Un linguaggio liturgico nuovo?
Con il trascorrere degli anni, svolgendo la funzione di organista titolare presso la concattedrale di Osimo, è sorta in me l’esigenza sempre maggiore di ricercare un modo nuovo di scrivere la musica liturgica. Come doveva essere quindi questo nuovo linguaggio?
Certamente doveva rappresentare un connubio tra stile colto contemporaneo ed una musica comunque capace di arrivare a toccare gli animi dei fedeli, soprattutto i più giovani.
In questo mio sperimentare ho ritenuto che la risposta più credibile fosse proprio il Minimalismo, o come è ormai più opportuno chiamarlo, Neoclassicismo.
La musica
Questo Kyrie usa una successione di accordi tipica del Neoclassicismo, unita ad una linea melodica molto semplice. Proprio questa semplicità è a parer mio la chiave per creare musica bella, che possa coinvolgere i fedeli in un’atmosfera sacra e intima senza rubare la scena alla liturgia.
Tutto il brano è un crescendo musicale, partendo dal primo Kyrie eleison cantato da un solo soprano, delicatamente e con molta espressione: essa rappresenta la preghiera intima di un fedele che chiede perdono. Dal Christe entra il coro, ovvero una comunità che si unisce nella preghiera ed eleva il proprio canto a Dio sempre con maggiore forza ed energia.
L’organo
Dedico qualche parola anche nei confronti dell’accompagnamento.
L’organo suoni con delicatezza, sia il mezzo per creare quell’atmosfera mistica necessaria per un Kyrie.
Le sonorità migliori che consiglio all’organista sono i fondi da ’8 oppure i registri oscillanti, in particolare Voce Umana, Unda Maris e Flauto celeste. Personalmente, essendo io molto dissoluto da quella che è la prassi esecutiva tradizionale, non disdegno (per chi li avesse a disposizione) l’unione di più registri oscillanti insieme (es. Voce Umana con Unda Maris e fondi).
Il testo
Kyrie, eleison
Christe, eleison
Kyrie, eleison