I canti eucaristici e la riforma del Vaticano II: 40 anni di cammino


da Mons. Antonio Parisi Stampa il Contenuto Crea file pdf del Contenuto

I canti eucaristici composti ed eseguiti nelle nostre chiese in questi ultimi 40 anni, attestano lo sviluppo della Riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II.  La mia sarà  un'analisi testuale, musicale, liturgica, pastorale, artistica. Naturalmente non prenderò in considerazione tutti i canti eucaristici composti e pubblicati in questi anni, ma analizzerò soltanto alcuni canti che, a mio parere, segnano una svolta ed indicano uno sviluppo progressivo. Sono canti che fanno intuire un percorso di approfondimento sia teologico che musicale, il tutto riferito naturalmente ai canti dell'assemblea.


I canti prima della riforma conciliare
Prendo l'avvio da un canto, diffuso e comune a tutte le comunità  della nostra Diocesi.
Era un canto eseguito a conclusione della cosiddetta serotina, cioè la benedizione eucaristica, che si svolgeva la sera all'imbrunire in questo ordine: rosario, litanie alla B. V. Maria, ingresso del sacerdote, esposizione e canto del Pange lingua, preghiera al SS. Sacramento, canto del Tantum ergo, orazione, benedizione col SS. Sacramento, invocazioni Dio sia benedetto, chiusura e canto finale.
Il canto finale fisso era il seguente:

Io mi parto da Te, parto da questo altar.
Vieni Gesù con me, solo non mi lasciar,
Vieni Gesù con me, solo non mi lasciar.   

Il testo, tutto sentimento e cuore, era intonato a voci scoperte con una melodia romantica e intima; era il canto triste del fedele innamorato che non si voleva staccare dal suo Signore.

Vorrei citare ancora alcuni esempi dei vecchi canti che evidenziano le differenze sopra descritte.

Inni e canti sciogliamo, o fedeli,
al Divino Eucaristico Re;
egli ascoso nei mistici veli,
cibo all'alma fedele si diè.
    De' tuoi figli lo stuolo qui prono,
    o Signor dei potenti, Te adora:
    per i miseri implora perdono,
    per i deboli implora pietà .
O Signor, che dall'Ostia radiosa,
sol di pace ne parli e d'amor,
in te l'alma smarrita riposa,
in te spera chi lotta e chi muor.

Il testo mette l'accento sul divino re e sull'ostia radiosa; come non ricordare gli altari barocchi delle nostre chiese che si innalzavano superbi, occupando quasi tutto il presbiterio. Era tutto un disegno radioso di angeli e di santi, che incorniciavano e circondavano la presenza del tabernacolo, chiuso da una porticina di legno o d'argento.
Il richiamo all'ostia, rimanda ad una teologia del vedere e del contemplare, una spiritualità  che adorava l'ostia candida.
La musica, mette in risalto, con un ritmo binario, l'aspetto regale e innico del testo. Una melodia drammatizzata che costringeva a gridare il perdono per i miseri e la pietà  per i deboli. Naturalmente il testo era un pretesto per poter cantare una bella romanza, pieno di affetto e di commozione. Come non ricordare appunto, alla fine di una celebrazione, specie le quarant'ore o una solenne adorazione e benedizione col SS. Sacramento, alcune lacrime che cadevano, o il brivido che si avvertiva nel sentir cantare questa melodia che prendeva dal profondo del cuore tutti i presenti. 

Un altro canto era il T'adoriam:
    T'adoriam, Ostia divina,
    T'adoriam, Ostia d'amor.
    Tu degli Angeli il sopsiro
    Tu dell'uomo sei l'onor.
T'adoriam, Ostia divina,
T'adoriam, Ostia d'amor (bis).
    
