canto per coro

Et incarnatus est

Lorenzo Pestuggia

Recentemente Papa Leone XIV si è recato a Nicea per celebrare i 1700 anni di quel Concilio che ha sancito il Credo: la professione della nostra Fede. Tra le parti dell’Ordinarium, il Credo, pur avendo un’importanza centrale nella vita di ciascun cristiano, nelle nostre liturgie è quasi sempre recitato a mo’ di filastrocca; forse talvolta è divenuto un automatismo, poco meditato. Ciò avviene nonostante il Magistero della Chiesa auspichi che esso sia cantato (si veda, ad esempio, il Cap. III Il canto nella Celebrazione della Messa dell’Istruzione
Musicam Sacram, emanata dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1967).

Prima della riforma conciliare, nelle grandi parrocchie o nelle cattedrali dotate di coro o di cappella musicale, il Credo, all’interno della messa cantata, era il momento in cui il canto
polifonico poteva tingersi di quei colori evocativi suggeriti dal testo, spesso con un forte impatto emotivo, sui fedeli che assistevano al Rito della Messa. Anche le chiese più modeste non rinunciavano al canto nelle solennità, e la melodia del Credo III (pseudo-gregoriano) era sicuramente la più conosciuta.

Si può dire che lo sia ancora oggi, nonostante in moltissime realtà il Credo venga letto e, nella migliore delle ipotesi, si preferisca cantare quello Apostolico, lasciando solitamente
all’assemblea un semplice ritornello e affidando la cantillazione del testo – quasi sempre in forma di “recitativo” – al coro o a un solista.

Nelle messe presiedute dal Santo Padre, invece, la professione di fede è sempre cantata, e la melodia gregoriana del Credo III risuona sovente alternata, talvolta in polifonia, talvolta in monodia.

Perché, allora, non provare a recuperare questa melodia anche nelle celebrazioni parrocchiali? Magari arricchendola con inserti polifonici che evidenzino un particolare tempo liturgico. È ciò che ho voluto fare musicando tematicamente l’Et incarnatus del Credo III: una piccola e semplice composizione pensata, in particolar modo, per sottolineare l’incarnazione del Bambino che nasce nella grotta di Betlemme e viene per la salvezza dell’uomo.

Il testo

Et incarnátus est de Spíritu Sancto
ex Maria Vírgine et homo factus est.

traduzione conoscitiva:

E per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Autore

  • Lorenzo Pestuggia, nato a Como nel 1973, ha intrapreso un percorso formativo d’eccellenza nell'ambito della musica sacra. Ha conseguito il Magistero in Canto gregoriano presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Milano, diplomandosi successivamente in Musica corale e Direzione di coro e in Composizione presso il Conservatorio di Como; si è specializzato in Discipline della musica sacra al Conservatorio di Novara; ha inoltre ottenuto il diploma in Organo e musica liturgica al Conservatorio di Brescia. Ha studiato direzione di coro con W. Marzilli ed E. Ortner. Attivo da oltre 35 anni come organista, direttore e compositore, dal 2013 ricopre la carica di “Maestro di musica del Duomo di Como”. In questa veste è organista titolare, conservatore dell’Archivio musicale e principale collaboratore del maestro di Cappella. Membro delle commissioni liturgiche della Cattedrale e della Diocesi, insegna presso la Scuola diocesana di musica e sacra liturgia "Luigi Picchi" di Como.

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