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La canzone come “porta d’ingresso” alla liturgia per i giovani: rischio o opportunità?

Francesca Pillon

La forma e lo stile canzone

Nell’affrontare il tema della canzone come linguaggio preferenziale dei giovani nella liturgia, è necessaria una breve distinzione tra la forma canzone e lo stile canzone.

La forma canzone, come sappiamo, in musicologia liturgica indica la struttura strofa + ritornello + strofa + ritornello.

Di fatto essa è utilizzata in tantissimi canti soprattutto processionali, perché permette di coinvolgere il canto dei fedeli nel ritornello, memorizzabile, e di lasciare spazio al coro o a solisti nelle strofe.

Negli ultimi anni la forma canzone si è arricchita di altre sezioni tipiche della musica pop: oltre al verse (strofa) e al chorus (ritornello) si può trovare una intro, un pre-chorus che prepara l’arrivo del ritornello, un bridge (ponte) che introduce una variazione melodica-armonica di solito a metà del brano, un possibile assolo strumentale, una outro (coda).

Come si nota, la struttura della canzone della musica pop porta molta varietà e maggior complessità nella gestione delle sezioni e dei ministri coinvolti.

Per stile canzone ci si riferisce non alla struttura ma allo stile musicale tipico della musica leggera. Si possono trovare caratteristiche comuni riguardanti melodia, armonia, ritmo, testo:

  • melodia orecchiabile e intuitiva, soprattutto del ritornello;
  • ripetizione frequente di brevi incisi melodici e cellule testuali;
  • armonia semplificata in accordi allineati al cambio di battuta;
  • ritmo strettamente mensurato e coinvolgente;
  • testo comprensibile e diretto, spesso in prima persona o in una dimensione prevalentemente orizzontale/sociale (non sempre slanciati verso il trascendente);
  • uso di diversi strumenti in alternativa all’organo: chitarra, tastiera, percussioni…

I giovani e la musica liturgia

In questa sede, per giovani si possono comprendere indicativamente ragazzi e ragazze dai 13 anni fino ai 25 (le generazioni Z e i primi della Alpha), fascia d’età presente nella vita parrocchiale soprattutto durante l’estate per le proposte pastorali e durante momenti significativi dei tempi forti.

I gusti musicali dei giovani di oggi sono molteplici, forse molto più differenziati e certamente diversi rispetto al passato. Tra i generi più ascoltati incontriamo la musica pop (in particolare quella coreana), ma anche molto rap (tra cui trap e hip hop) e d’estate i ritmi latini e reggaeton.

Pensare che la forma e lo stile canzone di alcuni canti della liturgia possano essere porta d’ingresso per i giovani può risultare un po’ riduttivo. Se si vuole considerare in modo approfondito da quali stili sono attratti, difficilmente rientrano quelli dei canti liturgici, ritenuti in modo banale “canzoni di chiesa”.

Senza dubbio il linguaggio musicale è un codice potente, perché coinvolge il corpo ed è percepibile con tutti i sensi: smuove corde interiori, possiede la forza di comunicare “oltre” il testo, amplifica e purifica gli stati d’animo, rende il cuore più ricettivo alla Parola. Cantare è infatti via privilegiata per l’uomo spirituale: in ogni cultura e luogo non c’è relazione con Dio senza attraversare il linguaggio del suono.

Del tutto peculiare è l’importanza della musica, che rappresenta un vero e proprio ambiente in cui i giovani sono costantemente immersi, come pure una cultura e un linguaggio capaci di suscitare emozioni e di plasmare l’identità. Il linguaggio musicale rappresenta anche una risorsa pastorale, che interpella in particolare la liturgia e il suo rinnovamento.” (Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui giovani, 119).

La domanda quindi è chiedersi se l’intenzione di fondo sia principalmente “attrarre” i giovani alla liturgia tramite lo stile musicale adottato nei canti, perché emozionali o simili ai loro gusti o al già sentito. Quali i rischi? Davvero è l’approccio più corretto? Quali le opportunità?

Un’altra questione è il canto: se il giovane è un grande divoratore di musica, attraverso la quale può anche scoprire o costruire la propria identità, non è altrettanto un convinto cantore. Difficile trovare ragazzi e ragazze che cantano sicuri e con piacere, perché si sentono troppo esposti, in particolare i maschi. Non si può pretendere un coinvolgimento totale anche nel canto, quando è fisiologico a quest’età voler rimanere in difesa.

Appunti di musicologia liturgica da ricordare

La liturgia con tutti i suoi testi, gesti, simboli, espressioni è il veicolo più importante per la trasmissione della fede cristiana nel mistero pasquale di Gesù Cristo, nostro Signore. Per noi cristiani è l’opera della nostra salvezza e perfetta glorificazione di Dio che, come memoriale, si attualizza in ogni celebrazione.

La musica liturgica, essendo prima di tutto liturgia cantata, ha quindi come cuore pulsante l’annuncio del kerygma, in rendimento di grazie.