    Tu dei forti la dolcezza
    Tu dei deboli il vigor,
T'adoriam…

    Tu salute dei viventi
    Tu speranza di chi muor.
T'adoriam …

Anche questo inno è tutto rivolto all'Ostia divina, dolcezza dei forti e vigore dei deboli.
Testo che non era per niente collegato al sacrificio eucaristico e all'altare, e non evidenziava per niente l'aspetto del banchetto comunitario. attraverso il quale Cristo si offre ai suoi.
Naturalmente anche la musica, melodizzava sulle parole T'adoriam ostia divina, T'adoriamo, Ostia d'amor. Era un motivo semplice che si impennava sul T'adoriam, con un crescendo melodico ed emotivo che prendeva tutti i presenti. Si cantava durante l'adorazione eucaristica. Naturalmente, quasi mai le strofe erano cantate con un testo corretto, ma ogni assemblea le tramandava all'altra, cambiando parole, trasformando accenti, interpretando alcune parole difficili con altre dall'assonanza simile.

Ancora mi piace riportare un altro testo, cantato prima del Concilio.

    Già  si rinserra l'amato Dio " lo sposo mio, l'amato Ben.
    Io già  mi parto, ma questo cuore " a voi, Signore, lo lascerò.
    Sia tutto vostro e non più mio " caro mio Dio, nol rifiutar.
    Io ho commesso il fallo mio " di me, mio Dio, abbi pietà .
    Padre mi sei, figlio ti sono, - dammi il perdono, non me lo negar.
    Pensa ed ama, anima mia, - Gesù e Maria in tutte l'or.
    Altro io non cerco da voi, Signore, il vostro amore e nulla più.

Anche per questo canto, valgono tutte le osservazioni fatte ai canti precedenti.
Eccesso sentimentalismo, mancanza di una seria teologia eucaristica, testo come pretesto su cui si cantava una melodia sempliciotta e ripetitiva. Naturalmente in un ambiente rurale e di analfabeti, il tutto funzionava a meraviglia e la fede dei semplici si nutriva abbondantemente con questi canti spirituali.

I primi canti della riforma

Va ricordato un altro canto, quasi come spartiacque fra gli anni prima del Concilio e i canti composti nei primi anni successivi:

Resta con noi, Signore, alleluia!  (Rit)
    
Tu sei il vino che germina i vergini:
    sei per i deboli il pane dei forti.

    Tu sei la guida al banchetto del cielo;
    tu sei il pegno di gloria futura.
    
    Tu sei la luce che illumina il mondo;
    tu sei ristoro alla nostra stanchezza.

    Tu sei il Cristo, sei Figlio di Dio;
    tu solo hai parole di vita eterna.

Testo molto semplice e facilmente comprensibile, ma non banale o scontato. Il recitativo delle strofe, lo rendeva abbastanza piano e comprensibile.
La musica di una cantabilità  immediata, non creava alcun problema esecutivo. La gente lo cantava tutto, strofa e ritornello, senza alcuna alternanza fra solo e tutti.

Dello stesso periodo un altro canto di comunione, semplice e facile: Dio s'è fatto come noi.

    Dio s'è fatto come noi, per farci come lui.
Vieni Gesù! Resta con noi! Resta con noi!
    Viene dal grembo di una donna, la Vergine Maria.
    Egli ci ha dato la sua vita " insieme a questo pane.
    Noi che mangiamo questo pane " saremo tutti amici.
    
Come si può osservare, anche questo testo è abbastanza semplice e di facile comprensione. Manca una presentazione teologica del mistero eucaristico, ma viene evidenziato l'aspetto diremmo sociale del pane eucaristico.
La musica invece creava dei problemi, risolti però dalla pratica esecutiva. Sul noi del ritornello, veniva eliminata una battuta; invece creava dei seri problemi la sincope della strofa (Vieni Gesù), e la progressione semitonale di resta con noi. Problemi risolti dalla pratica, eliminando la sincope e aggiustando i semitoni in autentici toni. E' un caso emblematico di come alcune figure ritmiche e alcuni intervalli complicati, non sono adatte al canto dell'assemblea.


