canto per assemblea

Cantico Fil 2,6-11

Sergio Biancofiore

«Cristo per noi si è fatto obbediente»

Il cantico cristologico della Lettera ai Filippesi (Fil 2,6-11) costituisce uno dei testi più antichi e teologicamente densi del Nuovo Testamento. La tradizione liturgica della Chiesa lo ha accolto come grande proclamazione del mistero pasquale di Cristo.

Il contenuto testuale

Il testo del ritornello costituisce l’Antifona che durante il Triduo Pasquale sostituisce il responsorio breve nei Vespri e nella Compieta. Il Giovedì Santo si canta l’inizio dell’antifona: «Cristo per noi si è fatto obbediente fino alla morte», il Venerdì Santo si aggiunge l’inciso successivo: «Cristo per noi si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce», e finalmente il Sabato Santo si canta interamente: «Cristo per noi si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce, per questo Dio lo ha esaltato, e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome». Si dispiega così, nell’arco del Triduo il mistero della Passione, fino alle soglie del suo compimento nella Pasqua.

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L’uso rituale

Il tempo liturgico in cui inserire questo Cantico è senz’altro la Quaresima, e in particolare le sue ultime settimane, nelle quali si contempla più da vicino la Passione del Signore. Potrebbe essere un canto di comunione, o, meglio, un canto dopo la comunione.

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Consigli esecutivi

Due le modalità esecutive:

  • la prima nella forma prevista dalla Liturgia delle Ore;
  • la seconda con l’antifona, che funge da ritornello, – affidata ad un’assemblea ben preparata al rispetto del testo – che viene alternata alle strofe del cantico affidate ad un salmista o ad un piccolo coro. In questo caso si può ovviare alla dossologia conclusiva.

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Il testo

antifona
Cristo per noi si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Per questo Dio lo ha innalzato, e gli ha dato il nome al di sopra di ogni altro nome.

cantico
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra
e sotto terra;

e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

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Autore

  • Sergio Biancofiore, nato a Bari nel 1972, ha iniziato la formazione liturgico-musicale presso la Scuola diocesana per Animatori Musicali della Liturgia diretta da mons. A. Parisi. Al Conservatorio “N. Piccinni” di Bari ha conseguito il diploma di Organo e Composizione Organistica, facendo parte del primo Coro da Camera diretto da Marco Berrini e frequentando il Corso di Composizione Sperimentale. Dopo la direzione artistica dell’Associazione Polifonica Barese “Biagio Grimaldi”, ha intrapreso gli studi teologici, conseguendo nel 2020 la Licenza in Antropologia Teologica con una tesi sull’“Ars musica nel Medioevo latino”. Ordinato sacerdote nel 2006, è parroco della Parrocchia Sant’Anna in Bari, docente di Organo presso la Scuola Diocesana per Animatori Musicali della Liturgia e direttore del Coro del Pontificio Seminario Regionale Pugliese Pio XI.

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