Questo testo è nato restando volutamente vicino al gesto dell’offertorio, senza cercare spiegazioni aggiuntive o sovrapposizioni simboliche. Mi interessava che il canto abitasse quel momento preciso in cui il pane e il vino vengono portati all’altare come realtà ancora aperte, legate alla terra e al lavoro dell’uomo, così come la Scrittura li presenta prima ancora di ogni formulazione liturgica compiuta. In questo senso, il riferimento è quello biblico più elementare: il pane che sostiene e il vino che rallegra, segni semplici, riconoscibili, affidati alla
benedizione.
La prima strofa si muove attorno all’immagine del seme. È una figura che attraversa i Vangeli e che dice bene il senso dell’offerta: qualcosa che viene consegnato senza garanzie, accettando il tempo dell’attesa. Il seme che cade nella terra, il chicco che passa attraverso il buio per portare frutto, non sono qui evocati per costruire una meditazione, ma per accompagnare un gesto silenzioso e concreto.
Nella seconda strofa compare la vigna, altra immagine biblica largamente condivisa. È la vigna dei profeti, quella affidata ai servi, quella in cui si viene chiamati a lavorare, ma anche il luogo in cui la relazione diventa più intima, fino alle parole di Gesù agli amici. L’offerta è pensata come risposta a una chiamata già ricevuta, non come iniziativa autonoma dell’uomo.
Dal punto di vista formale ho scelto l’endecasillabo piano, non per un gusto letterario, ma per la sua naturale cantabilità e per la libertà che offre alla composizione musicale. Il ritornello è breve, lineare, pensato per essere facilmente assunto dall’assemblea; le strofe sono più distese e lasciano spazio a un disegno musicale che possa respirare senza forzare il testo.
Affido questo testo ai musicisti come si affida una parola da abitare. Non chiede effetti particolari, ma una musica che sappia stare nel rito, accompagnandolo con discrezione, rispettando il passo del verso e il tempo dell’azione liturgica.
Il testo
rit. A te portiamo il pane e il vino,
segni di terra aperta al cielo.Come il seme caduto nei solchi
affida al buio il suo domani,
così la vita che ci doni
ora si posa sul tuo altare.Dalla vigna hai chiamato i tuoi servi,
li hai resi amici della gioia;
accogli il frutto delle mani
e compi in noi la tua promessa.