I canti maturi della riforma
Invece alcuni dei canti eucaristici di questi ultimi vent'anni, si distinguono per una saldezza di dottrina ed un afflato di fede matura; mai una concessione ad un facile  sentimentalismo e a sdolcinature romantiche.
Partiamo dall'analizzare un canto composto circa venticinque anni fa'(Giovanni Maria Rossi,1978)
    Come unico pane
anche noi qui formiamo un solo corpo,
perché tutti mangiamo
il pane vivo di Cristo.
E' questa la vita per noi,
è questa la gioia:
il vivere uniti con Cristo
facendo la Chiesa.  
        
Cristo pane vivo, ci fa diventare Chiesa, mangiando di Lui, noi diventiamo un solo corpo. E' scomparsa l'Ostia, il testo è diventato più maturo ed evidenzia l'aspetto comunitario del mangiare Cristo.
La musica semplice, ritmicamente giovanile, porta al ritornello che chiude con una leziosità  modale, strana e originale.

Un altro canto (CEN Milano 1983) è Il tuo popolo in cammino, canto ancora in auge e conosciuto praticamente da tutte le chiese italiane.
Il testo:
        Il tuo popolo in cammino cerca in te la guida.
        Sulla strada verso il regno sei sostegno col tuo corpo:
        resta sempre con noi, o Signore.

    E' il tuo pane, Gesù, che ci dà  forza
    e rende più sicuro il nostro passo.
    Se il vigore nel cammino si svilisce,
    la tua mano dona lieta la speranza.

    E' il tuo vino, Gesù, che ci disseta
    e sveglia in noi l'ardore di seguirti.
    Se la gioia cede il passo alla stanchezza,
    la tua voce fa rinascere freschezza. 

Il pane e il vino delle prime due strofe, diventerà  nelle altre due, corpo e sangue, infine sarà  il dono. Tutta la teologia è sviluppata in maniera immediata: pane e vino, corpo e sangue per l'ardore e la forza del cammino. Stanchezza, rancore, chiusura, vengono superati dalla gioia, dall'amicizia dalla speranza e si incontrano freschezza, perdono, missione. E' tutto il popolo in cammino verso il Regno, che trova in Cristo eucarestia il sostegno sulla strada verso il regno.
E' la chiesa che canta, non il singolo cristiano, è Cristo che si dà  come dono di amore al popolo cristiano.
La musica, semplice, cantabile e immediata, mette in evidenza il cammino di un popolo che canta e prega. Le strofe in tono minore raccontano la forza del pane e del vino, del corpo e del sangue; il ritornello si apre in tono maggiore, con alcune progressioni in crescendo per facilitare il canto, poi chiude su un accordo di tonica " dominante " tonica, conclusione classica e tradizionale.
L'esperienza di venti anni di questo canto, sta a significare il successo di questo canto. Viene cantato da tutti, strofa e ritornello, la gente lo canta a memoria, e non occorre il solista per le strofe, perché ormai l'assemblea si è appropriata di questo inno e automaticamente scatta una molla e tutti cantano tutto.
I caratteri sono ben evidenti: melodia semplice e accattivante, intervalli comodi e spontanei, accompagnamento con armonie semplici e mai ricercate. Il passaggio dal minore al maggiore che rilancia sempre con grinta il ritornello. Inno in quattro quarti, comodo per un canto processionale, adatto a coinvolgere un gran numero di fedeli, crea un senso di appartenenza che quasi ti costringe a cantare.  

Un altro best-seller  è Symbolum '77 di Pierangelo Sequeri.

    Tu sei la mia vita, altro io non ho.
    Tu sei la mia strada, la mia verità .
    Nella tua Parola io camminerò
    finchè avrò respiro,
    fino a quando tu vorrai.
    Non avrò paura, sai, se Tu sei con me:
    io ti prego, resta con me.

