Un testo ispirato
La preghiera di David Maria Turoldo (osm), religioso dei Servi di Maria poeta e teologo, è tratta dalla raccolta La nostra preghiera (Servitium, Sotto il Monte 1987).
Il testo in forma innica richiama l’esperienza dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-53) attualizzata al tempo presente, in cui si può riconoscere il fedele in cammino insieme alla comunità. Il testo infatti è sempre al plurale.
Dalle prime strofe emergono velate la delusione e la tristezza della condizione umana, perché nella notte prevalgono la solitudine e lo smarrimento nel cuore di ciascuno.
Eppure siamo già oranti perché aperti alla Sua presenza. Dalla quarta strofa, infatti, cambia l’atteggiamento perché gli occhi dei discepoli riconoscono e soprattutto credono a un TU che dà senso a tutto: “Tu sei il Vivente!”, il quale si ferma e fa comunione con l’uomo e la donna ormai liberati.
Il testo si conclude con la testimonianza dei fedeli nel Risorto, che si apre al mondo intero: ecco la Chiesa che grida a tutti “Abbiamo visto il Signore!”. Ecco il nostro grido di fede nel Padre, nel Figlio risorto, nello Spirito Santo.
Struttura ed esecuzione
Il brano è in forma di inno strofico, senza ritornelli.
Nelle prime quattro strofe si alternano le voci dell’assemblea con il coro a quattro voci dispari. Le ultime due prevedono l’unione di tutti i presenti, la Chiesa che annuncia a gran voce che Cristo, il nostro Signore, è risorto. Il brano si conclude con una piccola coda dopo l’ultima strofa dossologica.
Tutto il brano tuttavia è eseguibile da tutta l’assemblea seguendo la melodia del soprano nelle strofe polifoniche.
Dato il testo prettamente pasquale, è indicato per le domeniche del Tempo di Pasqua come canto di comunione, oppure come canto di adorazione in veglie di preghiera.
Data la struttura complessa e il senso del testo che si apre all’annuncio, è preferibile eseguirlo per intero. Se necessario, però, si può iniziare il canto direttamente dalla terza strofa.
Il canto è accompagnato dall’organo, che dialoga con le voci e le aiuta nei vari cambi di tempo e di tonalità. Anche in questo caso, se necessario per un maggior sostegno, è possibile mantenere lo strumento per tutto il brano.
La musica
Le strofe assembleari seguono l’indicazione metrica di 4/4, mentre quelle corali di 6/8, con l’equivalenza di una minima corrispondente a una semiminima puntata. Nelle ultime due strofe, quando tutti i presenti si uniscono al canto, il brano rimane in 4/4 fino alla conclusione. I brevi intermezzi dell’organo hanno lo scopo di aiutare nelle transizioni, sia di tempo, sia armoniche.
Il brano inizia in tonalità di mi minore e rimane orecchiabile nelle parti assembleari. Alla seconda e quarta strofa, la parte corale introduce sonorità lontane dalla tonalità di impianto, ma la risoluzione avviene sulla dominante di mi minore.
Alla penultima strofa, per rispecchiare il tono di festa e di nuovo coraggio, il brano modula e si conclude in mi maggiore.
Consigli esecutivi
Come autrice, consiglio con libertà di adattare il brano alle esigenze della propria comunità: è più importante renderlo accessibile e “incarnato”, piuttosto che attenersi in modo rigoroso a quanto proposto.
Il testo
Resta con noi, Signore, la sera,
quando le ombre si mettono in via
e scenderà sulle case la tenebra
e sarà solo terrore e silenzio.Ognuno è solo davanti alla notte,
solo di fronte alla sua solitudine,
solo col suo passato e futuro:
il cuore spoglio del tempo vissuto.Resta con noi, Signore, la sera,
entra e cena con questi perduti
fa’ comunione con noi, Signore,
senza di te ogni cuore è un deserto.Ora crediamo, tu sei il Vivente,
sei il compagno del nostro cammino,
ti conosciamo nel frangere il pane,
tu dai il senso ad ogni esistenza.Ora corriamo di nuovo al cenacolo,
gridando a tutti: “Abbiamo visto il Signore!”
Nuova facciamo insieme la chiesa
di uomini liberi da ogni paura.A te, Gesù, o Risorto, ogni gloria:
ora risorgi in ognuno di noi,
perché chi vede te veda il Padre,
l’eguale Spirito in tutta la terra.Gridiamo a tutti: “Abbiamo visto il Signore!”