto alla riflessione teorica, come è nello stile di Psallite!, trova ampio spazio la sezione musicale, che intende offrire una concreta declinazione pratica dei temi affrontati.
Le partiture proposte mostrano come, nella prassi celebrativa, convivano forme musicali differenti, non tutte riconducibili alla forma canzone, ciascuna con una propria funzione rituale e un proprio linguaggio.
Il testo da musicare A te portiamo il pane e il vino di Carlo Paniccià è pensato per il momento dell’offertorio. La sua struttura poetica essenziale, strettamente legata all’azione rituale,
invita a una composizione musicale che nasca dal gesto liturgico e non da modelli formali precostituiti.
Tra le proposte liturgico-musicali alcuni brani si collocano esplicitamente nel tempo di Quaresima e nella Settimana Santa.
Non di solo pane di suor Maria Alessia Pantaleo (ajc) è un canto di comunione per la I domenica di Quaresima, richiamando il primato della Parola come nutrimento autentico.
Dio, Padre buono di Fabio Pecorella, canto di offertorio nel tempo di Quaresima, accompagna il gesto dell’offerta come affidamento filiale; dello stesso autore, Mio rifugio e mia fortezza, canto di comunione per il tempo di Quaresima, rielabora il testo salmico in forma orante e comunitaria.
In manus tuas di Graziano Ghisolfi è un’antifona di comunione per la Domenica delle Palme, che introduce l’assemblea nel mistero della consegna pasquale.
Creati per la gloria del tuo nome di Giuseppe Grassi
è presentato proposta per cantare l’inno dell’Ufficio delle Letture del
Venerdì e del Sabato Santo.
Accanto a questi, completano la sezione assembleare il canto di offertorio Ti offriamo o Dio di Mario Lanaro e Ai bordi del silenzio di don Antonio Parisi, pagina meditativa che valorizza il raccoglimento e l’ascolto.
La sezione dei canti per coro mette in luce il ruolo propriamente ministeriale della schola cantorum: Il sorriso della vita di Sandro Filippi, il Kyrie di Andrea Stacchietti e l’Et incarnatus est di Lorenzo Pestuggia costituiscono esempi di scrittura corale capaci di coniugare qualità musicale e servizio liturgico, rifuggendo ogni intento concertistico. Si tratta di forme aperte, talora sperimentali, che dischiudono differenti percorsi esecutivi, nei quali il nesso conciliare del nova et
vetera trova coerente giustificazione e concreta applicazione.
Completa il numero la pagina per organo, con Piccolo Passio: intonazioni organistiche di Mauro Zuccante, che prosegue un percorso già avviato nei numeri precedenti: brevi interventi pensati come sostegno discreto e profondamente rituale al canto e all’azione liturgica.
Nel loro insieme, le proposte musicali di questo numero mostrano come il discernimento sulla forma canzone non possa prescindere da una più ampia consapevolezza delle forme musicali proprie della liturgia.
Desideriamo esprimere un sentito ringraziamento a coloro che hanno collaborato alle registrazioni audio delle partiture proposte, sempre disponibili e fruibili al link https://psallite.bandcamp.com/album/psallite-rivista-online-28-2026.
Un grazie particolare ai cori che hanno messo a disposizione competenza e generosità: la Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata diretta da Carlo Paniccià, il Coro Amicanto di Malo diretto da Stefania Lanaro, il Quartetto vocale “Lorenzo Perosi” di Valbrona, e l’ensemble del Coro dell’Istituto Diocesano di Musica per la Liturgia di Bari diretto da mons. Antonio Parisi.
Un ringraziamento altrettanto convinto va agli ingegneri della Composing Studio, che ci aiutano a mantenere in rete la rivista Psallite!.
Ricordiamo infine i prossimi temi dell’anno 2026:
- Musica per i riti di ordinazione (maggio 2026);
- La processione nella vita della comunità che prega (settembre 2026).
Chi desiderasse sottoporre il proprio contributo con materiali originali può inviarli a [email protected]: come sempre, li valuteremo con attenzione.
Con questo numero, Psallite! rinnova il proprio intento: offrire strumenti di riflessione e di prassi perché la musica, nelle sue diverse forme, possa diventare sempre più autentica preghiera della Chiesa che celebra.