    Credo in Te Signore, nato da Maria:
    Figlio eterno e santo, uomo come noi.
    Morto per amore, vivo in mezzo a noi:
    una cosa sola con il Padre e con i tuoi,
    fino a quando " io lo so " Tu ritornerai,
    per aprirci il Regno di Dio.

E' diventato appunto, un canto simbolo per tante comunità  parrocchiali e religiose. E' un canto il cui testo è ormai conosciuto a memoria da tutti; lo cantano con la stessa forza e intensità  sia i giovani e sia le persone adulte. C'è da dire che è un canto giovanile, scritto dal noto teologo Sequeri, appunto per i giovani; ma con un linguaggio giovane e moderno riesce a coniugare alcune fondamentali verità  della fede cattolica.
Il successo è dovuto invece alla musica che rende il testo piacevole, immediato, bello, con una melodia semplice, accattivante e immediata. Una seconda voce, abbellisce il canto, offrendo una possibilità  di una polifonia a due voci affatto difficile.

Vanno anche citati almeno due melodie del Salmo 22 Il Signore è il mio Pastore, preso dai 30 salmi e un cantico di J. Gelineau (1962) con antifona di V. Bellone e l'altro di M. Giombini (1974) con un ritornello ostinato su cui viene declamato il salmo.
Ormai appartengono al repertorio comune nazionale. Sono canti semplici e assembleari, vanno bene come canti di comunione dcurante tutti i tempi dell'anno liturgico.
Anche il salmo 41 Come una cerva anela, sempre di Gelineau, è stato cantato per molto tempo da tante assemblee liturgiche. Ancora una volta risulta vincente la cantabilità  del ritornello e l'espressività  del modulo salmodico delle strofe.

Un altro canto ha ricevuto una discreta diffusione: Mistero della Cena

    Mistero della Cena è il Corpo di Gesù.
    Mistero della Croce è il Sangue di Gesù.
    E questo pane e vino è Cristo in mezzo ai suoi.
    Gesù risorto e vivo sarà  sempre con noi.

    Mistero della Chiesa è il Corpo di Gesù.
    Mistero della pace è il Sangue di Gesù.
    Il pane che mangiamo fratelli ci farà .
    Intorno a questo altare l'amore crescerà . 

Testo profondo, teologicamente corretto, aperto all'impegno che deriva dal mistero della Cena del Corpo di Gesù. Qualche difficoltà  nel cantarlo, perché è un inno che non prevede un ritornello.

Un altro canto diffuso è Sei tu, Signore, il pane

Sei tu, Signore, il pane,
tu cibo sei per noi.
Risorto a vita nuova,
sei vivo in mezzo a noi.

Nell'ultima sua cena,
Gesù si dona ai suoi:
«Prendete pane e vino,
la vita mia per voi».

«Mangiate questo pane:
chi crede in me vivrà .
Chi beve il vino nuovo,
con me risorgerà ».

E' Cristo il pane vero,
diviso qui tra noi:
formiamo un solo corpo,
la Chiesa di Gesù.

Forma innica, con una melodia semplice e di facile cantabilità . Il testo profondo e intenso, riporta le parole di Gesù.

Riporto ancora un canto conosciuto da parecchie comunità : Pane vivo, spezzato per noi.

    Pane vivo spezzato per noi, a te gloria, Gesù!
    pane nuovo, vivente per noi, tu ci salvi da morte!

Ti sei donato a tutti,
corpo crocifisso;
hai dato la tua vita,
pace per il mondo.

Hai condiviso il pane
che rinnova l'uomo:
a quelli che hanno fame
tu prometti il Regno.

Tu sei fermento vivo
per la vita eterna.
Tu semini il Vangelo
nelle nostre mani.

Il testo collega molto bene la realtà  eucaristica con l'impegno per il Regno, per il Vangelo, per la pace. Corale con ritornello ampio e cantabile.
Infine vorrei citare alcuni corali cosiddetti del Tu, perché iniziano tutti con tale pronome, di G. Poma, sacerdote, poeta di Milano, vivente.
Il corale Tu festa della luce

Tu, festa della luce,
    risplendi qui, Gesù:
    Vangelo che raduna
    un popolo disperso.