La priorità dei canti quindi dev’essere questa, al di là di ogni stile o forma. In sintesi, essere fedeli al messale – e quindi alla struttura del rito, ai testi, al tempo liturgico, alle intenzioni, ai
perché – permette di essere fedeli al nostro Credo che vogliano celebrare, e celebrare insieme.

Si vogliono richiamare qui i principi del Magistero riguardo gli stili nella musica liturgica:

La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell’azione liturgica, a norma dell’art. 30” (Sacrosanctum Conciliium, 116).

La Chiesa non esclude dalle azioni liturgiche nessun genere di musica sacra, purché corrisponda allo spirito dell’azione liturgica e alla natura delle singole parti, e non impedisca una giusta partecipazione dei fedeli” (Musicam Sacram, 9).

Non è escluso alcun genere, certo, ma di musica sacra, non “musica” e basta: cosa si intende? In questa sede possiamo assimilarla alla musica liturgica, quindi con caratteristiche molto precise, che dovrebbero avere tutti i canti di qualsiasi stile. Sono i canti infatti che dovrebbero obbedire al rito, non il rito adattarsi ai canti: “Una vera pastorale non svilisce la liturgia col pretesto di adattarla, ma educa a comprenderla, per adattarsi ad essa” (Indicazioni e norme per la Messa dei giovani, 14).

Potenzialmente quindi i canti di stile canzone non sono esclusi a priori, ma rimangono vincolati ai criteri di scelta per la musica liturgica, che qui ricordiamo brevemente:

  • pertinenza rituale: criterio principale, indica quanto il canto si incarna in una determinata azione liturgica e tale legame strettissimo è da perseguire il più possibile; ne va della “santità” della musica, come ricorda in Sacrosanctum Concilium 112. Perciò mi chiedo: questo canto è unito al frammento rituale? Lo compie in forma sonora? Dà autenticità e verità al momento?
  • qualità del testo: è conforme alla dottrina cattolica e ha richiami alla Sacra Scrittura? È in grado di educare, di santificare e di introdurre alla fede? È pertinente al momento rituale? Ha qualità poetica e bellezza artistica? È comprensibile dalla maggioranza? È ben valorizzato dalla musica?
  • qualità della composizione musicale, adatta alla forma e al genere previsti: sono giri di accordi sempre ripetuti? La melodia è troppo banale? O, al contrario, è troppo ritmata? Non è sufficiente che una canzone sia “moderna” per essere adatta ai giovani: come in tutti gli stili, dipende da come si esegue.

    Il canto liturgico esige di essere arte, e quanto più sarà arte bella, tanto più sarà capace di condurre a Cristo, eterna bellezza. Libero da ipocrisie e radicato nel rito, il canto è manifestazione della creatività di Dio e della relazione con Lui” (G. Durighello, M. F. Pillon, Cantare, ed. Cittadella 2019);

  • cantabilità effettiva per l’assemblea e, nello specifico, per i giovani;
  • concreta identificazione culturale e stilistica da parte della maggioranza, che può includere il piacere di eseguire o ascoltare quel canto: ben venga dire “mi piace questo canto”, perché se piace lo si vive in modo più profondo. Il problema nasce se il piacere è il primo o unico criterio di scelta del repertorio.

Esempi di canti liturgici in stile canzone in linea con le indicazioni ce ne sono moltissimi, soprattutto degli ultimi anni. Pensiamo a Chiamati per nome o Il seme del tuo campo del Gen Verde o tanti altri già consolidati nei repertori.

Rischi e opportunità

La forma canzone in sé non è un rischio, se non nell’uso improprio in parti che richiedono altre forme musicali (es. acclamazione, inno, litania, ecc). Questo è un rischio per tutti, non solo per i giovani.

Un esempio di forma canzone fuori posto è il Santo della messa Come fuoco vivo del Gen Verde e Gen Rosso. La struttura acclamatoria del Santo, come si trova nel messale, viene riadattata nella forma canzone: “Santo, santo, santo il Signore Dio dell’universo. Santo, santo, i cieli e la terra sono pieni della tua gloria” diventa il chorus ripetuto più volte; “Osanna nell’alto dei cieli”, che dovrebbe essere l’acclamazione centrale, diventa il pre-chorus; infine il versus con “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Altri esempi si possono trovare in tanti “Alleluia” nati come ritornelli di canti processionali che diventano acclamazioni al Vangelo: melodie lunghe che cozzano con la natura di acclamazione.

Dal punto di vista dello stile canzone simile alla musica leggera il pericolo è di creare un repertorio formato prevalentemente da canti di un unico autore o gruppo carismatico, o, peggio ancora, che diventi un repertorio a “uso esclusivo” di una fascia giovane: se le celebrazioni sono vissute da tutta l’assemblea, è opportuno uno sguardo più ampio: è tutta la comunità che celebra in quel momento, al di là di cosa “sento bello per me”.

Certamente saranno da escludere tutte le composizioni nate per motivi diversi da quello liturgico, non concepite in unione al rito e quindi non rispettose di esso. Il rischio infatti è di accontentare i gusti dei giovani proponendo letteralmente canzoni di musica pop. Un esempio può essere Halleluja di Leonard Cohen o alcuni canti scout.