    Tu, pane d'abbondanza,
    ti doni qui, Gesù:
    sapore della Pasqua
    nell'esodo dell'uomo.

    Tu vino d'allegrezza,
    ti versi qui, Gesù:
    fermento traboccante
    nel calice dei giorni.

    Tu, seme di sapienza,
    fiorisci qui, Gesù:
    germoglio consolante
    di nozze per il Regno.


Come si può evincere dal testo, ci troviamo di fronte ad una poesia elegante e alta; parole, immagini, costrutto, contenuti, tutto è all'insegna di un procedere letterario forte e profondo allo stesso tempo. I testi di Poma, conducono alla meditazione e riflessione; uniscono un alto sentire poetico con un contenuto biblico-teologico sempre presente nel verso poetico. Sono testi che possono benissimo essere utilizzati fruttuosamente per catechesi o momenti di riflessione comunitaria.



    Cito ancora di Poma un altro corale: Tu, fonte viva

    Tu, fonte viva: chi ha sete, beva!
    Fratello buono, che rinfranchi il passo:
    nessuno è solo se tu lo sorreggi,
    grande Signore!

    Tu, pane vivo: chi ha fame, venga!
    Se tu lo accogli, entrerà  nel Ragno:
    se tu la luce per l'eterna festa,
    grande Signore!

    Tu, segno vivo: chi ti cerca, veda!
    Una dimora troverà  con gioia:
    dentro l'aspetti, tu sarai l'amico,
    grande Signore! 

Riporto  soltanto i titoli degli altri corali di Poma, vi si trovano alcune strofe di carattere eucaristico. Tu sei la mente; Tu sei come roccia, Tu percorri con noi, Tu sei vivo fuoco.


I canti eucaristici nella diocesi di Bari-Bitonto

Per concludere questo percorso, vorrei riportare alcuni canti eucaristici che hanno segnato il cammino liturgico-musicale della nostra chiesa locale di Bari-Bitonto, canti lanciati poi a livello nazionale, attraverso la pubblicazione delle edizioni Paoline.
E venne il giorno

    E venne il giorno di aprire le braccia,
    d'incatenare la morte alla croce:
    durante una cena, il Figlio dell'Uomo
    ai peccatori consegna se stesso.

    «Ecco il mio corpo, prendete e mangiate;
    ecco il mio sangue, prendete e bevete.
    Perché la mia morte vi sia ricordata
    farete questo finchè io ritorni».
    
    Ormai non temiamo la sete o la fame:
    si fa nostra carne il corpo di Cristo,
    e quando portiamo la coppa alle labbra
    sentiamo il gusto d'un mondo ch'è nuovo.

    Banchetto pasquale, dove il cibo è Dio,
    segno d'amore, fermento d'unione:
    tutti gli uomini, nati dall'alto
    trovano i beni del regno futuro.


Il testo presenta tutta la teologia eucaristica, dalla cena alla croce. Banchetto pasquale che diventa segno d'amore e di unità ; pane divino che ci dà  il gusto di un mondo nuovo.
La musica, con un ritmo ternario aiuta la contemplazione del mistero eucaristico. Dopo il canto delle strofe in re minore, c'è l'esplosione del re maggiore del ritornello che prende tutta l'assemblea in un fremito intenso e profondo. E' un canto ormai pubblicato in vari repertori italiani, cantato da parecchie comunità ; la gente se ne è appropriata e anche in mancanza di un animatore, lo intona dall'inizio alla fine, ricordando le varie strofe a memoria.
    Un altro canto diffuso e conosciuto in Italia è Pane di vita.

    Pane di vita tu sei, o Signore,
    pane del cielo che nutre il cammino;
    noi che veniamo alla mensa del regno
    oggi con fede annunciamo il mistero.

    Questo è il mio corpo: prendete e mangiate;
    questo è il mio sangue: prendete e bevete;
    voi che accogliete la mia parola
    della mia vita in eterno vivrete.

    Siamo il tuo corpo che vive nel tempo,
    ma non ci basta l'intero universo;
    Cri sto Signore, tu sei nutrimento,
    placa la fame di gioia e d'eterno.

E' un corale ampio e meditativo, dalla melodia suadente e delicata. Il popolo se ne è appropriato, è entrato nel repertorio comune delle nostre comunità . Non comporta alcuna difficoltà  esecutiva, ed il testo fa riferimento alle parole di Gesù collegandole all'impegno del cristiano nel nostro tempo e nel mondo d'oggi.

    Un altro canto eucaristico ben conosciuto è Beato chi mangia il tuo pane
    Beato chi mangia il tuo pane
    al banchetto del cielo.
    Beato chi beve il tuo vino
    alla mensa del regno.

    Ci doni, Signore, il pane del tuo cielo
    e il vino della festa nel tuo regno.

    Ci doni, Signore, il pane della vita
    e il vino che è bevanda di salvezza.

    Ci doni, Signore, il pane dato ai figli
    e il vino della cena con gli amici.

    Ci doni, Signore, il pane del tuo amore
    e il vino della nuova alleanza. 

Il testo mette in relazione  il pane e il vino che il Signore dona ai suoi fedeli, pane della vita e vino, bevanda di salvezza. Il testo vuol sollecitare un più largo uso della comunione sotto le due specie, in modo che il credente, comunicandosi sotto le due specie, comprenda la completezza del dono divino: corpo e sangue versato per noi.
La musica della strofa in fa minore, rilancia molto bene la cantabilità  del ritornello in fa maggiore.

Vorrei ancora ricordare un altro canto molto eseguito: Manna di luce

    Da cielo sei disceso
    come manna di luce,
    in croce sei salito
    come agnello di pace:
    il tuo corpo è per noi
    il pane della vita,
    il tuo sangue è per noi
    il vino della gioia.

    Quando gelida è la terra
    e indurito il nostro cuore
    tu ci doni il tuo corpo
    e rinnovi col tuo amore.

    Quando tutto è deserto
    e il fratello uno straniero
    tu ci doni il tuo corpo
    per donare amor sincero.

    Quando l'odio e il rancore
    rende cieco ogni uomo
    tu ci doni il tuo Corpo
    e risplende il tuo perdono.


Il dono che il Signore ci fa con il suo corpo, ci mette in comunione con i fratelli, scaccia odio e rancore e fa risplendere il perdono. Molto belle e fresche le immagini del ritornello: manna di luce, agnello di pace, pane della vita, vino della gioia. La musica dolce e cantabile, aiuta a interiorizzare il momento della comunione. Il popolo esegue il ritornello con slancio e con commozione, diventa quasi una cantilena suadente e intensa.

Conclusione

Sia i testi che le musiche mettono in evidenza un percorso di approfondimento che è stato compiuto in questi quarant'anni di riforma, sia sotto l'aspetto letterario che sotto l'aspetto musicale. Siamo passati da testi infantili ed emotivi, pieni di slanci amorosi e teneri, a testi che con linguaggio poetico, affrontano la ricchezza del dato teologico e biblico. Da un io personalistico che si poneva in adorazione del suo Signore, siamo passati ad un noi comunitario che celebra le meraviglie del Signore. Da una concezione di chiesa individuale, ad una chiesa popolo di Dio. Gli ultimi testi citati, si prestano benissimo non solo per essere cantati, ma possono anche introdurre una riflessione ed una meditazione sul mistero eucaristico.
La musica evidenzia anche questo passaggio da una melodia sentimentale e quasi a se stante, ad una melodia che interpreta e rilegge il testo. Inoltre il coinvolgimento musicale di tutta l'assemblea, ragazzi, giovani e adulti, rappresenta il dato più rilevante di questi canti eucaristici. Sono i canti eucaristici di tutta l'assemblea celebrante, in cui tutti si ritrovano a casa propria, sia per la comprensibilità  del testo e sia per la cantabilità  melodica dei vari incisi musicali.
Questi canti sono una risposta alle critiche che a volte vengono rivolte alla riforma liturgica, specialmente ai nuovi canti. C'è da sottolineare con piacere, che è stato fatto un cammino di approfondimento e di ricerca; e già  l'aver individuato una quarantina di canti conosciuti a livello nazionale, può considerarsi un frutto maturo della riforma e del lavoro di tanti musicisti e animatori.
Ritengo anche positivo, il recupero effettuato da alcuni autori, nel rimettere in circolazione corali e inni dei secoli passati, anche di origine protestante, apponendovi un testo cattolico e liturgico; in questo modo si amplia la conoscenza allargandola ad altri repertori e ad altre forme musicali diverse dalla nostra forma canzone.