Un ulteriore pericolo è legato all’intenzione: se predomina il desiderio di esporsi – anche velato – e il voler vivere solo emozioni forti, la porta d’ingresso diventa tutta la stanza: si rimane sulla soglia senza di fatto entrare in relazione con Dio.

Può essere presente anche il rischio di sottovalutare le potenzialità e le sensibilità dei giovani: c’è sempre margine all’educazione musicale, e, in certe occasioni, proporre canti qualitativamente più impegnati o legati alla tradizione è una via difficile ma ricca di opportunità. Il pericolo è di abbassare il livello musicale e testuale perché si crede che altrimenti “i giovani non capiscono”, o “ai giovani non piace”, come anche escludere a priori i “canti dei vecchi”.

Un ottimo esempio tra i tanti di educazione dei giovani al repertorio della tradizione è la lunga esperienza dell’incontro annuale Giovani verso Assisi, promosso dai Frati Minori Conventuali. Nel loro repertorio si ritrova spesso la compresenza di brani cosiddetti giovanili con altrettanti più storici e non legati alla forma canzone, resi accessibili a tutti.

Ispirato dalla musica leggera, lo stile canzone può inoltre creare un’esperienza emotiva più condivisa e partecipativa a livello di presenza attiva, di consapevolezza di ciò che si sta celebrando. Diventa strumento preferenziale per un primo approccio ai contenuti della fede, non sempre immediatamente accessibili per un giovane. Il linguaggio musicale è veicolo privilegiato di formazione: educa, custodisce, conduce all’incontro con il Padre attraverso l’azione di Cristo nella sua Chiesa.

La canzone può introdurre nuove prospettive anche in un’assemblea prevalentemente adulta, con novità nel repertorio perché di linguaggio diverso. Può creare così un ponte tra più generazioni.

La presenza di un coro giovanile può essere inoltre strumento per la partecipazione dei ragazzi come ministri: a servizio del mistero celebrato, in loro può accrescersi il senso di
appartenenza
alla comunità.

In conclusione

Introdurre la forma canzone e lo stile della musica pop nella liturgia può portare a opportunità non banali per l’intera assemblea,  non solo per i giovani. Si arricchisce il repertorio e lo si rende vario, vivo, integrabile, tenendo conto delle specificità dei tempi liturgici e obbedendo alle norme del messale.

Può offrire spazio di partecipazione ai diversi soggetti, e integrarsi con il repertorio già consolidato. Che bello sentire un’assemblea unita che celebra con fede anche attraverso il canto e l’ascolto, in modo autentico e incarnato. Un affidarsi corale all’azione dello Spirito, che come il vento “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va” (Gv 3,8).

Certamente è necessaria formazione da parte degli educatori e degli animatori del canto liturgico, perché è importante introdurre i giovani al senso e al simbolismo della liturgia, anche attraverso il linguaggio musicale.

Un aiuto importante può arrivare dagli uffici liturgici e dagli uffici per la pastorale giovanile della propria Diocesi, come dai rispettivi uffici nazionali della CEI. Si segnalano il Repertorio Nazionale e il sito dell’Ufficio liturgico Nazionale1, e il Libretto dei canti2Lodate e benedite” del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile.

Tenendo conto dei rischi sopra indicati, non si tema di accogliere nuovi stili musicali, affinché i giovani possano incontrare Colui che per primo agisce nella liturgia: Cristo, “nostro Redentore e Sommo Sacerdote, [che] continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra Redenzione” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1069).

“Allora, se è innanzitutto un’azione di Cristo, è Cristo che canta attraverso la nostra voce. Sì, perché la Chiesa è in primo luogo beneficiaria della liturgia, nasce dall’opera gratuita di Cristo, ne è plasmata e santificata; solo in seguito ne è esecutrice attraverso il rito e i segni sensibili della nostra umanità, tra cui il canto” (G. Durighello, M. F. Pillon, Cantare, ed. Cittadella 2019).

 

Autore

  • Francesca Pillon è nata nel 1987. Fin dall’infanzia ha studiato pianoforte e vissuto molteplici esperienze corali, corsi di canto gregoriano, di canto moderno, di direzione corale e di formazione liturgica. Dopo la laurea Triennale in Scienze Ambientali, ha ottenuto il compimento inferiore di Composizione e direzione di coro presso il conservatorio di Udine e nel 2017 ha ottenuto il diploma al CoPerLiM (CEI). Ha svolto il servizio di responsabile liturgico-musicale per diversi anni presso il monastero delle Clarisse di Camposampiero (PD). Nel 2019 ha pubblicato insieme a Gianmartino Durighello il libro “Cantare”, edito da Cittadella Editrice. Dal 2022 è docente e tutor di “Lettura della musica” presso il corso di Musica Liturgia Online (CEI). È attualmente organista presso la parrocchia di Casale sul Sile (TV) dopo diverse esperienze come responsabile della liturgia, organista, direttrice di coro, corista, compositrice, relatrice di conferenze su musica&liturgia. Collabora con Psallite! dal 2018.

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