Non vorrei passare sotto silenzio la presenza di una buona squadra di autori di testi liturgici che hanno operato in questi ultimi decenni: Gianfranco Poma, sacerdote della diocesi di Milano; Pierangelo Sequeri, sacerdote e teologo della diocesi di Milano; Eugenio Costa, gesuita di Torino; Anna Maria Galliano, paolina; Tonino Ladisa, sacerdote della diocesi di Bari-Bitonto. Sono autori molto attenti alla destinazione rituale dei loro testi, preoccupati a vario modo di una buona cantabilità  delle loro composizioni; sempre i  n ascolto della parola biblica e influenzati anche dalla ricca tradizione della chiesa; testi ricchi di immagini e di simboli presenti nella liturgia cattolica.
Credo che questa mia ricerca, serva a dimostrare la presenza nelle chiese italiane di un corpus di canti eucaristici validi teologicamente, musicalmente corretti, liturgicamente appropriati al culto eucaristico, sia durante la messa che fuori di essa, nei vari momenti di adorazione comunitaria.
Essi attestano le tendenze e gli sviluppi della pietà  cristiana del Novecento, sotto l'aspetto liturgico, biblico, pastorale, poetico, musicale ed estetico.
Un'ultima osservazione va fatta anche sulla presenza dei vari cori o gruppi corali presenti nelle nostre celebrazioni. La scrittura a più parti, ha fatto crescere il livello musicale ed esecutivo di tanti gruppi corali; le diverse parti assegnate loro, di facile esecuzione, hanno arricchito il loro repertorio, offrendo una alternativa dignitosa ai vari mottetti in latino presenti nel loro repertorio prima della riforma.



Bibliografia
1.    Repertorio nazionale di canti per la liturgia, CEI, 2000
2.    Nella casa del Padre, editrice Elle Di Ci, Torino 1997
3.    E' bello cantare al Signore, Repertorio della diocesi di Bari-Bitonto, 1997
4.    Vari fascicoli delle edizioni Paoline
5.    Antonio Parisi, Celebriamo in Spirito e Verità , edizioni Paoline, 1992
6.    Alla cena del Signore, edizioni Paoline, 1994
7.    Cristo ieri oggi sempre, edizioni Paoline, 1996





Mons. Antonio Parisi
- consulente per la musica liturgica dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI
- direttore del Corso di Perfezionamento Liturgico-Musicale dell'ULN della CEI.
- docente presso il Conservatorio «N. Piccinni» di Bari
- responsabile diocesano della musica sacra e direttore dell'Istituto Diocesano per animatori musicali
- presidente dell'Auditorium diocesano Vallisa di Bari
- direttore del Coro Diocesano di Bari
- Ha al suo attivo numerosi canti di carattere liturgico diffusi in Italia; relatore in numerosi convegni        nazionali di settore; i suoi articoli sono pubblicati nelle riviste nazionali di carattere liturgico: Liturgia,  Rivista di Pastorale Liturgica; Rivista liturgica; Vita Pastorale.